L'ultimo saluto a Gualtiero Marchesi

I funerali a Milano, il tributo dal mondo della cucina. Ora la salma riposa nel cimitero di famiglia a San Zenone Po (Pv)

29-12-2017

L'addio a Gualtiero Marchesi da parte dei suoi allievi dell'Accademia

L’ultimo saluto a Gualtiero Marchesi (qui la sua storia: Addio a Gualtiero Marchesi, ci ha lasciato il Maestro della cucina italiana) è stato una cerimonia religiosa – tenutasi stamane nella chiesta di Santa Maria del Suffragio, a Milano, prima della tumulazione della salma nella cappella di famiglia, al cimitero di San Zenone Po (Pavia) - ma anche con forti connotati laici. Meglio, in cui l’aspetto rituale cattolico si è risolto nella fusione tra elemento sacro propriamente detto e la celebrazione di quello artistico che ha sempre connotato la vita del Maestro della cucina italiana.

La chiesa gremita

La chiesa gremita

C’era quindi la musica, eseguita dalla figlia Paola all’arpa e dai nipoti Guglielmo e Bartolomeo, violino e violoncello – questi ultimi avevano anche sorretto la bara all’ingresso, insieme al cognato Enrico Dandolo e all’altro nipote Michelangelo; c’erano le parole di chi ha voluto tributare il proprio addio dall’altare, e che richiamavano non tanto e non solo l’amore che il grande cuoco ha sempre dimostrato nei confronti delle sette muse, quanto come nella vita di Gualtiero tali fattori fossero strettamente commisti, inscindibili.

Santa Maria del Suffragio

Santa Maria del Suffragio

L’officiante, don Gino Rigoldi, amico della famiglia, ha colto questo richiamo: «Marchesi è in cielo e forse sorride a vederci qui riuniti. Amava la bellezza e la cura del cibo, perché la prima è un bene assoluto che completa il secondo, a sua volta capace di evocare la comunità, l’amicizia, la familiarità, l’allegria, la gioia di stare insieme. Aver insegnato la cura del cibo, che rimanda alla bellezza e alla qualità, è stato un grande merito nel percorso terreno di Gualtiero. Adesso – non voglio banalizzare – forse sta chiacchierando con Gesù Cristo di queste cose: perché per la religione cattolica la cena è sacra; la messa è nata da una cena; e l'apostolo Matteo ci ricorda i 600 litri di acqua tramutati in vino».

Ad ascoltare queste parole erano in tanti, la chiesa gremita. Abbiamo riconosciuto tra gli altri Andrea Alfieri, Peppe Barone, Pietro Leemann, Felice Lo Basso, Iginio Massari, Antonino Cannavacciuolo, Sergio Mei, Davide Scabin, Fulvio Pierangelini, Antonio Santini, Massimiliano Alajmo, Antonio Guida, Silvio Salmoiraghi, Fabio Abbattista, Giancarlo Perbellini, Gianluca Fusto, Chicco e Bobo Cerea, Ezio Santin, Claudio Sadler, Andrea Provenzani, Elio Sironi, Massimo Spigaroli, Alfio Ghezzi, Davide Oldani, Ernst Knam, Nadia Santini, Massimo Bottura, Enrico Derflingher, quindi anche Davide Rampello, Maurizio Zanella e molto altri.

I familiari accanto al feretro

I familiari accanto al feretro

Commosso, vibrante l’addio delle figlie Paola e Simona: «Caro papà, da qualche tempo mi mancava il tuo essere positivo e ottimista», ha detto la seconda tra le lacrime. E Paola: «Non so come ringraziarti per avermi sempre sostenuto. Ti ringrazio anche per avermi trasmesso l’amore per il bello e per il vero, l’essenziale. Ora desidero esprimerlo nella vita. Quante cose hai insegnato a tutti noi! Quanta determinazione e costanza! Tu avevi il coraggio di osare, di dire: e non per provocazione, ma per pura coerenza con il tuo sentire, anche quando andavi contro alle idee comuni. Pensavi con la tua testa. Tu sei stato non un interprete, ma un compositore, che ha saputo mettere in secondo piano il proprio ego e privilegiare piuttosto il contenuto. Ecco come, con te, la semplice azione del cucinare è diventata archetipo perfetto, ricordo e matrice di tutte le cose, rispetto per le nobili dinamiche dell’universo. Ti lasciamo andare serenamente, perché il tuo messaggio di vita ha impregnato ormai le nostre cellule».


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