La Di Giacobbe conquista il Basque Culinary World Prize

La venezuelana d'origini italiane premiata per il suo lavoro sul cacao. In finale c'era anche Alajmo

11-07-2016

Il video che spiega l'attività sul cacao criollo della venezuelana María Fernanda Di Giacobbe, nome di chiare origini italiane e collaboratrice assidua della Camera di Commercio italo-venezuelana a Caracas. Ha vinto il Basque Culinary World Prize, premio per gli chef impegnati nel sociale

E' la venezuelana María Fernanda Di Giacobbe, nome di chiare origini italiane (il padre è abruzzese) e collaboratrice assidua della Camera di Commercio italo-venezuelana a Caracas, la vincitrice del Basque Culinary World Prize, un premio per chef protagonisti di iniziative trasformatrici promosso dal Basque Culinary Center e dal Governo Basco, nell'ambito della strategia Euskadi-Basque Country. Il suo lavoro riflette la rivoluzione della gastronomia, spinta da una generazione di chef che vuole ampliare la dimensione della propria professione e, in particolare, vuole contribuire alla società andando oltre la cucina.

Di Giacobbe è stata scelta per la sua opera col cioccolato venezuelano, basato su progetti sociali quali Kakao e Cacao de Origen. Ha costruito un ecosistema di formazione, imprenditorialità, ricerca e sviluppo intorno al chicco di cacao criollo, rendendolo una fonte di identità, cultura e ricchezza economica. Nel contesto della complessa situazione politica in Venezuela, María Fernanda Di Giacobbe ha creato opportunità per le donne in condizioni economicamente vulnerabili.

E' stata eletta da una giuria composta dai migliori chef al mondo e da esperti nell’ambito dlla cultura gastronomica. Riceverá 100 mila euro da dedicare ad un progetto a sua scelta, che esprima il potere trasformatore della cucina.

La decisione è stata resa nota oggi dal Museo Balenciaga, dopo che domenica si sono riuniti i membri della giuria composta da alcuni degli chef più importanti del mondo e da specialisti del settore. Presieduta da Joan Roca, del Celler de Can Roca (Spagna), ne facevano parte personalità come Ferran Adrià (Spagna), Dominique Crenn (Stati Uniti), Heston Blumenthal (Regno Unito), Massimo Bottura (Italia), Yoshihiro Narisawa (Giappoe) ed Enrique Olvera (Messico), nonché esperti internazionali come lo scrittore e ricercatore statunitense Harold McGee, lo specialista italiano in Storia dell'Alimentazione, Massimo Montanari, la scrittrice messicana Laura Esquivel, autrice di Come l'acqua per il cioccolato, e Cristina Franchini, esperta in Diritto Internazionale e Azioni Umanitarie nell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr).

Il Basque Culinary World Prize è stato lanciato nel febbraio 2016 per condividere il modo in cui la gastronomia può costituire una forza trasformatrice, sottolineando il lavoro di uomini e donne imprenditori e con vocazione all'eccellenza; di chef innovatori e creativi; tenaci, controcorrente e addirittura temerari, ma soprattutto impegnati nella società. È stato creato, inoltre, per celebrare il cammino aperto da pionieri come Alice Waters e Dan Barber negli Stati Uniti, Claus Mayer e René Redzepi in Danimarca, Jamie Oliver e Heston Blumenthal nel Regno Unito, Gastón Acurio in Perù o Massimo Bottura in Italia, fra gli altri.

«Da oggi il nostro lavoro assumerà una nuova dimensione - ha spiegato la Di Giacobbe - Porteremo la forza trasformante del commercio a molte più donne "imprenditrici del cioccolato". Questo premio è un riflesso di centinaia di imprenditori, produttori e cioccolatieri e del loro studio, entusiasmo e duro lavoro. Ci permette di fissare nuovi obiettivi e di aprire nuovi canali per connettersi con il mondo. In Venezuela siamo immensamente grati che il premio culinario basco abbia posto questa fiducia in noi».

Alcune praline della Di Giacobbe

Alcune praline della Di Giacobbe

Joan Roca: «La vincitrice odierna del Basque Culinary World Prize dimostra come la gastronomia può trascendere da mestiere a coscienza. Maria Fernanda utilizza il cacao come un simbolo gastronomico che ha un impatto positivo su tutta la catena alimentare. Si tratta di un progetto stimolante che esemplifica la grande portata della gastronomia. Lo chef può fare la differenza».

Nei giorni scorsi avevamo raccontato le storie di altri finalisti del premio: l'italiano Massimiliano Alajmo, ad esempio (clicca qui), così come altri chef d'origine italiana, Alberto Crisci che lavora a Londra (clicca qui) e Michelangelo Cestari, anche lui italo-venezuelano ma impegnato in un progetto in Bolivia (clicca qui).


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