Alla fine di un percorso sontuoso, il cameriere si avvicina al nostro tavolo da due pax e ci chiede di disporci frontalmente. Poco dopo arrivano due taglieri levigati, ognuno con una forchetta e un cucchiaio di legno. La prima regge un detonante micro-sorbetto di gin tonic, servito con polvere effervescente, meringa di ceci e resina di lentisco su una foglia di perilla.
È la Sberla, il principio dei 14 assaggi che compongono Relazioni, Gioco al Cioccolato 2026, «Un dessert composto che rende visibile come la relazione si compia appieno solo nel riconoscimento e nella cura del prossimo», è scritto su un foglio illustrato verticale che dettaglia tutte le componenti in tavola e quelle che verranno. «La Sberla è la rottura che interrompe il tuo dialogo con se stesso», precisa Massimiliano Alajmo, «una condizione sempre più comune di un mondo sempre più incline alla chiusura, sordo alla comprensione dell’altro». Un ceffone gustativo che richiama l'ospite al valore della relazione, al riconoscimento del prossimo, «l’unica via che abbiamo per sciogliere l’alienazione e il materialismo del nostro tempo».
Non è un esercizio di storytelling esperienziale o retailteinment ma l’ultimo capitolo di una saga pluridecennale in cui il cuoco padovano utilizza il cioccolato come spunto per riflettere su temi di valenza antropologica e sociale, che ci colpiscono puntualmente. «Il primo Gioco ebbe inizio nel 2002», rammenta Max, «All’epoca davamo la possibilità di chiedere in un colpo solo tutti i nostri dessert, in versione mini. Mio fratello Raffaele rimarcò che i clienti chiedevano sempre più specialità al cioccolato e così decidemmo di partire col Gioccolato. Nel tempo, abbiamo associato a ogni gioco piccoli messaggi che non danno risposte o sentenze ma invitano a riflessioni sul nostro tempo».
In 24 anni di girandole al cacao (le riassumiamo tutte in fondo a questa pagina) abbiamo assaggiato inviti ad ammettere le proprie Fragilità, Vibrazioni generate «per calare l’ospite nel respiro della materia», architetture capaci di demolire labili dogmi e false certezze, tromp l'oeil sensoriali congegnati per dare attenzione a input spesso ignorati. Strategie ludiche concepite per innescare piccole rivoluzioni interiori, come accade col cucchiaio Intro.verso, l’assaggio successivo alla Sberla dell’ultimo Gioco. È un medaglione di puntinismi deliziosi - gel di albicocca, lamponi e menta, cremosi al pino mugo e lavanda, marmellate di azuki, chicci di ribes, ganache scoppiettanti al caffè o sandalo, pralinati alle nocciole –, che rappresentano l’ultimo sguardo rivolto a se stessi prima di aprirsi alla simbiosi con l’altro.

Sopra, la Sberla, il primo assaggio del Gioco al Cioccolato 2026 (foto Andreatta)

Sotto, il cucchiaio del secondo assaggio, rivelato: si chiama Intro.verso e lo compongono 9 deliziosi puntini (foto Andreatta)
Che si realizza, appena dopo, col servizio di altre posate più piccole, legate tra loro da fili di lana che si dipartono dalla guarnizione di un vaso da cucina. I fili connettono le mani dei due commensali nell’esercizio di gustare altri 12 favolosi assaggi, da un plastico mochi di orzo e prugne al nocino a un etereo cristallo di bucce di fava di cacao, da un fresco raviolo di mora ghiacciata al pino mugo a un gommoso gelato al gianduia. Il solipsismo dell’assaggio diventa così interdipendenza del gesto, subordina il tuo assaggio a quello di chi ti sta di fronte - se siete in 2 o anche accanto, se al tavolo siedono 3, 4 o più commensali. Un garbuglio di fili che scoraggia iniziative isolate e favorisce il concerto, la reciprocità della condivisione. Un momento, per dirla con Alajmo, «In cui misuri la tua vibrazione con l’altro attraverso gli sguardi, il gioco, l’ironia». Una relazione armonica, premessa di ogni convivio in cui «Non è più importante ciò che mangi ma come lo fai, una modalità più profonda. Sentire, partecipare, capire che ogni materia è innanzitutto spirito. Scegliere la semplicità per avvicinarsi all’altro».
Sono espressioni articolate in passaggi tecnicamente laboriosi e complessi, quest’anno con un accento importante sulle consistenze spalmabili e cremose, e a tutte quelle «tensioni palatali scioglievoli che creano piccole resistenze e trattenimenti». Un lavoro profondo sull’architettura complessiva che genera strutture in bocca diversissime, con profumi travolgenti come da tradizione Alajmo. Un percorso concettuale prima che tecnico, in cammino da quasi un quarto di secolo. Con l'aiuto del libro
In.Gredienti, abbiamo cercato di riepilogare la sequenza anno dopo anno.
TUTTI I GIOCHI AL CIOCCOLATO (2002-2026)

