Lamberto Frescobaldi, tra Vinitaly e futuro: «Concentriamoci sul fare vino buono»

L’intervista al presidente della Marchesi Frescobaldi, appena eletto alla guida dell’Unione Italiana vini. «Il Covid ci ha insegnato a organizzarci meglio»

09-05-2022
a cura di Raffaele Foglia
Lamberto Frescobaldi è stato eletto all’unanimi

Lamberto Frescobaldi è stato eletto all’unanimità presidente di Unione italiana vini (Uiv). In questa foto è allo stand della Frescobaldi al Vinitaly, dove lo avevamo intervistato

Lamberto Frescobaldi è stato eletto all’unanimità presidente di Unione italiana vini (Uiv). Il presidente della Marchesi Frescobaldi succede a Ernesto Abbona e sarà affiancato dai vicepresidenti Chiara Lungarotti (amministratore unico delle Cantine Lungarotti) e Sandro Sartor (AD Ruffino Group e regione Emea di Constellation Brands). 

Avevamo incontrato Lamberto Frescobaldi durante i giorni del Vinitaly, lo scorso aprile: ecco il suo pensiero sulla fiera e sul futuro del mondo del vino post pandemia.

Come è andato il Vinitaly?
È stato un bellissimo Vinitaly, lo definirei di partenza e non di ripartenza. Ci sono stati tanti buoni operatori, un buon entusiasmo e soprattutto ci ha permesso di parlare di vino e non di altre situazioni molto tristi, come la questione Ucraina, e mettersi un po’ il Covid alle spalle.

Qualcuno si era posto il problema della reale utilità delle fiere. Il Vinitaly funziona ancora?
Sì, assolutamente. Sono positivo: non mi riesco a immaginare un anno senza Vinitaly. Lo abbiamo ribadito in azienda, abbiamo partecipato anche al “mini Vinitaly”, cioè la Special Edition (a ottobre 2021, ndr) dove abbiamo portato i nostri vini e abbiamo ricevuto buoni clienti.

Lamberto Frescobaldi guarda i terreni della sua azienda: «Dobbiamo pensare a fare vino buono»

Lamberto Frescobaldi guarda i terreni della sua azienda: «Dobbiamo pensare a fare vino buono»

La formula del Vinitaly è da ripensare?
Il Vinitaly è un trampolino per andare a vistare tante altre cose: per andare a visitare le Langhe, la Puglia, la Sicilia, la Toscana, tutte le regioni dello Stivale, che possono esprimere non solo dei gran bei vini, ma anche dei gran bei paesaggi, borghi incantevoli, un cibo straordinario… Non dimentichiamo la capacità attrattiva di questa fiera. Dobbiamo però sollecitare il mondo politico a migliorare gli aeroporti, di dare spazio alle vie ferrate, di dare incentivi agli hotel, per permettere di essere riqualificati, perché alcuni sono un po’ “vecchiotti”. Il pubblico oggigiorno è “viziato” da alcune zone che sono solamente turistiche, ma noi possiamo dare qualcosa in più. Però l’Italia è un paese che deve un po’ adeguarsi…

La cantina della Tenuta di Nipozzano della Frescobaldi

La cantina della Tenuta di Nipozzano della Frescobaldi

Per le aziende vitivinicole c’è il problema dell’aumento dei costi di carta e vetro, ma anche del gasolio e dei trasporti. Si dovrò alzare il prezzo in bottiglia, o ci sono altre armi a disposizione?
Non abbiamo molte armi a disposizione, oggigiorno, sono un po’ “spuntate”. Ci sono dei colossi che producono bottiglie, e anche loro sono rimasti pochissimi. Sono relativamente pochi i produttori che fanno i tappi e anche quelli che producono carta… Non abbiamo molte armi, ma possiamo organizzarci un po’ meglio, possiamo fare una programmazione più a lungo periodo, distribuita su vari mesi, in modo tale da dare ai nostri fornitori una maggiore programmazione per non dover rincorrere gli ordini, affinché possano organizzarsi. Poi siamo irrilevanti, un’azienda del vino è troppo piccola, un’azienda che compra un milione, o dieci o cento milioni di bottiglie, non spostano l’ago della bilancia. Oggi più che mai dobbiamo fare i nostri profitti pensando al vino, e non alle materie prime. La materia prima è una variabile che se aumenta di prezzo bisogna riuscire a “inglobarla” sul prezzo della bottiglia.

L'elezione a presidente della Unione Italiana vini

L'elezione a presidente della Unione Italiana vini

Covid, due anni da dimenticare. Oppure la pandemia ci ha lasciato qualche lezione?
Sicuramente abbiamo ripensato l’organizzazione dell’azienda, con un contenimento dei costi. Prima eravamo un po’ delle schegge impazzite, facevamo di tutto e di più. Ora dobbiamo fare maggiore selezione, anche se questo non farà felice molta gente. Ma il nostro mestiere rimane solo uno: quello di fare vino, e farlo sempre più buono.


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