5 Sensi di De@esi, che cena quella sera

L'evento benefico bolognese, organizzato da Agostino Iacobucci, si è chiuso con una cena di gala da ricordare

21-05-2017
Alcuni dei cuochi che hanno cucinato domenica scor

Alcuni dei cuochi che hanno cucinato domenica scorsa alla cena di gala dell'evento benefico bolognese “I 5 Sensi” per De@esi, associazione che realizza progetti che favoriscono, promuovono e potenziano le esigenze lavorative e la vita familiare delle persone con bisogni speciali nella vita quotidiana (foto Andrea Moretti)

La disabilità è una condizione che costringe gli "abili" a fare i conti con i propri limiti. E spesso il limite più grosso è quello di vedere limiti dove altri scorgono possibilità. Illuminanti, in tal senso, le parole del compianto professor Nicola Cuomo - docente di Pedagogia Speciale all'università di Bologna - che, a colloquio con Salvatore Cucinotta, lo rimbrottò: "Invece di concentrarsi su ciò che suo figlio non sa fare, pensi a quello che può fare!". Da quel momento Cucinotta, membro dell'associazione De@esi, si è impegnato a divulgare il messaggio del professore con l'obiettivo di aiutare famiglie come la sua a trasformare i limiti dei loro figli in opportunità, offrendo la prospettiva di una vita quanto più autonoma possibile a ragazzi con ritardi psico-cognitivi.

Già dallo scorso anno, lo chef Agostino Iacobucci ha pensato a come potesse contribuire a questo progetto: e ha ideato dunque un evento benefico, 5 Sensi appunto, al culmine del quale si è tenuta, domenica scorsa, una grande cena di gala a Palazzo Re Enzo, nel cuore di Bologna. Per l'occasione, lo chef ha radunato una schiera di colleghi da far tremare i polsi ai gourmand più bellicosi e, assistito da Paolo Vizzari, per la prima volta ha scelto di coinvolgere anche professionisti del servizio, chiamando a raccolta i maître e i sommelier di alcuni fra i più importanti ristoranti d'Italia.

Ai fornelli si sono avvicendati (collaborando amichevolmente) Anthony Genovese, Mauro Colagreco, Riccardo Monco e Annie Féolde, Nino di Costanzo, Gino Fabbri, con il contributo a distanza di Enrico Crippa. In totale, 11 stelle Michelin e un numero imprecisato di riconoscimenti che, ai frequentatori delle guide, qualche fibrillazione l'avranno certamente causata.

In sala - ed è questa la vera novità - un parterre di professionisti di pari livello, tra cui Alessandro Tomberli (Enoteca Pinchiorri), Pierluigi Portinari (La Peca), Matteo Zappile (Il Pagliaccio), Nicola Dell'Agnolo e Alberto Piras (Il Luogo di Aimo e Nadia), Francesco Cioria (San Domenico), Alfredo Buonanno (Kresios), Giancarlo Camanini (Lido 84), Elisa Bellavia (Christian e Manuel Costardi), Massimo Mazzucchelli (Marconi), Giuseppe Sportelli (Sotto L'Arco), Piero Pompili (Il Cambio), Giada Eleonora Berri (Antica Trattoria di Sacerno), Achille Sardiello (Pipero) ed Ernesto Caputo (Una Modena hotel), con il supporto di alcuni collaboratori dei rispettivi ristoranti.

Agostino Iacobucci, regista dell'evento, con Mauro Colagreco del Mirazur di Mentone (Francia)

Agostino Iacobucci, regista dell'evento, con Mauro Colagreco del Mirazur di Mentone (Francia)

Senza dimenticare il partner beverage della serata, Terra Moretti Distribuzione, che ha messo a disposizione gratuitamente i vini serviti durante la cena: Bellavista Satèn 2011, Bellavista Nectar, Petra 2011, Contadi Castaldi Satèn 2009, Contadi Castaldi Pinodisé.

Ravioli di pollo, Fave e Taccole; Ostrica e declinazioni di Pera Williams; Risotto ai pistilli di Zafferano, Gamberi Rossi, Nervetti di Vitello e Liquirizia; Agnello ripieno di Parmigiana di Melanzane; Bavarese agli Agrumi e Torta di Nocciole: questi i piatti che abbiamo visto prendere forma sul chilometrico pass e abbiamo avuto il piacere di raccontare ai nostri ospiti. Lascio a chi era seduto a tavola il racconto degli stessi, ineccepibili alla vista e inebrianti al naso, ma inaccessibili al gusto per noi che, orgogliosamente, li abbiamo serviti (se si esclude qualche assaggio furtivo, tra un'uscita e l'altra).

Immaginare un ristorante con 100 coperti, 6 executive chef, un numero imprecisato di "commis" di lusso (tra cui lo stesso Iacobucci) e 21 tra maitre e sommelier, per una cena della durata di 108 minuti dall'antipasto al caffè, è una faccenda che ha quasi dell'utopia, come una sorta di eden della ristorazione. E i visi sorridenti, curiosi e soddisfatti degli ospiti, durante e dopo la serata, ne sono certamente la conferma.

Collaborare con questo “dream team” e prendere parte a un servizio del genere è di certo la cosa più stimolante e divertente che mi sia capitata negli ultimi tempi, professionalmente parlando. E “divertente” è forse la parola che meglio rappresenta la serata di domenica, che è stata prima di tutto una festa: per chi l'ha realizzata, per gli ospiti che ne hanno goduto, e per tutti i ragazzi ai quali è stata dedicata. Un'occasione per mettere la propria professionalità e le proprie energie al servizio di una causa bella, fresca, positiva. E anche un'opportunità per ritrovarsi a parlare - e fare - ristorazione di qualità in un clima conviviale e gioioso.

Se è vero che tanti fuoriclasse, uniti, non fanno necessariamente una grande squadra, è vero che gli stessi, animati da nobili propositi, sono in grado di fare grandi cose insieme, dimostrando che molti limiti sono il frutto bacato delle nostre paure e possono essere convertiti in feconde opportunità.


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