Osteria Miro all'Anteo di Milano: mangiare bene al cinema si può

Tre giovani volenterosi e di talento hanno messo in piedi un progetto interessante nel noto Spazio ai margini di Brera. Piatti pregevoli, savoir faire e un dehors adatto alla cene d'estate

04-06-2022
a cura di Chiara Buzzi
Enrico Maridati, Daniele Rosa e Andrea Vignali, i

Enrico Maridati, Daniele Rosa e Andrea Vignali, i 3 ragazzi dietro a Miro - Osteria del Cinema Anteo, via Milazzo 9, Milano (le foto sono di Jacopo Salvi)

Quando un giovane under 30 decide di imprendere nel mondo della ristorazione non possiamo che drizzare le orecchie ed essere subito curiosi. E mossi dalla novità e dalla gola, siamo andati di persona a provare con mano la cucina – e l’atmosfera – del nuovo progetto Miro – Osteria del Cinema. Andrea Vignali, socio fondatore insieme al ristoratore romagnolo Michele Siepi, ha deciso di ridare anima e slancio al piccolo bistrot presente dentro lo Spazio Anteo.

Se è vero che questo cinema può essere definito a tutti gli effetti uno dei simboli della cinematografia d’essai di Milano – fondato nel 1979 e progressivamente ampliatosi – è altrettanto vero che sdoganare un modello di ristorazione di qualità al suo interno è una vera e propria sfida. In termini di comunicazione, visibilità, target, orari, proposta. «Se da una parte beneficiamo dell’afflusso di clientela delle proiezioni, dall’altro lato gli orari degli spettacoli talvolta condizionano il lavoro indipendente del ristorante» ci racconta Vignali. «Oltre ai vincoli classici di un’attività di questo genere abbiamo anche quelli di una sala proiezioni. Tuttavia, abbiamo strutturato una proposta – che stiamo affinando progressivamente – che può soddisfare dall’aperitivo alla cena al dopo cena e nei weekend siamo aperti a pranzo».

Interni

Interni

Dehors (foto Andrea Bianchi)

Dehors (foto Andrea Bianchi)

Alice in Wonderland. Giardino di verdure e crumble di latte

Alice in Wonderland. Giardino di verdure e crumble di latte

Quello che negli anni Trenta era la sede della Casa del Fascio, oggi ospita il giardino estivo del ristorante, uno spazio protetto e nascosto estremamente gradevole e unico per la città. Lo stupore inziale che ci accompagna lungo il corridoio da percorrere per raggiungere l’ingresso del ristorante continua sfogliando la cocktail list, che consta di poche ricette ma particolarmente curate e coerenti.

Il menu dei piatti, presentato in una vecchia custodia da dvd, è il regno di un altro giovane Enrico Maridati (classe 1987) che tiene le redini della proposta gastronomica dall’inizio alla fine. Un percorso di studi che lo ha visto formarsi all’Alma di Colorno e, dopo una prima serie di esperienze italiane, lo ha portato a trasferirsi all’estero. Qui ha lavorato tra Amsterdam e Londra imparando le tecniche e la scuola francese, prendendo confidenza con la cucina asiatica, le loro tradizioni e l’incredibile uso delle spezie di cui l’Oriente è protagonista. Rientrato in Italia, uno dei contesti più formativi in cui ha lavorato è il mondo di Enrico Bartolini, nello specifico per i catering e gli eventi dello chef pluristellato.

Oggi lo ritroviamo responsabile di questo nuovo progetto di ristorazione, caratterizzato da un’estetica molto forte dei piatti e una discreta libertà di interpretazione. Un bel mix di piatti tradizionali e contaminazioni contemporanee, dove non mancano delle coordinate geografiche e storiche ma allo stesso tempo ci si diverte. I vegetali ci sono e con autorevolezza e dignità propria. Le porzioni sono generose – anche troppo – e ogni ricetta ricca, succulenta, golosa.

Il segreto? Da un lato, l’uso generoso del burro – come la Francia ci insegna -  e fondi di cottura, di riduzioni e di concentrati di sapori. Dall’altro, il pensiero che si possa giocare con lo storico italiano e che non si debba necessariamente rispettare un codice di abbinamento prestabilito. Ecco che la tartare di fassona c’è ma con l’ostrica una salsa al kiwi, il tuorlo pastorizzato e dello yogurt acido. La lingua di vitello va a braccetto con la papaya e la pancia di maiale è croccante sotto i denti, da mangiare col cucchiaio per raccogliere il dash e servita con una giardiniera di verdure acida al punto giusto.

La tartare con l'orecchino di perla. Tartare di Fassona, ostrica, salsa kiwi, tuorlo pastorizzato, yogurth acido

La tartare con l'orecchino di perla. Tartare di Fassona, ostrica, salsa kiwi, tuorlo pastorizzato, yogurth acido

Enter the void. Tagliatelle di verdure, burro noisette e sesamo

Enter the void. Tagliatelle di verdure, burro noisette e sesamo

Lions for Lamb. Carré d'agnello, salsa bordolese di ciliegie, crema di peperone giallo, fondo di agnello, millefoglie di patate

Lions for Lamb. Carré d'agnello, salsa bordolese di ciliegie, crema di peperone giallo, fondo di agnello, millefoglie di patate

Poi si torna in Italia, con gli Strozzapreti con genovese di coda di vitello e pecorino di fossa: un piatto avvolgente, più che riuscito e generoso in tutti i sensi. Sono inaspettati ma realizzati con tutti i crismi e divertenti i Gyoza di trota e salmerino, accompagnati da un guazzetto di pesce degno della miglior scuola. Tra i secondi: Petto d’anatra con crema di pastinaca e cioccolato bianco, kumquat e pistacchi, agnello (rosato) con salsa bordolese alle ciliegie e peperone giallo o gallinella di mare. Si termina l’esperienza con un tris di dolci che tra cioccolato, caffè, tartellette e pop corn assicurano un epilogo all’altezza.

Senza improvvisazione e senza montarsi la testa. Miro ha basi solide su cui poter crescere e un menu più che divertente. Provate a farvi stupire dalla dimensione sospesa del giardino nascosto e dalla pienezza di sapori di ogni singolo piatto. La soddisfazione è assicurata.

Miro - Osteria del Cinema
Cinema Anteo
Via Milazzo, 9
Milano
+390236589420
Prezzo medio: 50 euro
Chiuso lunedì; a pranzo aperto solo sabato e domenica (ore 12.30-15)
Orari cena: 18.30-24


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