2002 - Gioccolato
Il primo Gioco al Cioccolato risale a 24 anni fa ed era un pionieristico intreccio di materie sapide, speziate e affunicate. Ogni elemento era un omaggio a colleghi e professionisti uniti agli Alajmo da affinità elettive: Eugenio Pol, Renzo e OSvaldo Dal Farra, Gianluca Franzoni, Corrado Assenza, Paolo Parisi e Gianni Frasi

2003 - Gioccolato
«Raffaele Alajmo», leggiamo tra le pagine del libro In.Gredienti, «decise di “millesimare" ogni assaggio, il gioco divenne più deciso e il sale diede dignità ai vegetali. Melanzane, cavolfiori, tartufi, curry e sesamo si imposero evidenziando schieramenti e fratture ideologiche e gustative tra la clientela. Un dolce che “partecipava” tutti e divertiva molti»

2004 - Gioccolato
«Scomodo e ideologico, proiettava attraverso la diluizione il potenziamento del cioccolato. Gli elementi di cioccolato erano pochi, uno solo esplosivo, gli altri non così ingombranti. La delicatezza sposava la raffinatezza, il vetro stesso ne caratterizzò la stoviglia, non a caso. La sospensione leggera del cibo e la bottiglia con il biglietto arrotolato portavano il messaggio di un cioccolato insolito, disatteso, quasi etereo»

2005 - Gioccolato
«In un ristorante cinese a Tokyo ci servirono del sesamo in un mortaio di coccio dentellato. Da subito pensai al Gioccolato e affascinato dalla possibilità di far partecipare il commensale alla realizzazione del suo dolce, ne acquistai 35 pezzi. Volevo contrastare la levità dell’anno precedente con un dolce assolutamente materico. Il calore del legno e del coccio, il cornetto da pasticceria, il tessuto intriso di alcool, il cannolo da suggere, erano elementi che riportavano alla rudimentalità. Un gioco scandito in due tempi, un’interruzione congiunta dalle basi combacianti dei due supporti. La carnosità delle olive, la fibrosità della menta e la setosità del mosto cotto, conferivano naturalezza alla proposta. Un gioco interrotto, poi proseguito, vedeva trasformare ogni cliente in autore di una pietanza che andava al di là dei sapori; si ripristinava infatti un ordine di rapporto uomo-materia quasi primitivo».

2006 - Gioccadele (dedicato ad Adele, prima figlia di Massimiliano Alajmo)
«L’infanzia e la senilità attraverso un percorso di crescita che vede i due opposti non più così distanti, come se i due punti trattenessero lo stesso filo nei due possibili versanti. Tradotti in ciuccio e pipa, simboli legati al bimbo e all’anziano, si vuole evidenziare la loro somiglianza e complementarietà. La vita e il suo mistero, la fine e il suo principio»

2007 - Costrizioni
«Cioccolato, movimento, leggerezza. Un percorso di sapori e consistenze che si muovono tra elementi classici e inediti, su una precisa scala armonica del gusto. Rappresenta il tentativo ironico di uscire da forme preimpostate cioccolato, movimento, leggerezza e l'invito a cogliere, con rinnovato stupore, ogni singola espressione della vita»

2008 - Scala
«Attraverso un percorso di ricerca caratterizzato dall'utilizzo di diversi componenti - vegetali, cioccolato, vegetali, fava di cacao - si conclude con la fava di cacao nella sua forma essenziale»

2009 - Tessitura
«Si basa sulla stimolazione sensoriale multipla e simultanea (gustativa, olfattiva, visiva e tattile). I tessuti scelti sono abbinati ai singoli elementi per evidenziarne cioccolato, tessuto, tatto alcune caratteristiche»

2010 - Gioccarita (dedicata a MariaRita, seconda figlia di Massimiliano)
Mistero, Maternità, Paternità, Brivido sospeso, Tramonto liquido... Era l'anno dei "Sapori figurati e occorreva «Degustare gli elementi senza svelarne il contenuto, al fine di percepire le sensazioni e i ricordi suscitati dalle immagini»

2011 - Proiezioni
Le proiezioni si legavano al video Luce Fluida, «In cui era simboleggiato, attraverso un disegno infantile, ciò che in realtà consciamente o inconsciamente cerchiamo in una pietanza»

