Vini d'Italia 2018: ecco i migliori exploit secondo Grignaffini e Paolini

A colloquio con i curatori della guida de l'Espresso. Crescono Sardegna, Alto Adige e Abruzzo, ma pure molti "piccoli"

25-10-2017
Enzo Vizzari tra Antonio Paolini e Andrea Grignaff

Enzo Vizzari tra Antonio Paolini e Andrea Grignaffini, ossia i due curatori della guida I Vini d'Italia 2018 de l'Espresso

E’ stata presentata a Firenze la guida Vini D’Italia 2018 del gruppo Espresso. I suoi curatori Andrea Grignaffini e Antonio Paolini ci hanno raccontato come il loro lavoro, già dall’anno scorso, sia sempre più orientato al consumatore, con indicazioni precise su cosa bere subito, conservare o comprare; in più, una classifica di 100 vini per categoria. Quest’anno poi è nata una quarta sezione, denominata “riassaggiare”.

Cosa intendete esprimere con la categoria “vini da riassaggiare”?
Risponde Grignaffini: «Il riassaggio secondo me è la cosa più intrigante della guida 2018: i vini e il loro valore, come insegnano i francesi, dipendono in massima parte dallo loro storia che è fascino, stile di produzione e tuttavia anche garanzia dell’affidabilità dell’azienda. Solo così si comprende il terroir nell’accezione anche allargata del termine».

Grappoli di Nebbiolo

Grappoli di Nebbiolo

Tra i primi classificati una bollicina trentina, due baroli, un valdostano… Quindi bacca rossa prevalente?
«
Sì, il rosso la fa da padrone soprattutto in Italia; lo dimostra proprio la storicità delle maggior denominazioni che sono a bacca rossa, vedi nebbiolo e sangiovese su tutte».

Ci sono regioni, in questa edizione, più evolute di altre?
«Proprio in funzione dell’interpretazione dello stesso terroir, ci sono regioni indubbiamente in crescita: penso alla Sardegna, all’Alto Adige e all’Abruzzo. E non dimentichiamo tante piccole denominazioni che si stanno facendo strada a loro volta». E’ d’accordo con queste parole l’altro curatore, Antonio Paolini, che sottolinea proprio l’evoluzione dell’Abruzzo, «un’area che esprime varie sfaccettature molto intriganti, sempre in bilico tra top assoluti e vini pop, dal prezzo e dalla comprensibilità (che non vuol dire affatto banalità, ma solo la capacità di parlare molte lingue) interessanti, specie rispetto ai nuovi wine enthusiast italiani e stranieri». Il tutto, aggiunge Paolini, «tenendo presente il nostro modo di classificare i vini, che sono per noi i protagonisti assoluti, prima e più delle aziende, spesso fil rouge su cui sono impostate altre guide. Non potremmo fare altrimenti, dato che dedichiamo una delle classifiche Top 100 ai vini già pronti da bere quando esce la guida stessa».

Questo vuol dire che i vini bevibili subito sono in aumento?
«Certamente, anche tra denominazioni e tipologie fino a poco tempo fa più votate alla lunga gittata. Questo non vuol dire che i vini vivranno per forza meno, o poco tout court. Ma c'è un ingentilimento stilistico che segue indicazioni precise e riceve feedback dal mondo del consumo. Seconda impressione: in piena “bolla delle bolle”, quando cioè - inseguendo il mercato e il boom del Prosecco - si spumantizza ormai tutto e dappertutto, ci ha colpito la prova di classe e qualità, in costante crescita di finezza, delle nostre aree più classiche per il settore, su tutte Trento doc e Franciacorta. Risultano sempre più smarcate dai vecchi rischi di banalizzazione dei vini, e più difficili da contenere nei limiti numerici delle nostre classifiche. Quest'anno, proprio a riconoscimento dei progressi costanti e seguendo il nostro metodo di "peso" delle denominazioni annata per annata, abbiamo portato i vini classificati da 20 a 25. Ma fossero stati il doppio, non ci sarebbe stato da vergognarsi. Altre osservazioni: sono importanti anche i risultati complessivi  del 2012 a Montalcino, poi il recupero (merito di chi ostinatamente e coraggiosamente continua a lavorare bene) di alcune denominazioni da Nebbiolo più nordiche e "minori" sulla carta, dal Coste della Sesia ai Ghemme e al Lessona, e infine la bella prova di Sizzano, Boca e Carema, che ribadiscono le potenzialità dei loro terroir. Bene anche i Pecorino delle due sponde, marchigiana e abruzzese, e la resistenza dei Verdicchio in un’annata non facile».

Di nuovo Paolini e Grignaffini sul palco

Di nuovo Paolini e Grignaffini sul palco

Le classifiche sono sempre complesse da fare e soprattutto da sostenere per i commenti (positivi o no) che generano. Visto che parlate di commissioni d’assaggio, ma i curatori siete voi due, vi chiediamo: come si arriva al vincitore? Avete un metodo preciso di selezione?
Risponde per primo Paolini: «Facciamo una faticaccia! Ma ce la siamo cercata e voluta, intanto abolendo i capi-area e capi-regione, che sono un ancoraggio rassicurante e però anche condizionante. Poi, assaggiando sempre in team: dietro alla guida c’è davvero molto lavoro, molto impegno, molte discussioni, e la valutazione di squadra vince sempre. Noi non pensiamo minimamente di essere infallibili, bensì seri, professionali  e onesti. Per cui siamo fermamente convinti che nelle nostre classifiche - dalle top 100 a quelle di denominazione - ci siano vini di ottimo livello. Quest'anno abbiano inserito la nuova sezione Riassaggi, che copre un arco di millesimi a partire dal 1985, con conferme e sorprese. Poi, certo, spiace per chi rimane fuori dai top 100 per un’inezia, insomma coloro che si classificano, per esempio, dal posto 101 al 110. O per chi resta fuori di pochissimo dalle classifiche di denominazione… Ma il gioco è così, con piena assunzione di responsabilità da parte nostra. Come direbbe Totò: “Se il critico non critica, che critico è, abbia pazienza?”. E noi svogliamo il nostro lavoro, al meglio delle nostre possibilità, per una guida che vuole essere certo con i produttori, ma soprattutto e risolutamente per i consumatori. Nella forma e nella sostanza». Conclude Grignaffini, in estrema sintesi: «Mettersi in discussione è fondamentale, da parte dei produttori ma anche da parte della critica».

La guida è acquistabile in edicola e in libreria al prezzo di 18 euro oppure scaricando la app a 7,99 euro. Buona lettura.


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