Vino, paesaggio, arte e cultura: ecco la ricetta per l'Unesco

Le colline di Conegliano Valdobbiadene potrebbero diventare Patrimonio dell'Umanità. Pronti a brindare con il Prosecco

07-10-2017

Conegliano Valdobbiadene: terra, uomini e Prosecco

Vino, paesaggio, tradizioni, arte, storia, architettura e cultura: sono tutti elementi vincenti che potrebbero – e a nostro parere dovrebbero – concedere alle colline di Conegliano Valdobbiadene il riconoscimento di Patrimonio dell’Unesco. Il progetto, avviato nel 2008, è giunto all’inizio di quest’anno all’ufficializzazione della candidatura da parte della commissione nazionale per l’Unesco, con la documentazione depositata al centro per il patrimonio mondiale dell’Unesco a Parigi.

Vino e paesaggio, quindi, viaggiano a braccetto verso un riconoscimento prestigioso che porterebbe un ulteriore slancio alla zona da un punto di vista turistico e una maggiore visibilità al Prosecco.

Sì, ma quale Prosecco? Come detto nel precedente articolo, la produzione complessiva di Prosecco, tra Doc e Docg, viaggia attorno ai 550 milioni di bottiglie all’anno. Dividendo per 365, si arriva a circa un milione e mezzo di bottiglie aperte al giorno. La Docg Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, come spiegato dal Consorzio, rappresenta 90 milioni di bottiglie complessive, con 1,8 milioni di Rive e 1,3 di Cartizze. Il tutto da vitigni dove la coltivazione è definita, non a caso, eroica.

Quindi, c’è Prosecco e Prosecco, con terreni, clima e lavorazioni anche differenti. E pure costi differenti, in una zona, come quella di Conegliano Valdobbiadene, dove la meccanizzazione è pressoché impossibile.

Francesco Drusian nei suoi vigneti poco prima della vendemmia

Francesco Drusian nei suoi vigneti poco prima della vendemmia

Francesco Drusian è convinto che i produttori abbiano anche il compito di informare, di far capire la realtà di questa area. «Dobbiamo dare lustro alla nostra zona. La Docg è da valorizzare. Tutte le aziende stanno lavorando bene e il livello qualitativo è cresciuto negli ultimi sei anni» afferma con orgoglio. La sua azienda, la Drusian, produce un milione e mezzo di bottiglie, su 80 ettari vitati dei quali 3,5 nella zona di Cartizze. «Niente chimica, usiamo solo concimazioni organiche. Le uve vengono vendemmiate a mano e poi pesare per capire le reali rese per ettaro. Poi vengono pressate a un bar, quello che rimane sono vinacce».

Drusian sta anche cercando di rivalutare, oltre alla Glera, anche i vitigni storici della zona, che utilizza nei suoi vini, come la Bianchetta e la Perera: «Di quest’utlima, nei vini ne utilizzo al massimo il 3%, perché altrimenti dà un’impronta troppo di pera (da qui il nome del vitigno) al vino».

La Glera baciata dal sole prima di essere raccolta

La Glera baciata dal sole prima di essere raccolta

E torna sul discorso della valorizzazione della zona. «Quando una persona arriva nel nostro territorio, non può fare altro che innamorarsene. Per questo noi per primi dobbiamo crederci».

Per i vini, Drusian è sempre alla ricerca della strada migliore per la produzione: «Perché non sono mai contento. Si può sempre fare meglio». Il suo Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Brut è sicuramente un prodotto di altissimo livello, con una grande pulizia al naso, note di frutta fresca e un tocco di lievito, e una grande lunghezza gustativa. L’Extra Dry ha un bouquet molto ampio, di grande impatto, con dolcezza e morbidezza che però trovano un grande equilibrio con acidità e sapidità. Il Cartizze, infine, è un vino avvolgente e suadente.

Elvira Bortolomiol con alle spalle uno degli splendidi paesaggi della zona

Elvira Bortolomiol con alle spalle uno degli splendidi paesaggi della zona

Un’altra realtà di riferimento è certamente quella di Bortolomiol, una delle aziende spumantistiche storiche della zona, sorta nel 1949 (ma in realtà la produzione risaliva già al 1760), e guidata con decisione da Giuliano Bortolomiol, uno dei pionieri del Prosecco Conegliano Valdobbiadene, fino alla sua scomparsa nel 2000.

Sono state poi le quattro figlie, Maria Elena, Elvira, Luisa e Giuliana a portare avanti le idee del padre, con quel sogno della Docg che si avverò nel 2009 e che adesso prosegue con la consapevolezza di dover andare avanti sulla strada di valorizzazione non solo dei singoli prodotti, ma di tutta l’area. E di questo ne è convinta proprio Elvira Bortolomiol, che ammette: «Per il Prosecco esiste un’oggettiva difficoltà per fare capire la differenza tra la Doc e la Docg, per non parlare delle 43 Rive. In tal senso il confronto con il mercato cinese ci può aiutare: dobbiamo essere pronti ad affrontare questa sfida, cercando di far comprendere queste differenze che ci contraddistinguono. Anche da un punto di vista di prezzi».

Le colline di Conegliano Valdobbiadene puntano al riconoscimento dell'Unesco

Le colline di Conegliano Valdobbiadene puntano al riconoscimento dell'Unesco

E i vini della Bortolomiol (due milioni di bottiglie all’anno) sono decisamente interessanti. Il prodotto di punta è la Grand cuvée del fondatore Rive del Bacio, Brut nature del quale vengono prodotte solo 8mila bottiglie. Ma la bottiglia forse più nota è il Bandarossa, che è una selezione di 20 vigneti della quale si producono poco meno di centomila bottiglie.

Di queste, seimila hanno il marchio “Special Reserve”, che, come spiega Elvira Bortolomiol, «è un’ulteriore selezione qualitativa». Ci piace segnalare, infine, lo Ius Naturae, perla “green” dell’azienda, realizzato con uve Glera che arrivano da 5 ettari di proprietà a conduzione biologica.

Tutti prodotti che parlano di territorio. Ognuno con il suo stile, con la sua impronta, con le sue caratteristiche. Bottiglie che riflettono la passione dei tanti produttori che qui stanno lavorando benissimo.

(parte seconda / fine)

Qui la prima parte del nostro viaggio


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