I tre pilastri dei vini d'Alsazia: suolo, clima e uomo

Aulagnon (Civa) «Noi facciamo vini di terroir, non identificateci soltanto con i nostri vitigni»

20-10-2017

Uscire dal concetto di vitigno ed entrare in quello più ampio di terroir. Questo è il messaggio che Foulques Aulagnon, Export Marketing Manager del Civa (Conseil Interprofessionnel Vins d'Alsace) ha voluto trasmettere durante un pranzo di presentazione dei vini alsaziani al Dream Factory di Milano.

«Noi facciamo vini di terroir – ha spiegato Aulagnon – con tre fattori imprescindibili: il suolo, il microclima e l’uomo. Questa è l’Alsazia enologica e non è solo un vitigno, come il Gewurztraminer o il Pinot Bianco».

Foulques Aulagnon, Export Marketing Manager del Civa (Conseil Interprofessionnel Vins d'Alsace), insieme ad Alessandra Zaco che ne cura la comunicazione

Foulques Aulagnon, Export Marketing Manager del Civa (Conseil Interprofessionnel Vins d'Alsace), insieme ad Alessandra Zaco che ne cura la comunicazione

Durante l’incontro è stato fatto una panoramica sul mondo del vino Alsaziano. Alcuni dati possono inquadrare meglio questa splendida realtà francese, formata da circa 850 cantine. Le ultime quattro annate sono state piuttosto difficili, e la media di produzione si è attestata attorno ai 135 milioni di bottiglie, dei quali circa 35 solo di Crémant d’Alsace, cioè il metodo classico. Il 90% dei vini è bianco, poche le espressioni di rosso e pochissime quelle di rosato. Esistono 51 Grand Cru, che rappresentano circa il 4% della produzione.

Per quanto riguarda la qualità, invece, l’Alsazia è sempre stata una regione dove questo è un valore fondamentale, dalle piccole cantine fino alle grandi aziende. In questi anni, poi, sta avendo sempre maggiori consensi proprio il Crémant d’Alsace, che si sta ritagliando un ruolo come alternativa più “abbordabile” dello Champagne. La produzione è soprattutto con Pinot Bianco, Auxerrois (che in tante occasioni viene considerato proprio un Pinot Bianco), Pinot Nero, Chardonnay e anche Riesling e per disciplinare deve rimanere sui lieviti per almeno 18 mesi.

I vini in degustazione

I vini in degustazione

«Questi prodotti hanno avuto molti riconoscimenti – ha spiegato il sommelier Nicola Nebbia, che ha guidato la degustazione - perché puntano a essere vini diretti, fruttati, meno speziati, che non vogliono imitare gli altri metodo classico della Francia, ma che hanno saputo creare un proprio stile, che in questi ultimi anni ha avuto sempre un maggiore successo».

Gli fa eco Foulques Aulagnon: «Il Crémant d’Alsace è la prima Aoc in assoluto più popolare dopo lo Champagne. Sempre più riusciamo a scoprire dei Crémant più complessi ed elaborati. Alcuni anni fa abbiamo fatto una degustazione alla cieca con dei giornalisti e con alcuni rappresentanti della sommellerie francese, con 10 Champagne molto conosciuti e 10 Crémant d’Alsace e alla fine quello che è stato preferito è stato proprio un Crémant. Questo dimostra come queste bollicine vanno al di là di un vino semplice, da bere solo all’aperitivo, ma possono essere molto di più».

Il curioso "testa a testa" tra Pinot Gris e Pinot Noir

Il curioso "testa a testa" tra Pinot Gris e Pinot Noir

La degustazione, con gli abbinamenti provocatori e forse un po’ azzardati dello chef Danilo Angè, ha permesso di fare una carrellata sui vini della zona, dove è uscita, per esempio, la sapidità del Muscat “Sigillé St Etienne” di Cave de Cleebourg (ricordandosi che «in Alsazia il Muscat è sempre secco», come ha precisato Aulagnon), le spiccate differenze tra due Riesling, il “Vieilles Vignes” 2016 di Domaine du Moulin de Dusenbach e il Grand Cru Kirchberg de Barr 2015 di Domaine Vincent Stoeffler, con l’immancabile paragone ai “cugini” della Mosella. Senza dimenticare i Pinot Gris (ottimo il Lieu – di “Gorssi – Laüe” di Famille Hugel, annata 2011), un interessante Pinot Nero 2015 e i Gewurztraminer, questi ultimi abbinati al dolce.


Rubriche

In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo