L'Etna dei vini: un incredibile mosaico naturale

Il presidente del Consorzio Benanti: «Siamo una nicchia d'eccellenza, raccontiamo il territorio»

05-06-2020
Etna Doc

Nell'incontro con il Consorzio Tutela Vini Etna Doc è stato spiegato il valore del territorio etneo

L’Etna è un incredibile mosaico naturale. Anche, anzi soprattutto, da un punto di vista vitivinicolo. Una diversità da raccontare, prima di tutto, ma anche da mostrare nel bicchiere, nei singoli vini che arrivano da questa terra meravigliosa.

Quello organizzato dal Consorzio di Tutela Vini Etna Doc è stato un incontro che ha voluto dare un quadro complessivo di questa terra, una «nicchia di eccellenza», come l’ha definita il presidente Antonio Benanti.

Il presidente del Consorzio Antonio Benanti

Il presidente del Consorzio Antonio Benanti

«Abbiamo una superficie di circa mille ettari vitati, appena superiore all’area del Barbaresco – ha spiegato Benanti - per una produzione di circa 4,3 milioni di bottiglie, con un incremento di circa il 20% rispetto all’anno precedente. Ma quello che ci preme evidenziare è la grande varietà di questo territorio, che arriva fino a mille metri di altitudine. In pratica sono vini di montagna a una latitudine mediterranea. E poi abbiamo una grande eterogeneità di suoli, dalla sabbia fino alla pietra lavica, determinata anche dalle varie colate laviche. E poi abbiamo i nostri vitigni autoctoni, dal Carricante ai Nerelli».

«Facciamo vini di montagna a una latitudine mediterranea»

«Facciamo vini di montagna a una latitudine mediterranea»

Quello che vuole sottolineare il presidente Benanti, ma che è un tema caro a tutti i produttori del consorzio, è che ogni azienda vuole mostrare l’unicità di questo territorio. «È un luogo vocato, perché abbiamo tanta luce, un’ottima ventilazione e, nonostante una piovosità maggiore rispetto al resto della Sicilia, c’è un grande drenaggio del suolo. Insomma, ci troviamo in un luogo sano con una grande biodiversità».

Il mosaico, pian piano, inizia a comporsi: le tessere vanno nel loro posto e si delinea un disegno unico.

Ogni versante ha le proprie caratteristiche specifiche

Ogni versante ha le proprie caratteristiche specifiche

E poi ci sono i versanti: quello Nord, che è anche il più ampio, ricoprendo circa il 50% dell’area vitata e che ha anche un clima più rigido, e dove mette le sue radici il Nerello Mascalese, il versante Est che risulta un po’ più piovoso e dove c’è una maggiore influenza del mare, il Sud-Est, che presenta numerosi conetti eruttivi spenti e ancora influenzato da un mare che mitiga le escursioni termiche per un clima ideale per la realizzazione dei vini rossi, e infine il Sud-Ovest, area meno piovosa dove ben si sviluppano soprattutto i vitigni a bacca bianca.

Altro discorso, all’interno dei singoli versanti, riguarda le contrade: in pratica sono i piccoli pezzi di questo meraviglioso mosaico. Ognuna ha sfumature diverse, con terreni, esposizioni, venti, età delle piante differenti.

La difficoltà della viticoltura

La difficoltà della viticoltura

«Vogliamo raccontare l’Etna a partire dalla zona – sottolinea ancora Antonio Benanti – Ci troviamo di fronte a un caso particolare: il luogo, l’Etna, incide maggiormente sul vino rispetto addirittura al vitigno stesso. Il vulcano dà un’impronta precisa a ogni bottiglia».

Gli assaggi proposti dal Consorzio (due bianchi, due rosati e due rossi) non avevano intenzione di indicare quali fossero i vini migliori della zona, ma la finalità era solo “didattica”, cioè quella di dimostrare come la grande varietà annunciata a voce sia anche una realtà nei bicchieri. E così è stato.

Un'altra suggestiva immagine dell'Etna

Un'altra suggestiva immagine dell'Etna

Infine alcuni dati: nel 2019 sono stati prodotti 32.430 ettolitri di vino, di questi il rosso è circa 19mila, il bianco 9mila, il rosato (che è in crescita) 2.600. Le rimanenti parti sono di bianco superiore, di rosso riserva, di spumante e di spumante rosato.

Ma per meglio gustare questi vini, probabilmente, è meglio andare direttamente in Sicilia. All’ombra dell’Etna o meglio, come dicono gli abitanti della zona, della “Muntagna”.


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