Diego Vitagliano, il "D10" della pizza partenopea, condivide con il campione argentino a cui il soprannome allude un percorso partito dal basso. I primi passi nel mondo della pizza li ha mossi come rider per la storica Carmenella: è lì che ha scoperto la passione per quest'arte, sviluppando poi una visione personale. Pioniere degli impasti indiretti, delle farine alternative alla 00, dell'alta idratazione e delle lievitazioni prolungate, Vitagliano ha dato vita a una pizza moderna, fedele alla tradizione ma sorprendentemente leggera.
Nelle varie sedi del suo locale (Napoli centro, Bagnoli, Pozzuoli, Roma) si esplora un universo di abbondanza: nell'edizione 2026 della nostra Guida di Identità Golose alle Pizzerie d'Autore ce lo racconta Alessandro Lucassino, classe 1991, toscano di Follonica, allievo di Alain Ducasse, che dal 2024 è alla guida del ristorante Alain Ducasse all'hotel Romeo di Napoli.

Arrivare a Napoli da chef è un po’ come per un pittore varcare le porte degli Uffizi. Ti senti piccolo davanti alla maestosità della tradizione, e al tempo stesso stimolato, incuriosito, affamato. Sì, affamato. Perché Napoli non è solo la città del sole, del mare e della musica: è, soprattutto, la città della pizza. Quella vera, quella che ha fatto scuola nel mondo. Ed è proprio da questa premessa che inizia la mia personale caccia alla pizzeria del cuore.
Non è stato facile scegliere. Napoli è disseminata di indirizzi iconici, insegne storiche e nuove aperture pronte a lasciare il segno. Ma tra i tanti consigli ricevuti, uno nome ha continuato a tornare, sussurrato con convinzione da colleghi, amici e appassionati: Diego Vitagliano. Non la sede storica di Bagnoli, ma quella più recente nel quartiere elegante e affacciato sul mare di Santa Lucia.
Così, una sera d’inizio autunno, con il vento che profuma di salsedine e la voglia di lasciarmi sorprendere, sono andato a conoscere da vicino questo nuovo capitolo dell’universo Vitagliano.
Accoglienza e filosofia: la pizza come ricerca continua

Diego Vitagliano davanti all'ingresso di una delle sue pizzerie, quella di Roma
All’arrivo siamo stati accolti con calore e professionalità. Ci hanno fatti accomodare spiegando da subito l’identità del locale: non solo una pizzeria, ma un luogo di ricerca, di studio sull’impasto, sulle farine, sulla lievitazione e soprattutto sul valore della materia prima. La cosa che mi ha colpito è stata la presentazione dello chef pizzaiolo in persona – un gesto non scontato, che racconta molto della serietà e della passione che animano questa squadra.
Diego Vitagliano, con il suo sorriso sincero e lo sguardo diretto, ci ha raccontato brevemente la sua idea di pizza: radicata nella tradizione, certo, ma libera di evolversi, di osare, di sorprendere. È una cucina d’autore che parte dalla pizza, la studia, la destruttura, la ricostruisce.
Il menu degustazione: un viaggio sensoriale tra ricordi e provocazioni
Abbiamo scelto il menu degustazione, accompagnato da una selezione di vini pensata per valorizzare ogni portata. Una scelta felice: sei tappe di gusto che ci hanno condotto per mano dentro la visione creativa di
Vitagliano. Il percorso si è aperto con una reinterpretazione della classica frittatina di pasta napoletana. Una croccante corazza dorata racchiudeva un cuore cremoso, bilanciato, dove la croccantezza dell’esterno si sposa con una sapidità controllata e una struttura ben pensata. È stato il primo indizio che non si trattava di una semplice degustazione, ma di un racconto.
