Storia di Daniela Brunetti, ingegnere aerospaziale tornata in Calabria per coltivare la terra

Dopo la laurea a Pisa, ha deciso di dare valore ai tesori nascosti dell'amato Pollino. Trainando col suo esempio le altre aziende

03-11-2020
Daniela Brunetti, una laurea in Ingegneria aerospa

Daniela Brunetti, una laurea in Ingegneria aerospaziale a Pisa, tornata nella nativa Plataci (Cosenza) per fondare l'azienda agricola Podere Collina del Vento (foto di Franco Di Benedetto)

Quando ha salutato Plataci (Cosenza) per trasferirsi a Pisa, dove frequenta ingegneria aerospaziale, in cuor suo era solo un arrivederci. Daniela Brunetti è partita con i segni addosso di una terra che è paradiso e culla di affetti ma svuotata di uomini e speranze per il futuro. Per capire, nel 2019 la piccola comunità platacese ha festeggiato solo un nuovo nato. E’ il Sud. Quello di Daniela poi è il Sud più isolato, sospeso a mille metri sopra le vette del Massiccio del Pollino, le fiumare del Satanasso e del Saraceno, lontano dai grandi centri, dove i semi della contemporaneità fanno fatica ad attecchire e ogni cosa bisogna conquistarla con fatica.

Eppure sono proprio le tradizioni di questo borghetto arbereshe la vera risorsa che ha spinto l’ingegnere aerospaziale a mettere da parte la carriera, tra progetti all’Università e il lavoro all’Ansaldo, per ritornare a casa e diventare contadina. Ci ha messo un bel po’ ad essere accettata come tale dalla gente del posto, sopratutto dagli uomini. “Solo le donne, nei primi tempi mi hanno appoggiato e accompagnato in questa avventura agricola - racconta Daniela -. Qui oramai si vive da tempo di assistenzialismo socio-economico. Come potevano comprendere una ragazza che torna al Sud per investire in agricoltura? Erano tutti diffidenti. In verità anche mia madre i primi tempi piangeva per la scelta che avevo fatto. Ero persino diventato tema di discussione al bar. Si stupivano dei miei metodi, che lavorassi con la sola forza delle mie braccia, che seminassi senza arare, che avessi il coraggio di raccogliere le olive ancora verdi a fine settembre. Ora invece vengono da me a chiedere consigli agricoli. Se c’è l’hai fatta tu che sei una donna, mi dicono, allora si può fare”.

Erbe aromatiche e officinali del Pollino raccolte da Daniela Brunetti (foto Franco di Benedetto)

Erbe aromatiche e officinali del Pollino raccolte da Daniela Brunetti (foto Franco di Benedetto)

Le roselline di Podere Collina del Vento

Le roselline di Podere Collina del Vento

La caparbietà di questa contandina che ha potuto contare solo sui propri soldi messi da parte, ha però innescato qualcosa. “Da quando ho rimesso piede qui sono passati 4 anni e ora piccolissime realtà agricole stanno nascendo seguendo il mio esempio”, ci dice Daniela orgogliosa. Ha fatto attecchire un modello di economia agricola sana, etica, alternativa al sussidio pubblico, basata sulle pratiche della biodinamica e sul recupero della biodiversità. Un risultato che contempla la lotta quotidiana contro un sistema consolidato di pascoli e raccolta abusivi e la fatica di interfacciarsi con una mentalità locale lenta a comprendere le istanze di chi scommette sull’agricoltura come forza propulsiva e opportunità di crescita. “Ho dimostrato che l’agricoltura può essere un lavoro dignitoso - ribadisce con gli occhi accesi dalla soddisfazione-. Tutti i miei collaboratori sono sotto contratto. Cerco di coinvolgere i giovani, per farli appassionare, facendo vedere che un altro mondo è possibile”.

L’azienda Podere Collina del Vento si estende per 36 ettari, disseminati in piccoli fazzoletti dalla pianura fino a oltre 1.000 metri, con 13 coltivati. Una parte l’ha dedicata ai grani che da sempre hanno popolato questa parte della Calabria settentrionale, la Carosella bianca e rossa con la quale produce pasta trafilata in bronzo etichettata provocatoriamente “Pasta con le corna”. Verna, Frassineto, Gentilrosso, Inalettabile e Abbondanza sono invece le varietà antiche che fa molire a pietra per venderle come farina di Tipo 1. Daniela fa parte del gruppo di ricerca dell’Associazione Rete Semi Rurali e collabora con l’Alsia. Nei suoi terreni ha messo a dimora campi sperimentali. Porta avanti un programma sui pomodori e il recupero di frutti e di legumi locali dimenticati, non ancora classificati e quasi tutti indicati con il solo nome dialettale. Si è lanciata a capofitto anche nella riscoperta delle antiche pratiche alimurgiche, lavorando con 40 specie diverse spontanee del Pollino.

Tra i tanti tesori di cui si prende cura c’è pure l’uliveto. E c’è un simbolo vivente che spiega lo spirito della sua missione. Per raggiungerlo bisogna avventurarsi tra conifere, lecci, faggi, quercie e macchia mediterranea nel canale Armirossi, in arbereshe "Anime Rosse", percorrendo trazzere ripide e sconnesse. Si erge massiccio, fiero, al centro di una piccola radura e ha più di 800 anni di vita. Questo ulivo è il custode, insieme ad altri cento fratelli di varietà Corniola, di un frantoio del Seicento. Con la mole imponente si erge a ridosso del lato lungo della struttura quasi a voler difendere dalle minacce dell’oblio la storia di questo rudere ancora ben conservato di cui sono ancora visibili il torchio e le vasche che la contadina vuole riportare a nuova vita.

Gli ulivi hanno fino a 800 anni di vita

Gli ulivi hanno fino a 800 anni di vita

La veduta da Plataci, foto Franco Di Benedetto

La veduta da Plataci, foto Franco Di Benedetto

All’ombra delle foglie argentate si capische che la rivoluzione di Daniela è solo all’inizio. La giovane donna è un treno in corsa nello spazio/tempo del Pollino. La strada è ancora lunga e costellata da tanti traguardi e sogni da realizzare, come quello di diventare anche pastore per onorare le radici di Plataci. “Il mio paesino ha sempre fondato la propria ricchezza sulla pastorizia - dice chiarendo una proporzione mentre dalla cima del paese indica l’immensità di uno scenario naturalistico da capogiro -. Pensate, per 2mila abitanti in passato si contavano 600mila capi di pecore, negli anni Ottanta erano già scesi a 40mila. Ora vestire i panni del pastore e allevatore è ciò che mi manca e che desidero tanto”.


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