La Ribolla di Oslavia: orgoglio, identità e futuro

I produttori chiedono la Docg a tutela di un vino di carattere, con i sentori che cantano le sfumature in quest’area di confine

05-11-2018

La Ribolla di Oslavia disegna il proprio futuro. Le foto sono di Fabrice Gallina

Zivijo: dietro la formula del brindisi sloveno, c’è tutto il sapore dell’orgoglio, dell’identità e del futuro. Quel futuro che viaggia tra i vigneti segnati dalla Grande Guerra e dalle ferite di confini impalpabili (se non per l’ostinazione dell’uomo). Dal castello di Gorizia, è partito così il grido d’assalto pacifico, quello che profuma di vino e di vita: ribolliAMO.

Vigneti di Ribolla, guardando Gorizia...

Vigneti di Ribolla, guardando Gorizia...

L'incontro durante ribolliAMO

L'incontro durante ribolliAMO

Ovvero, otteniamo ciò che la Ribolla di Oslavia chiede e merita: la denominazione di origine controllata e garantita. La proposta di disciplinare è stata presentata all’esordio dell’evento, proprio nella cornice del castello, dall’Associazione produttori Ribolla di Oslavia (Apro) guidata da Martin Fiegl, alla presenza delle autorità comunali, e consegnata al presidente del Consorzio di tutela del Collio Robert Princic. Poi ha indossato le certezze e le suggestioni di un viaggio tra le sei cantine che partecipano al progetto (Fiegl, la Castellada, Carpino, Dario Princic, Primosic, Radikon).

Facendo anche una tappa culinaria in un locale ai nastri di partenza. Una storia di giovani e di famiglia – quella di Dejan e Aram Klanjscek - che mostra come ad Oslavia ci sia volontà di investire nel futuro anche in termini di strutture ricettive; accade pure nelle aziende vinicole, come alla Radikon dove un terrazzo si è trasformato in camere con vista mozzafiato sui vigneti.

Altro momento simbolico, lo svelamento della targa che accoglierà i visitatori, rimarcando quest’identità: "Paesi della Ribolla di Oslavia", Oslavje vas Rebule.

La personalità è decisa come quella di chi è forgiato nella ponca, la terra di queste parti, e sa cosa le deve. Marne particolari, scistose – mette a fuoco la bozza di disciplinare - con fertilità estremamente bassa, bilanciata da un’elevata quantità di elementi minerali. Oppure – dal punto di vista umano – quella terra straziata da sedici battaglie. E Silvan Primosic le racconta con tutte le loro dolorose emozioni, indica il Sabotino e ogni punto dove troppi giovani (bambini, commenta Dario Princic, con la voce forte che si incrina) hanno perso la vita nella Prima guerra mondiale: oltre 57mila sono al centro dell’omaggio candido e silenzioso del sacrario vicino.

Dario Princic

Dario Princic

Ma qui ad Oslavia ci si è ribellati, appunto, con la vita, la vite. Questa è un’area dove un’escursione termica notevole e una marcata ventilazione conducono a un vino di carattere, che proviene al 100% da uve del vitigno Ribolla Gialla. Ma la differenza, la fa l’uomo. La macerazione prescrive almeno due settimane di contatto con le bucce, poi ecco un periodo di invecchiamento di 12 mesi minimo, in contenitori di legno superiori ai 5 ettolitri e almeno sei mesi in bottiglia per la tipologia Ribolla di Oslavia dal primo novembre dell’annata di produzione delle uve. L’uscita in commercio dell’ultima annata – evidenzia sempre il disciplinare presentato - è regolamentata dopo 24 mesi dalla vendemmia e avviene nella prima decade di ottobre.

Dall’incontro di queste regole, esce un colore dorato intenso e ambrato. E sentori che cantano le sfumature decisive in quest’area di confine, capaci in particolare di conquistare il mercato giapponese. I giovani che portano avanti l’eredità dei padri, con rispetto, ma anche con il coraggio di sperimentare che proprio da loro hanno preso. Lo trasmette Sasha Radikon, nel ricordo di papà Stanko, grande pioniere.

Alcune annate storiche di Primosic

Alcune annate storiche di Primosic

Generazioni unite nel nome di un vino che producono come in una battaglia buona con la natura. E non solo umani. Perché Nina, la cagnolina di Franco e Anna Sosol, si agita per un unico spettacolo: l’apertura di una bottiglia, di cui pretende assolutamente il tappo, ogni volta.


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