Erste+Neue, quando nel bicchiere ci sono le montagne

Il kellermeister Andrea Moser racconta la linea Puntay: «Voglio trasmettere la mia idea di verticalità nei vini»

05-04-2021
Puntay è la linea top di Erste+Neue, storica cant

Puntay è la linea top di Erste+Neue, storica cantina sociale dell'Alto Adige. Nuovo look per le etichette, ma non solo: l'idea è di valorizzare le montagne

Puntare in alto. Puntare alle montagne.

Non è solo una questione di nuovo packaging, di rimodernamento della grafica: la scelta della storica cantina sociale Erste+Neue è chiaro: dare una connotazione precisa alla filosofia di realizzare vini di montagna, che all’assaggio possano ricordare da subito le Dolomiti e, in generale, l’Alto Adige.

Il kellermeister Andrea Moser sulle rive del lago di Caldaro

Il kellermeister Andrea Moser sulle rive del lago di Caldaro

Proprio per questo il kellermeister Andrea Moser, da quando ha preso in mano le redini della produzione della Erste+Neue nel 2016, a seguito della fusione che avvenne proprio quell’anno con Kaltern Kellerei, ha sempre avuto chiaro in mente cosa fare, guardando alla linea Puntay come l’eccellenza da preservare e, possibilmente, da migliorare ancora.

Andrea Moser è un kellermeister (ci teniamo a questo termine, mentre enologo risulta essere riduttivo) che non smette mai di fare ricerca, di approfondire, di valutare ogni scelta meticolosamente: dalla prima potatura nelle vigne dei soci fino all’etichetta attaccata all’ultimo vino imbottigliato, vuole andare a fondo, per trovare la soluzione migliore.

Le Dolomiti: Erste+Neue vuole trasmettere l'idea dei vini di montagna

Le Dolomiti: Erste+Neue vuole trasmettere l'idea dei vini di montagna

Non importa, quindi, se si tratta di un’azienda storica, tradizionale: anche la Erste+Neue, nata nel 1900 con Erste (traduzione: “prima”), alla quale si è unita nel 1925 la Neue (“nuova”) quindi guarda al futuro. Azienda cooperativa, sì, ma con una mentalità moderna.

La maggior parte dei soci della Erste+Neue si trova attorno al lago di Caldaro, ma alcuni appezzamenti si trovano anche nella Valle Isarco, a Montagna o a Termeno. «Ciò che contraddistingue la nostra produzione – spiega Andrea Moser – sono le montagne. Abbiamo vigne che arrivano anche a 900 metri di altitudine. Per la linea Puntay abbiamo sei vini, che sono Pinot Bianco, Chardonnay, Sauvignon Blanc per i bianchi e Kalterersee, Pinot Nero e Lagrein per i rossi. Sei sono, e sei rimarranno». Una scelta precisa, per valorizzare le peculiarità di ogni singolo vigneto.

La cantina storica

La cantina storica

La scelta di puntare sulle montagne è stata tradotta anche dalle nuove etichette e dal logo. «Abbiamo ripreso le scritte che facciamo a mano sulle botti e sulle barriques per identificare i vini – spiega Andrea Moser - A fianco abbiamo aggiunto un piccolo rettangolino rosso con l’hashtag #peakmoments. Per i rossi abbiamo scelto il blu del grembiule tipico dell’Alto Adige. Il logo, che è in bianco per la linea classica e in oro per Puntay, rappresenta invece le nostre montagne».

«Per quanto riguarda i vini – sottolinea ancora il kellermeister di Erste+Neue – non abbiamo fatto grandi cambiamenti. Voglio cercare di trasmettere la mia idea di verticalità nei vini, che è un’unione tra analisi e sensazioni. In sostanza voglio fare vini partendo da uva matura, con una giusta quantità per ettaro (per il Puntay le rese che erano già basse sono state ulteriormente abbassate) e con ottima acidità. L’enologo, in cantina, devo poi solamente dare la giusta direzione affinché si arrivi al risultato sperato. Per esempio, utilizzo una fermentazione spontanea guidata, utilizzando all’inizio i lieviti indigeni dell’uva, e nella parte finale i lieviti selezionati, per completare la fermentazione. Voglio che i vini siano perfettamente secchi».

Le bottiglie degustate

Le bottiglie degustate

Puntay, anche come gioco di parole, vuole puntare in alto. E il risultato si nota nel bicchiere: lo Chardonnay 2019, con fermentazione e affinamento per 9 mesi in botte grande di rovere francese, è un vino molto diretto, dove la sapidità regna sovrana e che trasporta figurativamente lo sguardo alle Dolomiti. Il Sauvignon 2019, sempre della linea Puntay, con un affinamento di 12 mesi in botte grande, è molto diretto, ricco al naso, ma per nulla grasso in bocca, mantiene uno slancio e un freschezza notevoli, che lo rendono lungo e piacevole.

«Quando si lavora con Sauvignon e Chardonnay – evidenzia Moser – il rischio è sempre quello di scimmiottare i francesi. Io ho studiato anche a Chateau Margaux, e proprio i francesi mi hanno insegnato che i vini devono essere buoni adesso e fra 10 anni». Ed è questo l’ambizioso obiettivo del kellermeister altoatesino. Oltretutto, per lo Chardonnay, sta effettuando alcuni esperimenti con il Clayver, anfore tecniche in ceramica: «Questo per avere l’ossigenazione, ma non il legno», precisa ancora Moser.

Andrea Moser con il tipico grambiule blu altoatesino

Andrea Moser con il tipico grambiule blu altoatesino

Solo sul Pinot Nero potrebbe essere dedicato un articolo a parte. «Sono sempre insoddisfatto dei miei Pinot Nero – sottolinea ancora il kellermeister – Io non voglio che ci siano alcol estremi, che non siano delle marmellate, ma punto sulla freschezza e sulla beva… Ecco, un Pinot Nero con 15% alcol faccio fatica a berlo. E poi è un vino che ha bisogno di tempo».

Proprio per questo il Pinot Nero 2020 della linea classica e il Puntay Riserva 2018 devono essere assolutamente considerati come delle anteprime di vini che hanno necessità, appunto, di tempo e di pazienza. Sta di fatto che il Pinot Nero 2020 è un vino che si esprime subito molto bene per la freschezza e la nitidezza del frutto rosso: è una bottiglia immediata, spensierata, senza troppi fronzoli.

Vigne e montagne: un connubio perfetto

Vigne e montagne: un connubio perfetto

Di diverso spessore, ovviamente, il Pinot Nero Riserva Puntay 2018: viene realizzato con una fermentazione tradizionale preceduta da macerazione a freddo, e un parziale utilizzo di grappolo intero, con successivo affinamento in barrique, acciaio e Clayver per 15 mesi.

Ci troviamo di fronte a una di quelle bottiglie che sono già buone ora (anche se qualche mese di affinamento ulteriore in cantina non può che fare bene) e che si prospettano grandiose per il futuro, dove i classici sentori di ciliegia matura si uniscono a note floreali e speziate. Gentile ed energico allo stesso tempo, in bocca il vino mantiene quella salinità che è un po’ il leitmotiv della linea Puntay. Che fa pensare alle montagne.


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