04-02-2026

La Nuova Roma è un inno alla golosità bolognese

La famiglia Nanni splende tra Zola Predosa e Sasso Marconi. Incredibile la cantina di Omar e la varietà di primi e di carni

Amate la tradizione bolognese? Perfetto. Prenotate alla Nuova Roma, aperta nel 1968 e giunta a noi in tutto il suo splendore goloso rossoblù, non pensate affatto a carbonare e amatriciane. Il riferimento è Zola Predosa e le colline alle sue spalle, anche se il comune sarebbe Sasso Marconi da non considerare perché vi porterebbe fuori strada. Morale: usate con attenzione il navigatore. A essere precisi, la creatura della famiglia Nanni, in particolare le sorelle Marinella e Patrizia, cucina quest’ultima con il nipote Omar a governare sala e cantina (superba), se ne sta in via Oliveta 87 lungo la strada per Calderino, info e prenotazioni +39.051.6760140, info@ristorantenuovaroma.it, chiuso per turno martedì e mercoledì.

Oggi, la Nuova Roma vede le sorelle Nanni, Marinella e Patrizia, mandare avanti il locale con la stessa passione e amore tramandato loro dai genitori. In cucina le preparazioni sono di Patrizia e di Elvina, la moglie di Omar. La sala invece è il regno di Marinella e di suo figlio Omar, appena citato. Tutti fedeli agli insegnamenti di quelli che chiamano i “Nonni maestri”.

Sul biglietto da visita è scritto La tradizione, il territorio, le stagioni e adesso è il momento dei funghi, in insalata, trifolati, alla brace. Una domenica, l’ultima di settembre, nel segno dei Panini di strèia con mortadella artigianale; Insalata di porcini, sedano e parmigiano; Tortellini in brodo di manzo e gallina… e questa è la loro morte; Tagliatelle con ragù di prosciutto da rinascere in orbita attorno al globo; Strette (alias tagliatelle, ndr) bollite nel brodo con funghi galletti; La brace, un ricco misto con salsiccia, fegatelli, tagliata, pancetta, capocollo e castrato (almeno per due persone); Gelato alla crema affogato nel caffè. Una certezza: Bontà tòt i dé, tutti i giorni.

Trascrivo: «La tradizione, il territorio, le stagioni. La tradizione che… per noi è la cucina bolognese perché, negli anni ci è stata tramandata con amore, convinzione e passione. Il Territorio… che è l’Emilia Romagna perché ci permette di dare identità e tipicità ai piatti da noi eseguiti cercando di trasmettere i sapori bolognesi di una volta. Crediamo nella nostra tradizione e cerchiamo di trasmettervela, rispettandola per quello che si è stato insegnato con amore dai nostri “nonni maestri”».

Se avete dei dubbi sulla golosità della cucina bolognese svaniranno se vi fermate qui, pranzo o cena l’effetto è assicurato, meglio ancora se prenotate, ad esempio per non perdervi le Lasagne verdi alla bolognese (minimo per 6 persone).La carta riporta tante voci e questo stupisce molte persone perché i più associano la tradizione a una scarsità di idee e di conseguenti esecusioni. Qui non è affatto così. Prendiamo in considerazione le strie che non sono delle tagliatelle, bensì delle tipiche focacce sottili e croccanti emiliane, in particolare modenesi, anticamente usate per testare la temperatura del forno a legna, Si distingue per la sua consistenza croccante, spesso condita on olio, strutto e sale, ideale da gustare da sola, come sostituto del pane o con salumi, nel mio ultimo caso, poco prima di Natale, con mortadella artigianale Simona. Manca poco alle Olimpiadi di Milano e Cortina, così scendo zigzagando tra diverse voci della carte, le più brillanti come deve essere uno slalom a cinque cerchi. “Tortellini in brodo di manzo e gallina… Ma noi ve li facciamo anche alla Panna. Non chiedetici i tortellini al ragù, tanto non ve li facciamo perché il tortellino va rispettato. Spaghetti al Tonno. E làsa chi dègan… questo è il vero spaghetto alla Bolognese. Cotoletta alla Bolognese e, in alterntiva, Cotoletta Sbagliata, senza il re prosciutto, ma con la regina mortadella. La Bistecca, ovvero una Fiorentina alla brace spessa almeno tre dita altrimenti è un paillard, un taglio che, personalmente, ho sempre detestato sia per la consistenza sia per il sapore.


Cibi Divini

I ristoranti di tutto il mondo raccontati nel Giornale da Paolo Marchi dal febbraio 1994 all’inverno 2011. E dalla primavera per i lettori del sito identitagolose.it

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