Luca Armellino è arrivato a Firenze senza clamore, ma con un bagaglio che parla più forte dei titoli. Classe 1986, sardo, cresciuto tra le linee rigorose della cucina internazionale, da San Sebastián a Tokyo, passando per New York, uno chef dalle idee chiare che vuole parlare tramite una cucina comprensibile che non pensa a stupire, mira piuttosto a restare. È su questo approccio diretto e consapevole che Caffè dell’Oro, il bistrot con vista su Ponte Vecchio, ha deciso di puntare per la sua nuova apertura. Una scelta che segna una svolta concreta: meno estetica da cartolina, più sostanza nel piatto. Dopo una pausa e un intervento di restyling il bistrot della Lungarno Collection riapre con una proposta completamente rinnovata.

Chef Luca Armellino, l'artefice del nuovo percorso intrapreso da Caffè dell'Oro
Armellino è uno chef con un’identità costruita fuori casa e non è nuovo alla sfida di raccontare l’Italia con linguaggi diversi. Il suo curriculum attraversa città e cucine molto diverse tra loro: dal
Noma di
Rene Redzepi, passando per il
St Hubertus di
Norbert Niederkofler, fino ad arrivare al
PerSe con
Thomas Keller. È da questo percorso che nasce la sua idea di cucina: riconoscibile ma non nostalgica, locale ma senza provincialismi. Al centro c’è l’ingrediente, trattato con rispetto e senza eccessi, ma sempre con una lettura personale.

Fregola sarda con salsa allo zafferano, carpaccio di capasanta, salicornia e bottarga
Il menu, già in carta dal giorno della riapertura, mette al centro materie prime italiane di stagione. Alcuni piatti giocano sulla familiarità, la
Fregola sarda con salsa allo zafferano, carpaccio di capasanta, salicornia e bottarga, ad esempio, è un chiaro omaggio alle sue radici, altri propongono un registro più libero, come nel caso di un
Risotto alla rapa rossa e blue di bufala che punta tutto sulla coerenza cromatica e gustativa. Il
Bao al vapore con il maialino è ciò che resta della gestione precedente con chef
Antonio Minichiello. Il piatto all’apparenza semplice ma in realtà di una complessità di sapori molto interessante è un
Brodo freddo di acqua di pomodoro e sambuco con pomodorini estivi in varie consistenze. A seguire
Branzino al vapore con verdure di stagione accompagnati da maionese al wasabi e chips di alga nori che donano al piatto una grinta sorprendente. Per concludere con una nota dolce, l’evergreen da queste parti è il
Tiramisù toscano con cantuccini di Prato e gel al vin santo, servito in una tazza a forma di moka.

Brodo freddo di acqua di pomodoro e sambuco con pomodorini estivi in varie consistenze
Nessuna cucina-spettacolo, nessuna ricerca dell’effetto sorpresa: l’impatto è misurato, costruito su contrasti morbidi, dettagli tecnici e una presentazione essenziale. Nel frattempo, anche la sala è cambiata. Il bar è stato ripensato come elemento centrale dell’ambiente: non solo un punto di passaggio, ma un vero e proprio spazio di relazione, dove si può fermarsi per una colazione completa, un cocktail, un aperitivo curato. Qui la novità più interessante è “l’
Angolo del Vermouth”: una selezione dedicata, servita nella sua versione più pura, con ghiaccio e soda, pensata per un consumo quotidiano ma consapevole. Accanto, i cocktail signature e un’offerta no-alcol che intercetta un pubblico sempre più attento e selettivo.
Esteticamente
Caffè dell’Oro conserva il suo carattere: ottone, tessuti morbidi, riferimenti anni ’50, ma in una chiave meno nostalgica e più contemporanea. La vista su Ponte Vecchio fa il resto, ma il progetto evita di adagiarvisi. In sala, la direzione è affidata a
Claudia Rosati, fiorentina, con esperienza consolidata nel
Gruppo Ferragamo. Con la sua squadra, costruisce un’accoglienza solida, basata sulla conoscenza del cliente più che su frasi preconfezionate. La carta dei vini, selezionata da
Salvatore Biscotti, accompagna con discrezione la proposta gastronomica: prevalenza italiana, qualche incursione estera, attenzione alla qualità più che al nome. Con questo nuovo assetto, Caffè dell’Oro mira a posizionarsi come un indirizzo fiorentino con una propria personalità. È un progetto che chiede tempo per essere capito, ma che ha tutte le carte per costruire una clientela affezionata, locale e internazionale, che cerca cucina ben fatta, ambienti curati e un servizio preciso ma non invadente.