Ma sono state due pizze, in particolare, a restare impresse nella mia memoria. La prima, una Marinara sbagliata, è stata quasi una provocazione alla tradizione. Un impasto perfetto – idratato, alveolato, profumato – servito con un leggerissimo pesto all’aglio orsino. L’effetto è stato sorprendente: un’esplosione di profumi che accarezzano il palato senza aggredirlo; un equilibrio tra l’acidità del pomodoro e la freschezza verde e balsamica dell’aglio orsino. Qui c’è il coraggio di chi conosce bene le regole e sa come infrangerle con intelligenza. Un gesto audace, soprattutto in una città che vive visceralmente il rapporto con la propria tradizione gastronomica.
La seconda pizza che mi ha letteralmente emozionato è stata quella con crema di zucca, salsiccia e cavolo nero fritto. Al primo morso ho avuto un vero e proprio tuffo al cuore: è stata una madeleine di Proust. Quel dolce-salato, quella croccantezza, quel contrasto tra la vellutata dolcezza della zucca e la rusticità della salsiccia mi hanno riportato indietro nel tempo, a quando da bambino condividevo una pizza simile con mio padre. Un ricordo personale che si è acceso con forza, inaspettato, potente.
Questo è, per me, il senso più profondo della cucina: evocare emozioni, smuovere memorie, raccontare storie senza bisogno di parole.
Tecnica, istinto e visione
La grandezza di
Diego Vitagliano sta proprio qui: nella capacità di coniugare tecnica e istinto, innovazione e rispetto. L’impasto è uno degli elementi centrali del suo lavoro: leggero, digeribile, con una lievitazione perfetta che si sente senza dominare. Ma è anche nella scelta delle farciture che emerge il lavoro maniacale sulla materia prima, la stagionalità, il gusto. Ogni pizza è una costruzione equilibrata, dove nulla è lasciato al caso. Eppure, non c’è mai ostentazione, mai voglia di stupire a tutti i costi. Si percepisce invece un grande amore per la pizza come linguaggio, come strumento espressivo.
Conclusione: una pizzeria che è molto più di una pizzeria
Uscendo dal locale, con il mare di Santa Lucia a pochi passi e il gusto ancora vivo in bocca, ho pensato che sì, avevo trovato la mia pizzeria del cuore. O almeno, una delle poche che riescono davvero a colpire nel profondo chi vive la cucina come mestiere e vocazione.
Diego Vitagliano a Santa Lucia non è solo un indirizzo da segnare in agenda: è un’esperienza da fare, un laboratorio di idee, un luogo dove la pizza continua a raccontare storie antiche con parole nuove.
E in una città come Napoli, dove il passato è sempre presente, avere il coraggio di guardare avanti con rispetto e creatività non è solo una scelta: è un atto d’amore.
Ci tornerò. E sono certo che ogni volta sarà un viaggio diverso.
LA NOSTRA SCELTA
Marinara sbagliata, con pomodoro san marzano Dop dell’Agro Nocerino-Sarnese, pesto di aglio orsino, confettura di pomodorini cannellini dei Campi Flegrei, origano del Monte Saro, olio extravergine d'oliva fruttato intenso
LA PIZZA PIÙ CREATIVA
Cor e'peperone: doppia cottura con crema di peperone giallo, carne macinata di manzo, aglio, peperone, olive taggiasche, pecorino romano, prezzemolo, fonduta di provola dei monti Latteria Sorrentina
LA PIZZA VEGETARIANA
Le 3 M, con crema di melenzane con soia, tahina, miso, provola dei monti Latteria Sorrentina, melenzane fritte, melenzane sottolio, pomodorini semidry, menta, olio extravergine d’oliva Cilento Dop
LA PIZZA SIGNATURE
Conciaciccia, con pomodorini del piennolo giallo del Vesuvio, salame schiacciata piccante, fiordilatte dei Monti, scaglie di cacioricotta cilentano, basilico riccio napoletano, olio evo fruttato intenso
PERCHÉ FERMARSI
Perché Diego Vitagliano sa esprimere il senso profondo della cucina