Monte del Frà e una famiglia che crede nel Custoza dal 1958

Focus su un vino spesso sottovalutato. Marica Bonomo: «Ecco i nostri principali bianchi, dal più fresco al più complesso»

20-03-2021
La famiglia Bonomo riunita in cantina

La famiglia Bonomo riunita in cantina

Una famiglia che crede nel Custoza. Da oltre 60 anni. Una scelta per certi versi coraggiosa, quella che spinse nel 1958 Massimo Bonomo a dedicarsi alla produzione di vini a Sommacampagna, facendo nascere Monte del Frà,  e che ora prosegue grazie all’impegno della sua famiglia. Le redini dell’azienda sono in mano ai figli, Eligio e Claudio: Eligio è “l’uomo della vigna”, il fratello Claudio l’enologo, Marica (figlia di Eligio), Massimo e Silvia (figli di Claudio), responsabili rispettivamente di export e comunicazione, cantina, ospitalità e social. Luigina e Miria, rispettivamente mogli di Eligio e Claudio, supervisionano il punto vendita, situato in sede a Monte Del Frà.

La cantina si trova a Sommacampagna

La cantina si trova a Sommacampagna

Ci troviamo a Sommacampagna, in provincia di Verona, in un’area che un tempo ospitava un antico convento dei frati (da qui prende il nome). «Tutto nasce da mio nonno – spiega Marica Bonomo - Ora abbiamo 137 ettari più altri 37 in affitto. Nasciamo come azienda che produce Custoza, poi ci siamo sviluppati in altre zone, cioè il Lugana e la Valpolicella. Collaboriamo dal 2006 con Claudio Introini, con il quale abbiamo avuto da subito una sinergia di visioni». Introini è noto, come enologo, per aver lavorato soprattutto in Valtellina, con il Nebbiolo (o meglio la Chiavennasca) e con la produzione degli Sforzati.

Ma qui si parla di bianchi, o meglio, di un vino bianco da uvaggio. Sono tre le uve principali per la produzione del Custoza: la Garganega, il Cortese (qui chiamata Bianca Fernanda) e il Trebbianello. «Nella nostra area – spiega Marica Bonomo - abbiamo terreni che hanno molti sassi bianchi, che conferiscono mineralità».

I tre vini degustati: Custoza, Ca' del Magro e Garganega

I tre vini degustati: Custoza, Ca' del Magro e Garganega

Per capire la filosofia dell’azienda sono stati assaggiati i tre vini bianchi più rappresentativi. Prima di tutti il Custoza 2019, dove oltre ai vitigni “tradizionali”, è stato inserito l’Incrocio Manzoni bianco «in una percentuale di circa il 7%, in quanto pensiamo che possa dare un equilibrio maggiore». Il risultato è un vino volutamente fresco, immediato, con note floreali e agrumate. Ed è questo l’obiettivo di questo vino, del quale vengono prodotte circa 500mila bottiglie, con un prezzo a scaffale che varia tra i 6 e i 9 euro.

Se si cerca un “livello più alto”, bisogna passare al Cà del Magro Custoza Superiore 2018. «Nelle prime annate – ricorda Marica Bonomo - abbiamo lavorato con un passaggio in legno, poi siamo andati in sottrazione, per renderlo elegante e sofisticato, ma anche minimalista. Per andare all’essenza». E Claudio Introini ha integrato: «Il concetto già in vigna è quello di fare un bianco che potesse affrontare più anni. Qui abbiamo una percentuale di Incrocio Manzoni che incide maggiormente, circa il 14%».

«Abbiamo insistito molto per inserire l’Incrocio Manzoni nel disciplinare – sottolinea Marica Bonomo – e crediamo che sia stata una scelta giusta, per dare un maggiore equilibrio ai vini».

E in effetti il vino ha una grande eleganza, mantenendo una discreta intensità aromatica, con note agrumate fresche, una parte di erbe officinali, un tocco di floreale, mentre al sorso mantiene è supportato da acidità e sapidità ben equilibrate, con una lunghezza notevole. Ne sono prodotte dalle 60 alle 80mila bottiglie all’anno, per un prezzo che si aggira tra i 15 e i 18 euro.

Marica Bonomo in azienda

Marica Bonomo in azienda

Diverso, infine, il discorso riguardante la Garganega. «Abbiamo un terroir più vicino al Lugana, ma con la mezza pergola tipica del Custoza. Quando Introini venne in azienda, vide queste uve e ne fu innamorato». «Arrivavo dalla Valtellina – ricorda l’enologo - allora ho pensato: perché non proviamo con la recisione del tralcio? Era il 2006 e fu un successo». In pratica voleva riportare quanto provato in Valtellina sui rossi su un vitigno a bacca bianca.

«Quella di Garganega è un’uva che anche alla vista è molto bella – ha raccontato Marica Bonomo – E l’idea di Introini si univa alla voglia di sperimentare di mio papà». Così naque il progetto legato a questo vino, con il 60% dei grappoli che viene reciso circa 6 o 7 giorni prima della piena maturazione, per mantenere una buona acidità. E qui rimangono per un periodo dai 10 ai 20 giorni. Il risultato, per la Colombara Garganega Igt 2016, è un vino molto profondo, con note di frutta matura e di frutta secca, mentre in bocca è piuttosto ricco ed espressivo. In questo caso la produzione è di sole 6mila bottiglie, per un prezzo tra i 20 e i 22 euro.


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