22-10-2020
Giorgio Bartolucci, ossolano classe 1979, è lo chef dell'Atelier a Domodossola, stella Michelin da quest'anno. Nel suo curriculum tante esperienze all'estero, prima di tornare "a casa" otto anni fa: gli inizi al Majestic di Pallanza, poi Dolomiti, Costa Smeralda, Francia, Svizzera (a Sankt Moritz), Caraibi (Saint Barth), poi di nuovo Italia, a Portofino per quattro anni, poi al Piccolo Lago di Mergozzo e al Regina Palace di Stresa. Quella dei Bartolucci a Domodossola è una tradizione familiare, il padre Sergio dopo avere gestito per anni la trattoria Moncalvese
Ci sono visite a ristoranti che destano un livello di attesa maggiore rispetto ad altre. Quando per la prima volta si supera la soglia di un locale la curiosità è tanta; e aumenta se il ristorante in questione si trova in una città o in un borgo, noto e conosciuto, dal quale il locale pare uscito come per incanto. Per tutti questi motivi la mia prima cena al ristorante Atelier, a Domodossola, è stata preceduta da una grande aspettativa.
Frequento l’Ossola praticamente da sempre, centinaia di volte sono passato davanti alla stazione di Domodossola. Nella piazza antistante un alto edificio color salmone ospita l’hotel Eurossola. A livello strada una veranda di ferro battuto lascia intravedere gli spazi del ristorante Atelier - casa dello chef Giorgio Bartolucci – dove i clienti sono accolti in una bella sala luminosa con cucina a vista.
La conquista della stella Michelin, arrivata quest’anno - la prima dell’Ossola gastronomica - ha fatto parlare molto del locale che in realtà, da tempo, viaggiava su binari di qualità e ricerca. I clienti sono aumentati, soprattutto dalla vicina Svizzera. Turisti e frequentatori golosi, curiosi di scoprire i piatti di Bartolucci e i sapori di un territorio che, passo dopo passo, sta crescendo nella considerazione dei gourmand e nella capacità di proporre, in alcuni ristoranti selezionati, la qualità di un sottobosco - siamo in montagna e quindi il termine non è casuale - di prodotti eccellenti.
Sala e cucina
La visita al ristorante Atelier è partita come dicevamo con molte aspettative, pienamente soddisfatte al termine della serata. L'offerta è varia, esaustiva, con due percorsi degustazione e una carta ricca e completa. Particolarmente apprezzata la possibilità di scegliere i menu non per tutto il tavolo, così da poter esplorare ogni angolo e ogni sfaccettatura delle preparazioni. Il servizio è curato e puntuale, coordinato da Katia, moglie dello chef, così come la consulenza offerta per la scelta dei vini. Dopo piacevoli e leggeri amuse bouche si parte con le portate dei menu e con le scelte dalla carta. Gli accostamenti sono a volte pericolosi, ma lo chef ne esce con bello stile, come con il Carciofo, animelle, anguilla e prunent, vino locale con buon livello di acidità o con il Foie gras alla terza, pastilla d’anatra, pan brioche e terrina di fegato. I sapori si fanno intensi con gli ottimi Tortelli all’ossobuco, crema di riso e zafferano, limone nero e aglio orsino, o le Capesante e nduja e il Coniglio fra Piemonte e Liguria. Bartolucci è abile nell’utilizzo delle salse, preciso con i brodi: componenti, rispettivamente, cremose e liquide dei piatti ben gestite e correttamente accostata alle parti “forti” dei piatti.
Tortelli all’ossobuco, crema di riso e zafferano, limone nero e aglio orsino
Coniglio fra Piemonte e Liguria
La cena scorre piacevole e gustosa, l’ambiente è conviviale. Ed è bello lanciare un’occhiata alla tavolata vicina – 12 coperti, una grande famiglia, con almeno tre generazioni presenti – dove ci si confronta all’arrivo di ogni portata discutendo di sapori, non per tutti usuali, abbinamenti e consistenze. Anche questa è la missione di un ristorante stellato, in una terra che solo recentemente sta scoprendo la cucina di alta qualità.
«La stella ci ha dato molta visibilità, è ovvio – prosegue Giorgio Bartolucci – e di questo siamo orgogliosi e fieri. Dobbiamo proseguire su questa strada consapevoli nel voler tenere il timone lungo la rotta che ci siamo imposti cercando di fare avvicinare più persone possibili alla nostra tavola senza arretrare su qualità, servizio e innovazione».
Ricotta dolce antigoriana al Campari e pompelmo rosa
Il ristorante è inserito nell’hotel Eurossola, di proprietà della famiglia dello chef, che offre ristoro e piacevole riposo ai clienti che desiderano prolungare fino a tardi la serata senza doversi preoccupare del rientro.
Recensioni, segnalazioni e tendenze dal Buonpaese, firmate da tutti gli autori legati a Identità Golose
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Giornalista professionista, classe 1966 con una laurea in Fisica e, oggi, docente in IULM e comunicatore. Cultore del bello e del buono, attento osservatore della società e dei suoi cambiamenti, appassionato e commentatore televisivo di golf. Amo e racconto il cibo, quello schietto, vero e senza fronzoli. Scrivo di luoghi, persone, vino, rum e distillati e, quando capita, di politica
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