Ieri, sabato 3 gennaio, ultimo servizio all’Imago prima della chiusura per ristrutturazione, da cima a fondo, del ristorante al sesto piano dell’Hassler, iconico hotel romano a Trinità dei Monti. Il 5 stelle lusso seguirà lo stesso destino tra ben poco. L’ultimo cliente dovrà saldare il conto e uscire alle 15:30 di giovedì 8. Mentre l’intervento all’Imago è iniziato subito dopo l’ultimo dessert servito, per l’albergo devono attendere che si esaurisca la lunga teoria di prenotazioni legate all’alta stagione a cavallo del cambio di anno.
Nel sito è scritto che i lavori termineranno in tempo per riaprire tutto il 2 marzo, un lunedì, soprattutto una data altamente ottimista. Mai visto una rispettata, tanto che già adesso si parla di metà marzo, con l’imperativo di essere operativi a ridosso del 5 aprile, giorno della Pasqua 2026. Non è solo una mera questione legata al fatturato, ma anche collegata allo scenario alberghiero nella capitale in totale fermento. Apriranno dei colossi come il
Corinthia con il ristorante affidato a
Carlo Cracco, poi
Mandarin Oriental,
Rosewood e
Four Seasons, ma le novità ad almeno 5 stelle sono ben di più.
Muoversi e muoversi ancora, altrimenti vieni superato. I fratelli
Wirth,
Roberto jr e
Veruschka, hanno affidato l’Imago alle attenzioni dell’architetto
Andrea Marini Leandri e l’
Hassler a
Jacques Garcia, due certezze. Nel primo caso avremo una cucina a vista che occuperà uno spazio più ampio rispetto all’attuale, davvero angusto, che, per quanto avanzerà verso la sala, non dovrebbe togliere tavoli e coperti.
Andrea Antonini, a parte prendersi cura di chi cenerà al pass, dove finora dominava un importante specchio che sparirà, quattro clienti in tutto, avrà un rapporto visivo diretto con gli ospiti. Per conoscere le loro

Andrea Antonini e Marco Amato, lo chef dell'Imago con chi fino all'autunno 2025 è stato il restaurant manager del ristorante dell'hotel Hassler per diventarne il food&wine manager (foto Gabriele Zanatta)
reazioni, finora ha potuto contare solo su quanto gli riportavano sommelier, maître e camerieri. Cambierà pure il bar, cambierà il pavimento, dal parquet alla pietra, cambierà tutto.
E così l’hotel che conterà su una spa e una piscina nell’interrato, appena entrati sulla destra, niente più moquette nelle stanze, spazi e ristorante, il Salone Eva, chef Marcello Romano, al piano terra ripensati così come il giardino, il Palm Court, dove avverrà il cambio più evidente. Verrà infatti sostituita la grande fontana a forma di ostrica che funge da bar, struttura che tende al pacchiano e non ha mai trovato fortuna fin dalla sua progettazione.

L'Imago's pizza, la meringa di acqua di pomodoro tostata e condita con polvere di pomodoro e crema di fiorfilatte, infine una fogliolina di basilico (foto Tano Liotta)
Fatte le debite proporzioni, nell’ultimo menù di
Antonini, il 14° dal 2019 in poi, è stato tolto il solo boccone di benvenuto che ho capito, ma mai gradito: un trancio di pizza margherita piccolo così, una meringa di acqua di pomodoro bella ma senza corpo.
Proprio per i lavori al via, l’ultimo menù è quello che è durato meno. Pensato per l’autunno-inverno, è impensabile possa bypassare la stagione fredda e avere senso a primavera. Peccato perché il 2025 è stato l’anno migliore di Antonini. Classe 1991, quando nel 2019 debuttò a ridosso della pandemia, il suo talento era evidente ma tanti i dettagli da

Puntarelle, mandorle e origano
registrare. Adesso non più,
Andrea ha segnato con sicurezza la sua via, anche sbagliando. Solo gli ignoranti possono pensare di essere perfetti. Dal retro del menù: «L’errore… elemento indispensabile a ogni creazione che ambisca a un significato profondo. Distruggiamo e ricostruiamo tutto ogni sei mesi, con il solo scopo di migliorarci. L’errore… base portante dell’evoluzione».
Sbagliare, capire, imparare, crescere. E l’imprecisione è spesso a monte del servizio, dovrebbe esserlo sempre, ma più numerosi e complessi risultano le preparazioni, più è facile che la svista passi ogni maglia di

Raviolo di maiale, mele e rafano
controllo e sia servita in sala. A me è capitano con l’Agnello e patate in chiusura del primo atto, una tartare di agnello in un nido di patate, purtroppo giunta fredda. Bontà assoluta invece con un brodo di castagne tiepido; le Puntarelle, mandorle e origano; Cavolfiore, mazzancolle e aceto balsamico; Pane, “miele” e burro salato; Raviolo di maiale, mele e rafano; Lumachine di pasta, canocchie e radicchio; Astice, spinaci e burro acido; Anatra e funghi fino al quarto e conclusivo atto, quello dei dolci. Uno su tutti: Sfogliato all’arancia e gelato al Grand Marnier.

Sfogliato all’arancia e gelato al Grand Marnier
E adesso un lungo periodo di pensieri e prove in un cantiere aperto a Trinità dei Monti.