06-04-2023

Anno 1949, così è "nata" davvero la carbonara: in un film con Totò ed Eduardo De Filippo

Oggi è il Carbonara Day. E vi raccontiamo come la prima citazione storica della piatto non sia in un ricettario, come si è spesso pensato. Ma in una pellicola in cui gli attori si ritrovano in una trattoria romana, a ordinare piatti tipici...

Totò e Ave Ninchi dialogano alla cassa della trat

Totò e Ave Ninchi dialogano alla cassa della trattoria Galeassi a Trastevere, Roma, nel film Yvonne la Nuit, del 1949. Pochi secondi dopo (siamo al minuto 1.14.17, passa un cameriere con una comanda, "coda alla vaccinara per due e spaghetti alla carbonara per tre!". È il primo documento della storia (dunque, un documento cinematografico) in cui si attesta la presenza - peraltro chiaramente consolidata, in una tipica trattoria romana - della pasta alla carbonara

Siamo nella primavera del 1949. Totò sta per affrontare una delle sue prove attoriali più impegnative fino a quel momento, una pellicola intitolata Yvonne la Nuit. Uno dei primi (e rarissimi) ruoli drammatici della sua già fortunata carriera. Il regista del film è Giuseppe Amato e la coprotagonista intorno alla quale ruotano le vicende del film è Olga Villi che interpreta il ruolo della sciantosa Nerina Comi, in arte appunto Yvonne la Nuit, di cui il macchiettista Nino (appunto Totò) è segretamente innamorato. Il film ripercorre l’ascesa e il declino della protagonista: dalla Prima Guerra Mondiale al secondo dopoguerra, in un susseguirsi di vicende e scene connotate da un tono e da temi melodrammatici. La Seconda Guerra mondiale è finita, Il tempo è passato e i café chantant non esistono più. In coppia con il devoto amico Nino, l'unico che le resta sempre accanto, Yvonne si riduce a essere un'artista ambulante. Un giorno mentre si ritrova nel solito ristorante di piazza S. Maria in Trastevere…

E qui avviene la nostra epifania. Siamo alla trattoria Galeassi di Santa Maria in Trastevere (ancora in attività), dove i nostri due protagonisti, in una sera di pioggia e tregenda, vengono nutriti dall’umanissima ostessa romana, interpretata da Ave Ninchi, come sempre a suo agio nel ruolo di matriarca e regina dei fornelli. Anche in trattoria. Alla cassa sora Rudegarda raccoglie le comande, controlla i conti. E così la nutrita truppa di camerieri che le sfila dinnanzi elenca piatti ordinati o da pagare. Quattro “matriciane” tanto per cominciare. Intanto l’ostessa promette di sfamare con un “fienile di fettuccine” un Totò invecchiato e dal volto duramente scavato dalle privazioni, che la intrattiene con tono leggero e scherzoso. Un cameriere le si avvicina con l’ultima comanda: “Coda alla vaccinara per due e spaghetti alla carbonara per tre”. 

Rivelazione: tra la primavera del 1949, in cui il film viene girato, e il novembre dello stesso anno, in cui esce in sala, gli spaghetti alla carbonara esistono e coabitano saldamente insieme alla “matriciana” e a un'altra colonna della ristorazione romanesca come la coda alla vaccinara nel menu di una celebre trattoria nel cuore dell'Urbe. E non in un ruolo secondario, ma al secondo gradino dopo la a/matriciana, considerando almeno la gerarchia delle comande: 4 matriciane, 3 carbonare e 2 code alla vaccinara.

Se la prima citazione diretta scritta (e non riportata) della carbonara finora conosciuta risale a una cronaca romana di La Stampa del 26 luglio 1950, il dialogo tra i protagonisti della varia umanità di una tipica trattoria romana del dopoguerra profuma di verità e anticipa la comparsa degli “spaghetti alla carbonara” a Roma e nella cucina italiana di almeno un anno, ponendola con grande sicurezza almeno al 1949. E senza alcuna ambiguità. La carbonara, a 4 anni (1944) dalla sua asserita comparsa sulla scena della ristorazione romana, è un piatto noto e apprezzato. In quale forma naturalmente non si può che intuire.

Certamente questa scoperta declassa le ricette vere e proprie, rinvenute grazie al lavoro di ricerca e divulgazione di Dario Bressanini sulle fonti americane, al ruolo di resoconti di viaggio e gastronomie riportate. Cosa sia successo prima, è ancora un mistero, avvolto in un enigma. Il recente lavoro di scavo documentale dell’appassionato di storia gastronomica Luca Cesari (vedi qui) e quello, finalmente anche sul terreno con interviste e raccolta di testimonianze, di Eleonora Cozzella (vedi qui), ha rappresentato una svolta capace meritoriamente di riportare il tema su un piano culturale e storico anziché su quello del bullismo social imperante che ha, ad esempio, imposto narrazioni moderne farlocche, ad esempio l’antitesi tra guanciale e pancetta. Una prevalenza inventata e mai conosciuta prima degli anni 2000 e che ha segnato la nascita di quelle che correttamene andrebbero definite “carbonare contemporanee”, spesso a base di una sorta di zabaione salato e guanciale fritto. Peraltro di difficile esecuzione e non sempre convincenti: ma è altra questione.

Si potrebbe obiettare che il cinema e le produzioni culturali non offrano spesso una documentazione attendibile sul piano della ricerca storica. Noi siamo convinti del contrario, soprattutto se prendiamo in considerazione il ruolo enorme che ha svolto l’industria cinematografica romana nell’imporre nell’immaginario italiano una certa cultura locale fatta anche di piatti poi divenuti bene nazionale e collettivo. Un fenomeno culturale, ancora troppo poco esplorato soprattutto in quel cinema minore (spesso considerato di serie B) ricchissimo di spunti e documentazione della cultura materiale. Specie quella della tavola. I social oggi non hanno inventato nulla. Soprattutto non possono riscrivere la storia. Quantomeno quella della carbonara (e presto ci torneremo con un approfondimento tecnico).

Buon Carbonara Day e buona visione.


IL FILM "YVONNE LA NUIT" È DISPONIBILE, TRA L'ALTRO, SU PRIME VIDEO, CLICCA QUI


Dall'Italia

Recensioni, segnalazioni e tendenze dal Buonpaese, firmate da tutti gli autori legati a Identità Golose

Angelo Carrillo

a cura di

Angelo Carrillo

Giornalista, esperto di vini, è tra i maggiori conoscitori della gastronomia e della cultura agroalimentare dell’Alto Adige, e non solo

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