Prosecco Conegliano Valdobbiadene: imbottigliamenti fermi. «Ripartiremo»

L'analisi del presidente Innocente Nardi: «Sono ottimista per il futuro». Presentata l'annata 2019

12-06-2020
La presentazione dell'annata da parte del Cons

La presentazione dell'annata da parte del Consorzio Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene

«Un’annata normale, da vendere in un anno che di normale ha davvero poco». La battuta dell’enologo Gianfranco Zanon, che è anche Primo Maestro della Confraternita di Valdobbiadene, fa capire esattamente quale sia la situazione che sta attualmente attraversando il Prosecco Superiore Docg Conegliano Valdobbiadene.

Proprio il Consorzio di Tutela ha presentato, questa volta tramite un incontro sul web, l’annata 2019, che sta affrontando il difficile momento dell’emergenza sanitaria in Italia e quindi di una contrazione dei consumi, soprattutto nel mondo dell’Horeca.

L'attuale situazione delle vigne

L'attuale situazione delle vigne

A fare il punto della situazione è il presidente Innocente Nardi: «In questo momento ho in mente due fotografie. Da una parte le vigne, le Rive, un’immagine meravigliosa per chi viene nella nostra zona, con tutte le sfumature di verde possibile. Una suggestione unica. Dall’altra parte c’è un’altra fotografia, quella della cantina, dove ci sono al momento line di imbottigliamento ferme o molto rallentate.  Questo è un colpo al cuore, ma siamo fiduciosi e guardiamo avanti». «Il 2019 è stato molto positivo - prosegue Nardi - il migliore di sempre per volumi e valore. Il valore è aumentato dell’1,2%. E sono state superate le avversità del 2017, con le gelate che avevano segnato l’annata». Su un totale di circa 50 milioni di bottiglie, 39 sono stati venduti all’estero, mentre la grande distribuzione rappresenta circa il 39% delle vendite in Italia.

E c’è un messaggio per il futuro: «Siamo ottimisti perché stiamo lavorando sempre sui nostri valori, che sono la qualità del territorio, la qualità del viticoltura e la sostenibilità del territorio».

Le colline sono diventate patrimonio dell'Unesco

Le colline sono diventate patrimonio dell'Unesco

Su questo aspetto, il presidente Nardi si è soffermato sulla collaborazione con Symbola: «Ci stiamo battendo soprattutto per la riduzione della chimica in vigna, che è uno dei 5 pilastri della fondazione. Per diventare sostenibili è necessario lavorare sulla riduzione della Co2, sulla gestione della biodiversità, sulle risorse idriche e sul riutilizzo e il riciclo degli scarti di produzione».

Marta Battistella dell’ufficio tecnico del Consorzio ha quindi delineato l’andamento dell’annata 2019, con un inverno mite, seguito da un peggioramento tra aprile e maggio, con piogge e temperature basse, che ha determinato un ritardo iniziale dello sviluppo della pianta. La fioritura a giugno ha avuto un leggero ritardo, ma poi l’estate ha regalato belle giornate che hanno permesso una curva di maturazione ideale, con una buona acidità e un ottimo livello zuccherino.

E la conferma è arrivata dall’enologo Gianfranco Zanon: «Il 2019 è un’annata normale dopo tante annate particolari. Adesso tocca a noi: il nostro motto dal 1946, come Confraternita di Valdobbiadene, è “Dobbiamo fare qualcosa”. Ecco, oggi come allora, vogliamo far valere questo motto».

Il Consorzio ha quindi voluto fare un assaggio delle varie tipologie, tutte ovviamente dell’annata 2019, a partire dalla più secca, l’Extra Brut, una tipologia che in questo momento inizia a essere richiesta, ma che comunque rimane la più difficile. Tanto che al momento è il vino meno pronto, ancora in divenire, dove l’aromaticità della Glera stenta a uscire. Qualche tempo in bottiglia potrà permettere a questo vino di uscire alla distanza: non solo da aperitivo, ma anche da abbinamento.

I vini degustati

I vini degustati

Il Brut riesce a uscire un po’ meglio, con note floreali e fruttate. Ma sicuramente l’Extra Dry è la tipologia che meglio riesce a esprimere la potenzialità della Glera, trovando fin da subito un piacevole equilibrio in bocca e note aromatiche fresche e immediate.

Il Cartizze, invece, con i suoi 25 grammi litro di residuo zuccherino, è quello che “spinge” maggiormente sulle sensazioni olfattive, sulla parte aromatiche, con un’esplosione di frutta. Ma è anche più difficile da abbinare.


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