Il Conte Villa Prandone e la storia del Piceno “cenerentola del vino”: ma ora si punta al lieto fine

L’azienda di Monteprandone, nelle Marche, si presenta: «Vogliamo dimostrare la grande potenzialità del nostro territorio». Con vini di notevole personalità, come confermato anche dai nostri assaggi...

07-11-2022
a cura di Raffaele Foglia
Samuel, Walter, Emmanuel e Marina De Angelis davan

Samuel, Walter, Emmanuel e Marina De Angelis davanti all'ingresso dell'azienda

«Il nostro territorio è un po’ una Cenerentola, ma noi vogliamo dimostrare le grande potenzialità del Piceno».

Se Cenerentola, come fiaba, ha un lieto fine, i fratelli De Angelis sperano anche in questo caso che un principe azzurro, o meglio, gli appassionati di vino si accorgano del potenziale del loto territorio.

«Ci troviamo a Monteprandone, in provincia di Ascoli Piceno – racconta Emmanuel De Angelis durante un incontro online – Amilcare De Angelis veniva chiamato Lu Kont: la famiglia era effettivamente nobiliare, ma poi abbiamo perso il titolo e abbiamo ricominciato dalla terra, dalla mezzadria».

I vigneti nel Piceno

I vigneti nel Piceno

Pian piano la famiglia ha ripreso a lavorare a pieno ritmo: «Mio papà, Marino, ha riacquistato gli ettari di terreno. Ora siamo noi, quattro fratelli, che portiamo avanti questo impegno». L’azienda Il Conte Villa Prandone può ora contare su 50 ettari di vigneto, e negli anni ha continuato a rinnovare le strutture.  Oltre a papà Marino, ci lavorano i quattro fratelli Walter e Samuel, che si occupano del vigneto, Marina che si occupa della parte amministrativa, l’enologo Emmanuel, insieme alla moglie Mara Bastiani De Angelis, che cura i rapporti commerciali.

Anche il simbolo dell’azienda è stato rinnovato: il vecchio stemma è stato modificato, mantenendo comunque i tre simboli di terra, cielo e uomo. È un ulteriore segnale della voglia della famiglia De Angelis di guardare positivamente al futuro.

Foto di famiglia con il papà: Walter, Emmanuel, Marino, Marina e Samuel De Angelis

Foto di famiglia con il papà: Walter, Emmanuel, Marino, Marina e Samuel De Angelis

«Da un punto di vista delle vendite – spiegano i fratelli De Angelis – il 68% del mercato è estero, di questo Usa e Canada per il 40%, Europa per il 35%, Cina e Oceania per il rimanente 25%. Il mercato italiano si concentra a Roma e nella nostra regione. Di certo abbiamo avuto una buona spinta per le vendite dai vari premi che abbiamo ricevuto».

C’è da far conoscere una zona delle Marche non ancora particolarmente nota per la produzione dei vini. «Il nostro territorio è un po’ una Cenerentola, ma adesso il Piceno sta iniziando a venire fuori. Purtroppo qui è mancata un po’ la mentalità da parte di alcuni produttori: c’erano belle uve, bei vini, ma poi non si riusciva di venire alla scoperto. Prima c’era l’obiettivo del guadagno in breve tempo. Ora ci sono molti giovani che stanno puntando sul rilancio del territorio, a partire dall’accoglienza».

La barricaia dell'azienda

La barricaia dell'azienda

Come detto, l’azienda Il Conte Villa Prandone ha a disposizione 50 ettari di vigneti, per una produzione attuale di 280mila bottiglie annue, ma con un potenziale da mezzo milione. Per questo è stata realizzata la nuova cantina, che punta anche sulla sostenibilità, in particolare con il fotovoltaico e con l’impianto per il recupero delle acque, oltre che a un processo di riutilizzo dei materiali di scarto.

Per quanto riguarda la filosofia di produzione, come ha spiegato Emmanuel De Angelis, «utilizziamo solo l’acciaio per l’affinamento dei vini giovani, ma abbiamo anche riscoperto le antiche vasche di cemento».

Per l’occasione sono stati assaggiati tre vini rappresentativi dell’azienda. Il primo è il Navicchio 2021, Pecorino in purezza, dove è stata effettuata una criomacerazione per poi affinare in cemento per 6 mesi sulle fecce fini. «Inoltre – spiega Emmanuel De Angelis – anticipiamo la vendemmia per avere un’acidità maggiore». Ne esce un vino piacevolmente complesso al naso, dove una nota agrumata si sposa con i fiori bianchi. In bocca spicca la sapidità ed ha un’ottima beva, non escludendo una possibilità di affinamento negli anni.

Marino De Angelis durante la vendemmia

Marino De Angelis durante la vendemmia

«Marinus porta il nome di mio padre – racconta l’enologo – È un Rosso Piceno Superiore realizzato con Montepulciano al 70% e Sangiovese al 30%, con rese mai superiori ai 90 quintali per ettaro e macerazioni molto lunghe. Affinamento in legni di secondo passaggio, soprattutto barriques, per 12 mesi. La 2017, inoltre, è stata un’ottima annata per il nostro territorio».

Si tratta di un vino piuttosto ricco e strutturato, con una frutta rossa intensa e variegata, dalla ciliegia alla confettura di lamponi e more: al sorso conferma questa sua pienezza, con una buona acidità di sostegno. Ne vengono prodotte circa 40mila bottiglie.

I tre vini degustati, in rappresentanza della produzione aziendale

I tre vini degustati, in rappresentanza della produzione aziendale

Lu Kont non è solo il soprannome di Amilcare De Angelis, ma è anche il nome del vino a lui dedicato. «Le uve arrivano dal più vecchio vigneto di Montepulciano, impiantato nel 1966. Produce pochi grappoli, ma di grande espressione. Sono le ultime uve che raccogliamo, perché il Montepulciano ha bisogno di più tempo. Macerazione sulle bucce per 20/25 giorni, poi legno grande da 25 ettolitri per 12 mesi e poi ancora vasche di cemento per 15 mesi e bottiglia per 6 mesi».

Un vino intenso, dove stavolta prevalgono le note di spezie, di liquirizia e di tabacco. In bocca è consistente, pieno, generoso. È realizzato solo nelle migliori annate, in tremila esemplari.