Il presidente di Ais Lombardia e la didattica nei giorni della pandemia

L'impegno di Hosam Eldin Abou Eleyoun, che invita a sostenere la ristorazione «andando a mangiare fuori ogni volta che possiamo»

14-12-2020
Hosam Eldin Abou Eleyoun, dal 2018 presidente di 

Hosam Eldin Abou Eleyoun, dal 2018 presidente di Ais Lombardia

Hosam Eldin Abou Eleyoun entra nell’Associazione italiana sommelier nel 2001 e diviene delegato di Milano nel 2010. Presidente dal 2018 di Ais Lombardia, è un personaggio molto conosciuto nel mondo del vino per la gentilezza e la preparazione che lo collocano tra le figure associative più autorevoli. Una laurea in Chimica e una carriera da commerciante di pietre preziose svolta nel suo paese d’origine, l’Egitto. L’arrivo a Milano è stato per amore, un viaggio senza ritorno per raggiungere la sua futura moglie.

Il primo lockdown ha inferto un duro colpo ad Ais Lombardia, che però si è rimboccata le maniche subito: «Il primo lockdown è stato inaspettato. Nessuno aveva previsto un blocco così lungo, con continui rinvii sul ritorno in aula. Da subito abbiamo organizzato lezioni online per i soci delle scuole alberghiere. A seguire sono state concertate lezioni di ripasso per tutti i livelli toccando vari argomenti come le tecniche di degustazione, approfondire i vini spumanti, passiti e dolci. Ci siamo inventati eventi digitali per tenere compagnia ai soci. Ammetto con orgoglio che tutte le iniziative hanno avuto successo coinvolgendo tanti partecipanti. In questo momento le lezioni si susseguono solo per la parte teorica in attesa del ritorno, in presenza. In aula è necessario per svolgere la parte pratica».

Come vede il mondo del vino oggi e cosa pensa sia necessario fare per il futuro?
È un momento di grande crisi. Gli sforzi dei produttori non bastano da soli: serve aiuto da parte del governo a tutto il settore, dai ristoranti alle enoteche, ai distributori. Vendere online fa la sua parte ma non è la panacea. È necessario ampliare la comunicazione del vino in modo corretto e trasparente, supportati da un’adeguata preparazione e una vera esperienza nel campo della degustazione.

Nei tre livelli Ais si portano avanti si approfondiscono gli argomenti con visite alle aziende e incontri con i produttori e abbinamenti pratici cibo/vino. Come avete fatto?
A oggi il problema vero sono le degustazioni, che richiedono la presenza: c’è sempre una minima differenza tra una bottiglia e l’altra. La nostra didattica impone che i vini debbano essere serviti a una certa temperatura. Certo, per il terzo livello si aggiunge anche la problematica di servire i piatti uguali a tutti, esattamente come il vino. L’abbinamento tra cibo e vino è materia di studio oltreché piacere della tavola. Ad oggi nessuna organizzazione può garantire un servizio del genere per un numero così alto di frequentatori di corsi come i nostri.

In questo periodo avete elaborato anche altri progetti fuori dalla didattica?
Sono momenti di lunghe riflessioni, che ti danno la forza e l’energia per andare avanti. Siamo al lavoro su progetti che ci avvicineranno a produttori e a ristoratori, una volta superata questa pandemia.

Qual’ è la prima cosa che farà non appena ci sarà la possibilità di muoversi?
Farò due cose: visitare le aziende per testimoniare la vicinanza, sia personale sia quella di Ais Lombardia, e, contemporaneamente, andare a pranzo o cena in tanti ristoranti. Dobbiamo dare un supporto e un contributo a un settore che sta soffrendo; anche se ho la convinzione che tornerà più forte di prima.


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