Pojer e Sandri, Zero Infinito e i vini del futuro

A colloquio con i vignaioli trentini, in prima linea sulle sperimentazioni Piwi, cioè vitigni resistenti alle malattie funginee

10-04-2021
Mario Pojer e Fiorentino Sandri. Amici di lungo co

Mario Pojer e Fiorentino Sandri. Amici di lungo corso, fondarono l'omonima azienda agricola di Faedo (Trento) nel 1975

Mario Pojer e Fiorentino Sandri si conobbero sui banchi di scuola all’istituto enologico di San Michele all’Adige. Nel 1975 decisero di coronare l’amicizia e la passione comune fondando a Faedo (Trento) l’azienda vinicola che porta il cognome di entrambi. La dote iniziale è di un paio d’ettari vitati, ereditati da papà Sandri.

Al principio, i sogni nel cassetto e la vocazione iniziale sono più da distillatori che produttori di vino. Sfidano subito la diceria che definisce poco vocati alla viticoltura di qualità i terreni della zona. Credono subito nella viticoltura eroica e puntano su Nosiola, Müller-Thurgau e Chardonnay di montagna. I risultati sono sorprendenti, e ad essi seguono le sperimentazioni sui vitigni a bacca rossa.

Nel 2006 Pojer e Sandri cambiano rotta e iniziano a sperimentare con i cosiddetti “vini del futuro”. Decidono di investire nelle viti resistenti, nate in laboratorio, resistenti alle malattie e alle condizioni climatiche estreme. Solaris, Bronner, Johanniter, Muscaris, Souvignier Gris sono alcune delle varietà, considerate la novità vitivinicola del nuovo millennio. Sono i vini Piwi, acronimo del tedesco Pilzwiderstandfahig, cioè vino “da viticoltura sostenibile con vitigni resistenti alle malattie funginee”, incroci di uve americane, europee e asiatiche. Esemplari “super-biologici” ideali per produrre eccellenti vini sostenibili.

Pojer e Sandri hanno selezionato e messo a punto la varietà Solaris, un vitigno resistente alle escursioni termiche della zona (in inverno, in questo angolo di Trentino si arriva come niente a meno -20°C). Altro elemento interessante: queste uve contano su antidoti naturali resistenti a oidio e peronospora. «La gestione di questa vite», spiega Mario Pojer, «ci permette di azzerare i trattamenti insetticidi e fungicidi. Quando piantammo in val di Cembra, al Maso Rella di Grumes, eravamo certi di aver individuato il terroir perfetto per il Solaris. Nel 2007, a Faedo, iniziamo a fare delle prove con il Solaris e Müller su due posizione diverse».

«Parlando di questo progetto con un amico, Francesco Arrigoni, grande critico del vino, (prematuramente scomparso nel 2011, ndr), grazie alla sua lungimiranza prendiamo coraggio. Arrigoni s’innamora di varietà resistenti e durante un passaggio in cantina da noi, ci illumina. Su un campione scrisse Zero con il simbolo dell’infinito ∞, a testimoniare quanto pensasse a quello come il vino del futuro. Gli dobbiamo l’idea, il nome e ci manca molto non poterci confrontare con il suo palato».

Nel 2009 piantano 4,5 ettari, che lentamente arrivano ai 12 di oggi. «All’inizio i nostri impianti non erano autorizzati ma, poco prima della vendemmia 2013, arriva il miracolo, l’ufficialità ministeriale. Un primo millesimo che crea un bianco dai profumi dei fiori di montagna, della mela e della pesca. Una freschezza ineguagliabile». Viti piantate a 900 metri sul livello del mare. Zero pesticidi, solforosa, lieviti, chiarificanti, antiossidanti e filtraggi. Una bottiglia in vetro bianco, con tappo a corona, un vino non filtrato. Se si scuote fa apparire un colore più intenso e opaco. Un metodo ancestrale con il fondo che può essere decantato in caraffa, da chi lo preferisce limpido, oppure, semplicemente agitato prima di poterlo versare nei calici per degustare una versione più contadina.

Lo scorso anno è arrivato il rosato Cremisi 2019 che ha arricchito la collezione Zero Infinito. Qualche settimana fa, il 21 marzo 2021, primo giorno di primavera, hanno debuttato Perpetuo, la Grappa e un Aceto.

Zero Infinito Perpetuo è composto da uve Solaris, Muscaris e con prevalenza Souvigner Gris. Una vendemmia tardiva, fatta tra novembre e dicembre, vinificata con lunghe macerazioni a contatto con le bucce per avere estrazione del tannino ottenendo l’antiossidante naturale. Un vino fatto sostare per 10 anni in botti di rovere, usate in precedenza per il Brandy, con le classiche ricolmature progressive nelle annate successiva (la stessa tecnica “Soleras” dei Marsala storici). Assemblaggio perfetto delle annate dal 2009 al 2019. Un colore ambrato con riflessi ramati, luminoso, caldo. Al naso è un’esplosione di frutta secca che si ritrova nel sorso intriso di frutta tropicale, datteri e miele. A tratti si distinguono delle piacevoli note affumicate.

Interessanti anche Grappa e Aceto, entrambi da uve Solaris, con note tropicali che accomunano prodotti così diversi tra loro. Afferma Pojer: «Continuo ad assaggiare le annate 2009, 2010, 2011 e la prima annata, la 2013, e trovo vini in forma perfetta con un equilibrio sconvolgente. Solaris è una varietà ottenuta nel 1975 in Germania, stesso anno della fondazione della nostra cantina. Una coincidenza bizzarra che vedo come buon segno per le nostre scelte. È stato l’Istituto di Friburgo ad incrociare la varietà Merzling - che contiene anche del Riesling - con la Severa Zarya per Muscat Ottonel. Sono vitigni con una bella acidità».

«Da qualche tempo», conclude il vignaiolo trentino, «ci stiamo anche dedicando a sperimentazioni sulla Nosiola, con il supporto dell’Istituto di San Michele all’Adige. Con un ricercatore di Basile, Valentin Blattner, grande esperto di PIWI, siamo conducendo nuovi importanti progetti. Non possiamo ancora rivelarli». Moriamo dalla curiosità.


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