Col vino nel sangue

Quattro storie da Vinitaly ci raccontano la smodata passione di altrettanti produttori

12-04-2016
Diego Bosoni di Cantine Lunae, alfieri del Verment

Diego Bosoni di Cantine Lunae, alfieri del Vermentino nello Spezzino. E' una delle tante storie illuminate che emergono in questi giorni a Vinitaly. Ne abbiamo raccolte quattro

“Sono nato il 25 settembre 1946, in pieno periodo di vendemmia. Mia mamma mi ha praticamente partorito in vigna. Ho anche rischiato di morire. Ma forse era un segno del destino, non potevo fare altro che diventare viticoltore”. Al Vinitaly, in corso fino a mercoledì 13 aprile a Verona, ci sono 4.050 produttori. Ma ci sono soprattutto storie di uomini e di donne che nel vino hanno creduto, che si sono sporcate le mani nella terra dei loro vigneti, che hanno superato le difficoltà di un mondo difficile da decifrare riuscendo a non scendere a compromessi.

Persone come Paolo Bosoni, produttore che tra i primi in provincia di La Spezia ha creduto in quel Vermentino che nel 1989 è diventato doc Colli di Luni. L’azienda Lunae produce circa 500mila bottiglie, delle quali 230 mila di Vermentino, con un buon rapporto qualità prezzo (il Vermentino etichetta nera in enoteca può costare 16 euro). “La nostra è un’origine contadina – precisa Diego Bosoni, 36 anni, figlio di Paolo – con un’idea molto chiara di quello che vogliamo fare: interpretare il territorio e fare ricerca. Il nostro è un lavoro per fare un vino che sia soprattutto rispettoso del territorio e dell’essenza del vitigno”.

WOMEN PRIDE. Marilisa Allegrini, contro le discriminazioni di genere nell'universo del vino

WOMEN PRIDE. Marilisa Allegrini, contro le discriminazioni di genere nell'universo del vino

Un mondo del vino che negli anni si è evoluto, ma che all’inizio era ricco di preconcetti, come ricorda Marilisa Allegrini dell'azienda omonima: “Ho un ricordo molto personale che la dice lunga sulle iniziali difficoltà femminili a inserirsi in questo settore. Ero poco più che adolescente ma già mio padre aveva evidentemente notato in me delle spiccate doti commerciali. Per cui eravamo d’accordo che la degustazione era un suo compito, la trattativa commerciale era a mio carico. Un enotecario molto famoso, durante Vinitaly disse a mio padre che non aveva intenzione di trattare con una ragazza. La risposta di mio padre fu irremovibile. Io, con grande orgoglio iniziai a discutere degli aspetti commerciali. Credo che ciò che mio padre mi ha comunicato in quella occasione è che siamo noi per primi a doverci difendere dalle discriminazioni”. 

NEBBIOLO MON AMOUR. Nicola Nobili, Valtellina

NEBBIOLO MON AMOUR. Nicola Nobili, Valtellina

Padri e figli: un legame pressoché indissolubile che, spesso, la vigna rende ancora più forte. “Ho rilevato l’azienda di famiglia nel 1998 – spiega Nicola Nobili, produttore in Valtellina, con 6 ettari di terreno e 22mila bottiglie annue di produzione – Chi me lo ha fatto fare? E’ stata una scommessa, ma molto ha influito la passione che mio papà Silvano mi ha trasmesso. Io gli davo una mano in vigneto, quando d’estate faceva caldissimo e d’inverno si gelava. Sembra strano, ma così è nata la mia passione”. Che ha portato a scelte difficili: “Mi sono innamorato del Nebbiolo. E la scelta da subito è stata di tenere i vini tanti anni in botte, per uscire quando sono già maturi. I primi quattro anni sono stati difficili: vivevo con mamma e papà, la macchina era la loro, cercavo di risparmiare e di uscire il meno possibile. E poi lavorare, lavorare e lavorare. Poi però sono arrivate le prime soddisfazioni e adesso il mercato sta rispondendo”.

Senza scendere a compromessi, come Lorenzo Zonin dell'omonima azienda, che ha trasportato le esperienze professionali in Loira e in Nuova Zelanda in Maremma, al Podere San Cristoforo. Con un ragionamento e una ricerca seria sul biodinamico: “Mi sono chiesto come fosse possibile che in zone così umide, come la Loira, riuscissero a fare vini biodinamici. E con risultati eccellenti. Se ce la fanno loro, tutti gli anni, possiamo farcela anche noi, in Maremma”.

LUMINOSO. Lorenzo Zonin: trasferire la Loira in Maremma

LUMINOSO. Lorenzo Zonin: trasferire la Loira in Maremma

Con questa filosofia nascono le 50mila bottiglie dell’azienda. E stupisce anche come ci sia un rispetto maniacale per il territorio, come dimostra il Luminoso: “Si tratta di un vigneto totalmente misto. C’è di tutto un po’: in gran parte Malvasia, Trebbiano e Vermentino, ma ci sono tantissime varietà diverse, in un unico vigneto. Vinifichiamo tutto assieme e in parte facciamo anche macerazione sulle bucce”. Il risultato è spiazzante e stupefacente. Ma c’è di più: Lorenzo Zonin ha studiato anche la vendemmia notturna, “per evitare che le uve arrivassero già cotte e per riuscire a fare una macerazione a freddo”. E ora sta verificando la possibilità di togliere i solfiti, o almeno parte di essi. Ma questa è un’altra storia.


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