A Portofino ora si mangia pure bene

L'operazione Pitosforo di Carlo Cracco è l'ultima in ordine di tempo nella perla del Tigullio e la più importante perché torna così a vivere un locale che ha segnato la storia del costume

09-07-2021
Carlo Cracco con il 25enne Mattia Pecis, resident

Carlo Cracco con il 25enne Mattia Pecis, resident chef di un Pitosforo appena rinato a Portofino

Portofino non è un borgo ligure da turismo mordi e fuggi, anche se dall’alba al tramonto è un continuo via vai di barche dai comuni tutt’attorno che scaricano turisti a più non posso per riprenderli quando gli stessi non sanno più cosa fare, poco in fondo, e fotografare, tantissimo. Non lo è perché la strada da Rapallo, in tutto una decina di chilometri, è stretta, piena di curve e di pericoli soprattutto per chi la percorre a piedi o in bici, cinghiali compresi che a notte fonda scendono dai boschi in cerca di cibo.

Questa perla, giusto vanto del Golfo del Tigullio, e dell’Italia intera, è un concentrato di bellezza che richiede tempo e adeguate risorse per goderselo in pieno evitando le trappole per turisti, soprattutto al bar e a tavola. Non si è mai andati lì, oltre Santa Margherita, per mangiare bene, bene per come la intendiamo noi di Identità Golose. Ma molto è cambiato negli ultimi mesi e la Langosteria nella vicina Paraggi non è più l’unica eccezione.

L'esterno del Pitosforo a Portofino durante i quattro anni di chiusura

L'esterno del Pitosforo a Portofino durante i quattro anni di chiusura

La famiglia Cerea ha aperto allo Splendido a mare, Luigi Taglienti è stato chiamato a profumare lo Splendido vero e proprio, Carlo Cracco ha rinnovato completamente il Pitosforo, telefono +39.0185.1636026, chiuso da quattro anni dopo lustri e lustri di ricchissima vita sul molo Umberto 1° proprio dove attraccano gli yacht più belli. Aperto da Marco Vinelli nel 1951, si farebbe prima a dire quali sono i pochi vip che non vi hanno mai messo piede.

Sembrano uguali, ma l'insegna ora è targata Cracco

Sembrano uguali, ma l'insegna ora è targata Cracco

Cracco gli ha cambiato pure nome, ora sarebbe Cracco Portofino, ma per tutti a lungo sarà il Pitosforo, al massimo di Cracco che lo ha inaugurato venerdì 2 luglio. Tutto molto ragionato, nessun proclama, con il 25enne Mattia Pecis resident chef, i primissimi passi compiuti quando non era ancora maggiorenne dallo stesso chef-patron in via Hugo a Milano, poi una bella esperienza da Norbert Niederkofler dal quale sarebbe tornato, lassù in Alta Badia, dopo le chiusure per pandemia se Carlo non lo avesse chiamato per affidargli il Pitosforo. Ristorante gourmet, bistrot, aperitivi e tanto sperare che, passata l’estate, i vaccini facciano il loro corso ed evitino il ripetersi di un’ondata pandemica che blocchi di nuovo il mondo.

Cracco Portofino: moscardini

Cracco Portofino: moscardini

Lo sguardo passa dai piatti che ti vengono messi sotto gli occhi al panorama che hai davanti agli occhi, le case colorate della piazzetta e del porticciolo una attaccata all’altra, il verde e le ville attorno, gli yacht a motore e quelli a vela. Da uno hanno chiamato per avere cinque pizze perché non volevano fare la fatica di scendere dal ponte, mentre da un altro, alto come una casa a tre piani l’armatore ha spedito un marinaio da Cracco e col telefonino ha scelto un tavolo per otto, distanza tra il ponte e il terrazzo sulla roccia una decina di metri. La ricchezza è anche questo.

Cracco Portofino: cotoletta di pesce spada

Cracco Portofino: cotoletta di pesce spada

E il locale è ancora ben lontano dal pieno regime, è come se stesse sostenendo il ritiro precampionato e non tutti i dettagli sono al loro posto o mancano del tutto. Ad esempio, alcune figure tra sala e cucina, cosa che obbliga a ridurre tavoli e coperti, cosa comune a tutti del resto. Però è chiaro che entri in un posto importante, con un menù degustazione da dieci portate e 195 euro, più una carta con un quindicina di altre proposte: Seasalad di seppia; Crudo di gamberi;

Moscardini in salsa di pomodoro; una brillante interpretazione delle triglie per poi arrivare a un omaggio a Milano che stupisce in un ristorante che non propone piatti di carne. In pratica una cotoletta di pesce spada, senza uovo nell’impanatura perché stona con il pescato. E ancora i Pansoti in salsa di noci, che saranno un piatto importante nel bistrot dove ci sarà più tradizione ligure che visioni dello chef.

Un ricordo vivo? Il R-amen di pesce con verdure dell’orto. Un pensiero per l’autunno: Coniglio alla ligure e tortino croccante di funghi e patate.


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