Montiano 2017: il nuovo millesimo del Merlot della famiglia Cotarella

Evoluzione e coerenza: i valori e la visione espressi da Renzo e Riccardo Cotarella trovano nuova forza nel lavoro delle figlie Marta, Enrica e Dominga e dell'enologo Pierpaolo Chiasso

16-12-2020
Il Montiano 2017

Il Montiano 2017

Oggi la famiglia Cotarella non rappresenta più solo vino, ma attraverso Intrecci, una scuola di formazione dedicata al servizio di sala a Castiglione in Teverina, in Umbria, hanno esplorato il mondo didattico con serietà e passione, ingredienti costanti nelle loro imprese.

Senza dimenticare il progetto Tellus, la fattoria didattica ideata con l’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma per bambini con disabilità che trovano a San Pietro a Montecchio un luogo formativo e di ristoro per l’anima.

Riccardo Cotarella

Riccardo Cotarella

Certamente il vino resta il fulcro aziendale che i fratelli Renzo e Riccardo Cotarella hanno trasmesso alle figlie Marta, Enrica e Dominga. Una sinergia tutta al femminile che non ha voluto innescare una rivoluzione di famiglia bensì un’evoluzione generazionale.

Marta, Enrica e Dominga Cotarella

Marta, Enrica e Dominga Cotarella

Proprio durante l’anteprima, ancora digitale causa Covid19, del Montiano 2017, è stato Riccardo Cotarella, padre di Dominga, presidente di Assoenologi e winemaker conosciuto in tutto il mondo, a raccontare la genesi di questo progetto segnato dal suo primo viaggio, nel 1988, a Bordeaux, seguendo i suggerimenti del grande critico Robert Parker. Visitò i più importanti Château di Pomerol e Saint-Emillon, e comprese, senza ombra di dubbio, come creare il suo Merlot.

Ricorda Cotarella: «Quando arrivai in quei vigneti compresi l’assioma Merlot – cultura del posto e vino. Elemento di forte riflessione che si trasformava in utopia pura pensando alle mie terre natie. Proprio da Pomerol riuscii ad avere delle gemme di quel grande vino e le innestai dove prima c’erano le vigne di Trebbiano. Quella fu davvero una rivoluzione. Anni duri, ma alla fine i risultati sono nei calici».

Da qualche tempo Pierpaolo Chiasso, enologo e braccio destro di Cotarella, crea in autonomia gli ultimi millesimi di Montiano; dal 2016 è stato impresso anche un cambio di immagine, grazie a un’etichetta più moderna, in cui il talento di Enrica si è espresso dando una veste convincente e coerente a questo grande millesimo. Un’etichetta con uno sfondo che rievoca il viaggio.

Pierpaolo Chiasso

Pierpaolo Chiasso

Sul millesimo 2017 spiega Chiasso: «La vendemmia 2017 è stata molto calda, da maggio in poi le temperature hanno raggiunto anche i 40°. Questo ci ha fatto anticipare la raccolta vendemmiale e selezionare delle uve mature. Ricordo che sono arrivati in cantine acini scottati dal sole o leggermente appassiti. La nostra cernita manuale ci ha fatto lavorare solo gli acini idonei al Montiano. Dopo la fermentazione alcolica il vino è stato posto in barrique per la malolattica con successivo riposo d’invecchiamento. I vari lotti di Montiano sono stati assemblati per proseguire l’esercizio stilistico iniziato con il millesimo 2016».

I Cotarella producono questa etichetta annualmente dal 1993, con la sola eccezione del millesimo 2003. La mini verticale che ha visto protagoniste le annate 2015, 2016 e 2017 ha svelato vini piacevoli, dai tannini più esili per il 2015 e in crescendo più evidenti, sempre senza eccessi, in equilibrio costante. La setosità dell’elemento tannico esprime speziature, ben alternate a frutta rossa, in primis lampone.

Montiano 2016

Montiano 2016

Proprio Dominga chiosa: «Come dissi a Milano nell’Hub degli amici di Identità Golose circa un’anno fa, con il Montiano 2016 si celebrava un nuovo capitolo di questo vino. Attenzione: non una rivoluzione, ma un’evoluzione, alla ricerca di un’identità. Oggi con il 2017 desideriamo dare espressione al territorio e sottolineare la coerenza con quanto la nostra generazione sta facendo per il Montiano. Pierpaolo, io e le mie sorelle, con tutto il nostro team, desideriamo far tesoro del lavoro fatto da mio padre e da mio zio Renzo e, al contempo, ci sembra coerente evolverci, senza perdere mai di vista da dove veniamo».


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