2012 - In&Out
Il percorso era accompagnato da un sottofondo sonoro che riprendeva la registrazione fetale del battito cardiaco di Giorgia (terzogenita di Max) e, in un secondo momento, il suono e il gusto acido erano amplificati da un flash di luce che rappresentava il momento della nascita

2013 - In.Time
All’ospite veniva chiesto di mettere i tappi alle orecchie, con di fronte due oggetti: un timer regolato al centesimo e una clessidra a caduta lentissima. Allo scadere di due minuti doveva togliere i tappi e iniziare la degustazione. Quest'approccio amplificava la differenza di come si può scegliere di vivere il tempo: nel fondo arrivavano dei suoni che “raffiguravano” elementi naturali. Le casse erano poste furtivamente sotto al tavolo, all’insaputa dell’ospite, che doveva nutrire il dubbio del vero. Il senso del Gioco: «Dilatare la percezione del tempo vivendo con profondità ogni singolo istante per poter accedere alla reale comprensione del senso»

2014 - Chocolat sur l'erbe
«Un’ironica rappresentazione di un prato sul tavolo con una serie di elementi "da giardino”: passando da un’arancia ripiena di un cocktail freddo da spremersi in bocca, ad un guscio d’uovo apparentemente vuoto da raschiare internamente per ritrovare una crema mimetizzata, a un finto sasso masticabile...». Il cameriere accartocciava la carta con le istruzioni del gioco e la gettava sul prato per dare inizio alla degustazione

2015 - Dolce Far Niente
«Attraverso alcune suggestioni divertenti si trasferiva all’ospite un messaggio di rilassatezza, istintività, puro divertimento, senza dover troppo pensare o arrovellarsi in misteriose elucubrazioni. Il non far niente in questo caso andava letto come un prendersi del tempo per godere del bello e del gioco senza caricarsi di inutili preconcetti che alla fine ci annoiano»

2016 - Foglio Bianco
«Un gioco legato all’istintività del bimbo e alla descrizione di ciò che si cerca in una pietanza. Riprende il disegno del bimbo citato nel libro "Fluidità" (2013) con gli elementi per rappresentare ciò che realmente si cerca in una pietanza»

2017 - Intro
Attraverso la chiusura di occhi e orecchie tendevamo a valorizzare in profondità l’ascolto intimo del cibo e di noi stessi. «Il rallentamento e la concentrazione diventano elementi istintivi che riportano il gusto, il tatto, l’olfatto, l’udito e non ultimi il sapore e l’immagine a uno stato di “nuova" conoscenza. Ancora una volta abbiamo la conferma che la decelerazione accellera la comprensione»


2019 - Illusione
«Un percorso con una serie di elementi che non corrispondevano esattamente a ciò che rappresentavano. Per esempio un coltello da passare sulla lingua con una finta lama stondata e nascosta da una crema spalmabili alla nocciola, un finto krapfen che nascondeva una nuvola di crema su una cialda croccante e molto sottile, un gianduiotto liquido, una finta mandorla liquida, un filo interdentale mentolato avvolto da cioccolato fondente che tratteneva alla sua estremità un cuscinetto croccante, due bicchieri di vetro con calamita nascosta che avvicinandosi si respingevano...»

2020 - Altrove
«Il gioco prevedeva di indossare per ogni area colorata una collana con un mini gomitolo del medesimo colore intriso di una fragranza speciale, realizzata da Lorenzo Danteferro. L’ospite veniva sollecitato ad andare in ascolto, chiudere gli occhi durante la degustazione per realizzare un viaggio emozionale. La parte limbica, fortemente sollecitata dal profumo e associata al colore e al gusto portava altrove, nel tempo e nello spazio. Il gioco terminava con un cucchiaio di polvere scoppiettante, coperto da un foglio d’oro, da assumere in combinazione ad un concentrato di vino passito allo zafferano e liquirizia. Il nettare veniva servito in un bicchiere con una campanella (che regalava un suono gentile) e un piccolo gomitolo intriso di Olibanum che l’ospite avrebbe portato al termine del piccolo viaggio»

2024 - Fragilità
Dopo 4 anni e una pandemia di mezzo, torna il Gioco al Cioccolato con una riflessione sulle nostre debolezze, considerate come punto di forza. Leggi qui (foto Andreatta)

2025 - Labbralinguadentipalato
Al centro dell'attenzione arrivavano le sensazioni tattili orali: untuosità, astringenza, piccantezza, pungenza, effervescenza... (foto Sergio Coimbra)

2026 - Relazioni
Il Gioco al cioccolato in carta ora (foto Andreatta)