Vietti e i singoli vigneti: sei diverse anime del Barolo

Luca Currado Vietti: «Nel 1961 siamo stati i primi a credere nella differenza tra le zone. E non ci fermiamo»

01-04-2022
a cura di Raffaele Foglia
Luca Currado Vietti con la moglie Elena

Luca Currado Vietti con la moglie Elena

Credere nei singoli vigneti, come valore aggiunto. Perché non esiste un solo Barolo, ma tante espressioni diverse di un territorio che si districa su 11 Comuni, divisi in 181 Mga, le Menzioni geografiche aggiuntive.

La famiglia Vietti è sempre stata antesignana su questo aspetto, andando certe volte in controtendenza. Il racconto è di Luca Currado Vietti, amministratore delegato ed enologo, che segue la produzione dell’azienda passo dopo passo: «Siamo al centro degli 11 Comuni della Denominazione del Barolo, davanti a Serralunga. Una volta c’erano molte meno vigne e più boschi, e c’era maggiore differenziazione anche tra le varietà nelle vigne, mentre ora c’è il quasi monopolio del Nebbiolo. Quest’ultimo aspetto è ovviamente legato a questioni economiche».

La spelndida vista sulle Langhe dal terrazzo della cantina

La spelndida vista sulle Langhe dal terrazzo della cantina

La Vietti è un’azienda storica: le prime tracce dell’attività risalgono al 1700. Ma nel 1878 i due fratelli Vietti che erano alla guida della cantina si separarono: il secondo genito diventò ingegnere e andò negli Stati Uniti. Ma poi tornò nel 1918, alla morte del fratello. «Mio bisnonno rientrò dagli Stati Uniti, ma con una mentalità meno contadina. Aveva una visione chiara di quello che doveva fare, della qualità». E andò contro corrente: «Mentre tutti estirpavano Barbera per mettere Nebbiolo, lui fece esattamente il contrario. Perché voleva fare una grande Barbera».

E poi ci fu la ricerca delle vigne migliori, che non significa che fossero quelle più vicine alla cantina. «Fare vino è come cucinare – sottolinea Luca Currado Vietti - serve una grande materia prima. Per questo bisognava selezionare le vigne buone, al posto di avere un unico grande appezzamento, anche se è più facile lavorarle se sono tutte insieme. Mio bisnonno, per questo, era chiamato il “Pazzo americano” e andava in giro a cercare le vigne migliori».

La cantina di affinamento

La cantina di affinamento

Nella storia della Vietti, poi, c’è stata un’altra grande innovazione: «Nel 1961 la nostra famiglia è stata la prima a vinificare un singolo “Cru”, il Rocche di Castiglione. Ora, invece, ci sono 181 zone, con la suddivisione avvenuta nel 2010».

Precursori del tempo, fino ai giorni nostri, e ai vini presentati in anteprima. «L’annata 2018 è stata piuttosto impegnativa, da un punto di vista agronomico – spiega Luca Currado Vietti - Nel periodo della fioritura abbiamo avuto 22 giorni su 30 con la pioggia: era necessario essere chirurgici, in vigna, per evitare i problemi di malattie. Poi è stata un’annata ottima, non troppo calda».

Uno dei vigneti "singoli": il Lazzarito

Uno dei vigneti "singoli": il Lazzarito

E nel bicchiere? Il Barolo Brunate, con una produzione di 4.400 bottiglie, l’annata 2018 si traduce con frutto e morbidezza: ciliegia, viola, leggere sensazioni di noce moscata ed erbacea. Il Cerequio (4.700 bottiglie) è una vigna acquisita proprio nel 2018. Frutta matura e spezie, ma anche mentolato, erbe officinali, molto lungo. Un vino di struttura, ma che mantiene una buona eleganza.

Il Barolo Ravera (6.400 bottiglie) è un po’ più leggiadro, sfruttando anche escursioni termiche importanti: qui c’è un tono più floreale, di gelsomino e acacia, e in bocca ha una bevibilità notevole. Il Barolo Lazzarito (8.700 bottiglie) ci porta invece nel Comune di Serralunga: tabacco, spezia dolce, cuoio, the macerato, balsamico, per una naso complesso e ricco, e poi in bocca un tannino netto e presente. Un vino che si prevede possa avere una lunghissima vita.

Il vigneto di Rocche di Castiglione

Il vigneto di Rocche di Castiglione

Il Rocche di Castiglione è il vigneto storico del 1961, dal quale si ricavano giusto 3.600 bottiglie: eleganza e verticalità, naso frutto più delicato e fiori, ma anche scorze d’arancia.

Monvigliero è la seconda novità, acquisita grazie all’investimento di dieci mecenati del mondo dell’arte, della musica e della politica, che hanno acquistato la vigna, lasciandola in mano a Luca Currado Vietti: metà delle bottiglie ricavate vanno agli investitori, le altre restano in azienda. Il vino ha un buon frutto, tra lampone e ribes, per poi essere particolarmente morbido e piacevole in bocca.

Tutte queste bottiglie si trovano sullo scaffale a circa 200 euro l’una. Del Barolo Castiglione, invece, vengono realizzate 45mila bottiglie, per un prezzo di circa 65 euro l’una.


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