Lageder, tre versioni di Pinot Grigio per sfidare il clima

L'esperimento: vinificazioni differenti, ognuno può farsi il proprio blend. Ecco come è andata

08-05-2020
Lageder Porer Pinot Grigio

La famiglia Lageder

A ognuno il proprio Pinot Grigio. L’iniziativa che ha lanciato la cantina Lageder di Magrè, in Alto Adige, e che ha coinvolto alcuni giornalisti ed esperti del settore, è sicuramente originale: tre differenti vinificazioni di Pinot Grigio da “miscelare”, per poi arrivare al blend preferito.

Lo scopo non era quello di capire “che aria tira” nella critica enologica italiana, ma è di sensibilizzare, di far capire come tutti gli anni la sfida sia quella dei cambiamenti climatici.

I tre campioni di Porer: vinificazioni differenti, a ognuno il suo blend

I tre campioni di Porer: vinificazioni differenti, a ognuno il suo blend

La spiegazione arriva proprio da Clemens Lageder: «Credo che l’unicità dell’Alto Adige sia la nostra diversità. Da un punto di vista geologico, siamo proprio nel cuore delle Dolomiti, pertanto troviamo sia terreni calcarei di origine dolomitica che terreni vulcanici. La particolarità qui riguarda anche la diversità verticale. I vigneti dell’Alto Adige sono situati tra i 250 e i 1300 metri sopra il livello del mare».

Ma l’obiettivo in questi anni è affrontare con intelligenza le modifiche del clima. «Il cambiamento climatico è una sfida costante e facciamo sempre più fatica a mantenere la freschezza e la giusta acidità nei nostri vini. Trenta anni fa l’obiettivo era, all’opposto, quello di raggiungere abbastanza gradi zuccherini, oggi invece la sfida consiste nell’ottenere la freschezza e l’acidità dei nostri vini in una maniera naturale».

I vigneti della famiglia Lageder in Alto Adige

I vigneti della famiglia Lageder in Alto Adige

E per questo nasce l’esperimento sul vino Porer, il Pinot Grigio in purezza: «Si tratta di una varietà particolarmente soggetta alla sfida del cambiamento climatico, poiché per natura possiede poca acidità. Sappiamo che in viticoltura le soluzioni per ovviare alla sfida del clima sono diverse. Alcune possono consistere nel fatto di piantare le vigne più in alto o di anticipare la vendemmia, ma noi vogliamo focalizzarci però sull’approccio che adoperiamo in cantina, dove abbiamo implementato tre diverse tipologie di vinificazione».

«Tre sono le componenti principali: la prima, definita vinificazione classica, viene pressata direttamente e dopo la sedimentazione statica viene travasata in botte di legno dove effettuerà la vinificazione spontanea. Il vino resterà in contatto con le fecce di fermentazione fino al momento del taglio. La seconda componente è il risultato che prevede il contatto con le bucce per una notte per poi fermentare spontaneamente. La terza componente deriva da fermentazione sul grappolo intero senza diraspatura e senza pigiatura in percentuale variabile dal 10% al 30%, con contatto dopo la fermentazione su raspi e bucce per un totale da 5 a 8 mesi».

Alois Lageder con il figlio Alois Clemens

Alois Lageder con il figlio Alois Clemens

Qui nasce il test, l'esperimento: le tre componenti sono state inviate singolarmente e ognuno poteva creare il “suo” Porer. Attualmente le percentuali dei rispettivi stili di vinificazione nell’assemblaggio si aggirano attorno al 70% per la vinificazione classica, 20% con la vinificazione dopo una notte sulle bucce, e 10% per la componente da grappoli interi. Percentuali che poi variano di anno in anno. «L’idea che sta dietro all’assemblaggio di queste componenti consiste nel trovare, in maniera naturale, il modo per aumentare la freschezza».

Il terzo campione, quello più estremo, è anche quello che ci ha conquistato di più: un eventuale suo imbottigliamento da solo potrebbe trovare un interessante numero di estimatori, anche se sarebbe un prodotto di nicchia. E probabilmente l’azienda Lageder dovrebbe trovargli un nome differente: chi è abituato ad acquistare il Porer, ha in mente un vino molto diverso. Commercialmente, quindi, è giusto trovare un giusto equilibrio tra le parti, per avere un prodotto che possa maggiormente avvicinarsi al gusto dei clienti e che, d’altra parte, riesca a mantenere quella componente di freschezza ricercata con forza dalla famiglia Lageder.

«La sensazione di freschezza – conferma Clemens Lageder - si ottiene soprattutto attraverso la terza componente rimasta in contatto con i grappoli interi, dove grazie alla presenza degli steli, viene conferito un accento particolare innalzando l’acidità. Ogni anno ci dedichiamo al tema del clima, cerchiamo di capirlo per poter poi interagire in cantina con l’obiettivo di aumentare la percezione della freschezza. La componente fenolica gioca un ruolo fondamentale e in un certo senso rappresenta la spina dorsale del taglio finale».

Personalmente, la maggiore presenza della terza componente, fino anche a un 25% contro l’attuale 10%, è una soluzione convincente, abbassando di conseguenza la parte dedicata alla vinificazione “classica”. Detto questo, ognuno faccia la sua scelta. Alla fine è solo un esperimento, un gioco.


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