Come iniziare il 2018? Con musica classica e champagne

La proposta del Bureau du Champagne, grazie al piano di Fabio Soragna e alla degustazione di Marco Anichini

29-12-2017
La degustazione del Bureau du Champagne è avvenut

La degustazione del Bureau du Champagne è avvenuta a Palazzo Parigi a Milano

Chiudere l’anno con musica e champagne. Al posto dei “botti” di San Silvestro, il Bureau du Champagne suggerisce cinque abbinamenti inusuali, tramite la collaborazione tra Marco Anichini, Ambasciatore italiano dello Champagne del 2009, e il maestro Fabio Soragna, pianista e musicista dalla grande cultura per i grandi componimenti e, in contemporanea, anche per i vini di classe.

Di certo, quando si festeggia l’arrivo del nuovo anno, la musica tante volte è quella dei concerti o delle discoteche, a tutto volume. Ma nella degustazione proposta dal Bureau du Champagne di Milano, poco prima di Natale, sono stati scelti brani classici, che cercassero di interpretare gli Champagne proposti: insomma, note musicali assieme alle note di degustazione, per un abbinamento di classe. D’altronde ogni brano, così come ogni vino, ha un attacco, uno sviluppo e un finale.

Il maestro Fabio Soragna durante l'esecuzione dei brani al pianoforte

Il maestro Fabio Soragna durante l'esecuzione dei brani al pianoforte

Per l’inizio - una sorta di introduzione - è stato scelto un autore francese, Erik Satie, con Je te veux. «Si tratta di un valzer, ma di grande leggerezza – ha raccontato SoragnaSatie è un barzellettiere, con una musica un po’ scanzonata ma comunque sempre elegante». Lo Champagne abbinato era Vranken Diamant Blanc de Blancs 2007: «E’ un vino con note già evolute, di frutta e di miele, ma comunque fresco e leggero. E molto elegante». Quello che non possiamo però raccontarvi con precisione è l’abbinamento, ma grazie a internet si possono comunque trovare i brani da ascoltare degustando i vini.

La degustazione è stata guidata da Marco Anichini, Ambasciatore italiano dello Champagne 2009

La degustazione è stata guidata da Marco Anichini, Ambasciatore italiano dello Champagne 2009

La seconda proposta è stata quella de Les Baricades Mistérieuses di François Couperin, un Rondeau, assieme a Mailly Grand Cru L’Intemporelle Rosé 2009. «Ma cosa sono le barricate misteriose? Non lo sappiamo esattamente – spiega Soragna – si dice che potessero essere le ciglia delle donne o le gonne che mostravano anche solo le caviglie delle signore. Il Rondeau ha uno stile quasi ipnotico, un continuo richiamare e ritornare». E così è il vino, l’Intemporelle, il senza tempo, che però continua a richiamare i sensi, che induce ad assaggiare e riassaggiare.

Poi c’è Bruno Michel Le Demi Lune, uno Champagne che sorprende e che spiazza. Non millesimato, ma probabilmente con una buona percentuale di vini di riserva, si tratta di un Meunier in purezza, vitigno troppo spesso sottovalutato anche dagli stessi francesi. E così come per il vino, anche il valzer, come ha spiegato Soragna, è in un certo senso sottovalutato, apparentemente banale, leggero, utilizzato solo per far ballare.

I vini in degustazione

I vini in degustazione

E invece Franz Schubert, con il suo Sentimental Waltz op. 50 n13, mostra come la leggiadria e la freschezza di un “semplice” valzer possano celare melodie più ampie e complesse. Un riferimento diretto al vino: profondo, di corpo e struttura, ma anche “leggiadro” da assaggiare.

Il Mouvement de Menuet di Maurice Ravel parte adagio per poi proseguire in un andante con brio. Lo Champagne Lanson Gold Label 2008 segue questo andamento. «E’ un brano forse meno orecchiabile – spiega Soragna – così come lo Champagne è più difficile. Ma per entrambi, un secondo ascolto (o assaggio) ci permette di capirli».

Il direttore del Bureau du Champagne Domenico Avolio, il direttore della comunicazione del Comitè Champagne Thibaut Le Mailloux, Fabio Soragna e Marco Anichini

Il direttore del Bureau du Champagne Domenico Avolio, il direttore della comunicazione del Comitè Champagne Thibaut Le Mailloux, Fabio Soragna e Marco Anichini

La conclusione è affidata all’Impromptus D. 935 n2 di Franz Schubert, con il Dom Ruinart 2006: «Siamo alla massima espressione dello Chardonnay – spiega Anichini – nella sua evoluzione, con potenzialità infinite. E’ come un bambino che cresce: lo Chardonnay da giovane è scoppiettante, esuberante, poi diventa più maturo e conclude lasciando comunque il ricordo della sua vitalità». E la musica accompagna, avvolge, abbraccia, consola… Per un’esperienza che allieta tutti i cinque i sensi. Per un nuovo anno che finisce, con malinconia, e uno nuovo che inizia, con nuove speranze.


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