Mondo pizza

25-01-2026

Nuove tendenze da Giolina Milano, tra pizze vegan (da sballo) e drink no alcool

Spicchi plant based e kombucha? Funziona, come dimostrano gli abbinamenti azzeccati, pensati per la serata Forketters x Dry January, in collaborazione con Legend Kombucha e Komb(w)ine, bevanda a base di tè fermentato e mosto d'uva

Delizia assoluta da Giolina a Milano (disponibile

Delizia assoluta da Giolina a Milano (disponibile ora in carta): la pizza con crema di hummus di ceci fatta in casa, pomodorini datterini alla brace, briciole di formaggio vegano, nocciole del Piemonte IGP tostate, foglie di senape rossa e olio evo al peperoncino

Siamo costantemente invasi da nuove tendenze, alcune temibili, altre, invece, riescono a prendere piede e a portare una ventata di aria fresca a tavola, presentando delle alternative interessanti che ciascuno introduce in misura diversa.

Pensiamo al Dry January o al Veganuary, pause che ci consentono di adottare, sebbene per un tempo limitato, abitudini alimentari (ma anche sociali) inusuali, e nel caso migliore a mettere in discussione eventuali eccessi a cui esponiamo il nostro corpo, ridisegnando la nostra dieta quotidiana e il modo in cui viviamo la socialità a tavola che, finalmente, viene svincolata da un consumo obbligatorio di alcol. Dopotutto, solo quando percepiamo una scelta come un’opzione e non come privazione o costrizione, riusciamo davvero ad apprezzare qualsiasi forma di cambiamento nel nostro regime alimentare, che sia per pochi giorni, per un mese o per una vita intera.

D’altronde, non abbiamo sentito carenza alcuna nel corso della cena andata in scena qualche sera fa presso Giolina, pizzeria a Milano, parte del grandioso impero di Ilaria Puddu, che in occasione dell’appuntamento con Forketters, il progetto di social dining ideato da Anna Prandoni, direttrice de Linkiesta Gastronomica e Chiara Buzzi, food writer e imprenditrice, ha scelto di puntare su una proposta pizza 100% plant-based e drink low/no alcol, un evento realizzato in collaborazione con Legend Kombucha e Komb(w)ine. L’iniziativa fa parte dell’itinerario REBOOT (clicca qui per scoprire i prossimi appuntamenti) avviato sin dai primi giorni dell’anno per promuovere la convivialità attraverso incontri e degustazioni atti a divulgare, in chiave gioiosa e leggera, la filosofia “dry”.

Una piccola grande rivoluzione al calice

Una piccola grande rivoluzione al calice

Perfetti in tal senso gli abbinamenti pensati per la serata. A partire da Komb(w)ine, nato da una collaborazione tra il brand Legend Kombucha e Andrea Moser, enologo e manager: si tratta di una bevanda che rappresenta un’alternativa piacevole, “beverina” – e ad alto tasso di convivialità - al vino dealcolato, un prodotto completamente naturale. Difatti, non si agisce per sottrazione chimica; vengono, invece, combinati (kombine) la kombucha e il mosto d’uva non utilizzato in cantina, che fermentano senza sviluppare alcol, se non in quantità infinitesimali. Il risultato è un percepito aromatico che rispecchia quello dei vitigni selezionati: un sorso dall’ampia freschezza, croccante, con sottili note di frutta a polpa bianca e quell’acidità che rinnova il desiderio di approcciarsi al sorso.

Original blend e Dell'orto sono solo alcune delle varietà disponibili nella vastissima selezione di Legend Kombucha

Original blend e Dell'orto sono solo alcune delle varietà disponibili nella vastissima selezione di Legend Kombucha

E arriviamo alla kombucha, con un brand pioniere nella lavorazione di questa bevanda dalle numerose proprietà benefiche e dall’apporto limitato di grassi e zuccheri, ancora una volta alcol-free. L’azienda, fondata a Verona nel 2019, rappresenta una delle prime brewery italiane specializzate nella produzione di questa bibita analcolica a base di tè biologico, fermentato con una coltura di batteri e lieviti, vero toccasana per la salute se consumato nelle quantità raccomandate. Dalla leggera effervescenza, dissetante, Legend Kombucha si distingue per un approccio innovativo alla fermentazione, e un continuo lavoro di ricerca tale da offrire sapori sempre inediti e sorprendenti, che svelano di volta in volta una grande abbinabilità a tavola, dall’aperitivo, ma anche a colazione e perché no, a cena, in compagnia di una buona pizza. Parliamo di un blend di tre diverse varietà di tè verde e tè nero fermentato naturalmente: nella sua versione originale conserva una sottile nota acetica, contenuta, asciutta, che compenetra il profumo dell’impasto fumante della pizza. Deliziosa la versione Dell’orto: ne basta un sorso e si fissano sul palato i sentori balsamici e aromatici delle erbe infuse, salvia e rosmarino. Sentori in perfetta armonia con lo spicchio presentato in anteprima alla tavola di Giolina, la Caterina con crema di hummus di ceci fatta in casa, datterini alla brace, formaggio vegano, nocciole del Piemonte tostate, foglie di senape rossa e olio evo al peperoncino. L’hummus avrebbe rischiato di appiattire il morso e invece viene a crearsi alternanza nella masticazione grazie alla frutta secca tostata e, spinta ancora più decisiva, l’olio al peperoncino che scalda ciascuna fetta.

Pizza al padellino con crema di quattro pomodorini arrostiti nel forno a legna, formaggio vegano, germogli di basilico fresco

Pizza al padellino con crema di quattro pomodorini arrostiti nel forno a legna, formaggio vegano, germogli di basilico fresco

Si cambia struttura con la pizza al padellino, morso soffice, gusto italiano pieno grazie a un sugo di pomodoro corposo ottenuto da quattro pomodori arrosto, con leggeri sentori di brace, basilico fresco e formaggio vegano che apporta una spinta sapida piacevole, velluto sul palato; in questo caso si brinda con Komb(w)ine, che ritroviamo sul terzo assaggio: protagonista il carciofo, in lamelle fritte e crema, quindi carciofi alla romana, pinoli e pomodoro secco che apporta carnosità.

Pizza con crema di carciofi, carciofi alla romana, carciofi fritti, pomodori secchi, pinoli e germogli di piselli

Pizza con crema di carciofi, carciofi alla romana, carciofi fritti, pomodori secchi, pinoli e germogli di piselli

Per finire, sempre perfetta, immancabile a nostro avviso, la Angelina, meglio conosciuta come Marinara ai quattro pomodori: umami puro, perché assieme al pomodoro (o meglio, ai pomodori -datterini arrostiti, Piennolo del Vesuvio, pomodorini ciliegini semi-dry e crema di San Marzano DOP affumicato), troviamo la profondità dell’aglio nero fermentato e tutta la freschezza dell’origano.

Angelina, ovvero la Marinara ai quattro pomodori

Angelina, ovvero la Marinara ai quattro pomodori

Vegan, dry, ma soprattutto convivialità e quel piacere immenso di ritrovarsi a tavola!


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Marialuisa Iannuzzi

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Marialuisa Iannuzzi

Classe 1991. Irpina. Si laurea in Lingue e poi in Studi Internazionali, ma segue il cuore e nella New Forest (Regno Unito) nasce il suo amore per l'hospitality. Quello per il cibo era acceso da sempre. Dopo aver curato l'accoglienza di Identità Golose Milano, dal 2021 è redattore per Identità Golose. Isa viaggia, assaggia. Tiene vive le sue sensazioni attraverso le parole.

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