Siamo a Caserta, a pochi passi dalla stazione ferroviaria, in un'area che resta prossima al centro e al suo inevitabile movimento, ma che riesce allo stesso tempo a prenderne le distanze. Qui il rumore si attenua, il passo rallenta e la città sembra arretrare di qualche metro. È in questo equilibrio tra vicinanza e separazione che prende forma La Bolla, pizzeria e ristorante, situata all'interno di Villa Maria Cristina, elegante hotel quattro stelle immerso nel verde.
Il contesto è parte integrante dell'esperienza, con il giardino, la piscina e gli spazi aperti che costruiscono una dimensione che non è solo fisica, ma anche mentale. Entrare alla Bolla significa uscire, almeno temporaneamente, dalla quotidianità; una sensazione di protezione che accompagna l'ospite fin dall'arrivo e che trova una spiegazione chiara anche nel nome del locale.
La Bolla nasce infatti dall'idea di rifugio e sospensione, come racconta
Pasquale Di Matteo, titolare e figura chiave del progetto insieme al pizzaiolo
Simone De Gregorio. Una bolla come spazio accogliente, capace di isolare senza escludere, di custodire senza chiudere. Un'immagine semplice, ma coerente, che diventa la chiave di lettura dell'intera proposta.
Da questa visione prende forma un luogo che mette l'ospitalità prima della performance gastronomica. Alla Bolla il concetto di squadra lascia spesso spazio a quello di famiglia, un'organizzazione fluida, dove i ruoli dialogano e si contaminano e dove l'obiettivo comune resta l'esperienza dell'ospite. Non una dichiarazione di principio, ma un metodo di lavoro quotidiano, necessario in una struttura articolata che comprende pizzeria, ristorante e lounge.
La pizzeria rappresenta il centro nevralgico del progetto. Il banco è a vista, ben illuminato e animato da una brigata numerosa ma coordinata, dove
Simone De Gregorio è il riferimento creativo e tecnico. Accanto a lui, lo chef
Raffaele segue le fasi finali al pass, mentre il resto della squadra si alterna tra forno e preparazioni. Il lavoro scorre con ordine e continuità, senza rigidità gerarchiche.
Simone De Gregorio è un pizzaiolo che la gavetta l'ha fatta davvero, con i diversi anni di banco alle spalle, un percorso costruito passo dopo passo che gli ha permesso di definire un'identità riconoscibile e in continua evoluzione. Le sue pizze nascono dalla tradizione e dalla cucina familiare, ma non temono incursioni più lontane. La tecnica è sempre al servizio del gusto, mai fine a sé stessa. Le preparazioni sono curate, i sapori leggibili, pensati per essere accoglienti prima che sorprendenti.
Accanto ai grandi classici, la sua interpretazione della
Marinara, proposta anche in doppia cottura, lavora su consistenze e profondità di gusto senza tradire l'identità del piatto. Tra le pizze signature,
Il capriccio di Simone rappresenta al meglio la sua visione, offrendo una rilettura personale delle ricette tradizionali, costruita su equilibrio, rispetto della materia prima e coerenza.

Marinara in doppia cottura
Il percorso del pizzaiolo trova una base solida nella figura di
Pasquale Di Matteo. Abituato a gestire grandi numeri e contesti complessi,
Pasquale porta nel progetto una visione imprenditoriale concreta e strutturata, maturata tra ristorazione ed eventi.
La Bolla, ospitata dal 2021 all'interno di
Villa Maria Cristina, cresce proprio grazie a questa complementarità tra creatività e metodo, visione gastronomica e organizzazione. Il rapporto tra
Simone e
Pasquale va oltre la semplice collaborazione professionale, è un dialogo continuo, fatto di obiettivi condivisi e di rispetto reciproco, che si riflette nella solidità del progetto e nella sua capacità di evolversi senza strappi.
Se la pizza salata resta il fulcro dell'esperienza, è però il capitolo delle pizze dolci a segnare oggi il tratto più identitario della
Bolla. In menu si chiamano
pastry pizza e sono sei; non un esercizio di stile, ma un segmento pensato come parte integrante del percorso.
Simone De Gregorio, pur senza rivendicarne la paternità, è oggi uno degli interpreti più convincenti di questo linguaggio.
L'assoluto di mela annurca, inserito anche come proposta in un percorso di degustazione, lavora sul territorio con un approccio inclusivo e misurato. La conciata gioca sull'equilibrio tra dolce e salato, mentre Come una colazione chiude l'esperienza con una lettura contemporanea del dessert in pizzeria, fatta di memoria, tecnica e leggerezza. Un lavoro coerente, che restituisce dignità progettuale anche al finale.

Degustazione di pizze dolci
Gli spazi accompagnano con discrezione questa visione, con una mise en place essenziale ma curata, un menu chiaro e ben organizzato tra pizzeria e ristorante, un servizio presente ma mai invadente. Piccoli dettagli, come l'acustica in alcune serate, restano migliorabili, senza però intaccare l'esperienza complessiva.
La Bolla si inserisce in un territorio oggi particolarmente stimolante sul piano della pizza, dove il livello medio è alto e il confronto inevitabile. La sua forza sta nel non rincorrere modelli né contrapporsi ad altre visioni, ma nel costruire un'identità autonoma, fatta di accoglienza, misura e continuità. Un progetto che cresce con coerenza, consapevole del contesto in cui opera e capace di offrire un'esperienza riconoscibile, senza bisogno di alzare la voce.