Note su Insolitus, ossia lo sguardo di Abbazia di Novacella rivolto al futuro

La storica realtà sudtirolese e un nuovo spazio sperimentale: nascono tre vini innovativi rispetto alla produzione "classica"

20-07-2020
I tre vini della nuova linea Insolitus di Abbazia

I tre vini della nuova linea Insolitus di Abbazia di Novacella, in Sud Tirolo

Insòlito è un aggettivo che deriva dal latino insolĭtus, ossia "non solito" o "diverso dal solito e dal normale", ossia fuori dell’ordinario. Nome adatto a identificare e delineare la nuova linea di vini che Abbazia di Novacella, la storica realtà altoatesina nata nel 1142, ha presentato alla stampa di settore. Un vero e proprio nuovo spazio sperimentale, dove i punti fermi sono l’innovazione e il desiderio dell’azienda di percorrere strade differenti rispetto alla sua produzione "classica".

Così come sottolineato da Werner Waldboth, direttore vendite di Abbazia di Novacella«l’approccio artigianale che da sempre contraddistingue la nostra filosofia, sia qui a Novacella che nella tenuta Maklhof a Cornaiano, pensiamo sia coerente anche con il desiderio di voler innovare, senza mai accontentarsi dei risultati raggiunti. Solo in questo modo è possibile interpretare i cambiamenti in atto che esigono scelte oculate e attente. L’innalzamento delle temperature, il desiderio di perseguire la strada della sostenibilità ambientale, nonché la continua ricerca di vini che uniscano complessità, forte impronta territoriale e bevibilità, ci hanno spinto a voler trovare un nuovo spazio dove poter sperimentare con lungimiranza e coerenza. La lunghissima storia e la tradizione che abbiamo alle spalle, inoltre, ci consentono di poter intraprendere questo viaggio all’interno di un percorso saldo e ben strutturato».

La tenuta Maklhof a Cornaiano, di Abbazia di Novacella

La tenuta Maklhof a Cornaiano, di Abbazia di Novacella

Nascono così tre nuove possibilità di espressione assolutamente personali, ma in qualche modo radicate, che vogliono interpretare e rafforzare il legame con il territorio di origine, esplorando nuovi percorsi. Si tratta di una serie di vini a produzione limitata, sempre diversi, sia nella scelta dei vitigni, sia nelle modalità di vinificazione.

Vedono così la luce Ohm, Quota e Hora, questi i nomi delle tre nuove etichette che contano una produzione esigua, 1.350 bottiglie per Ohm Bronner 2019, 1.700 per Quota Pinot Bianco 2018 e 1.500 per Hora Orange Wine. Una linea che si rivolge esclusivamente al canale Horeca, ma che punta su livelli qualitativi molto alti, senza perdere il legame con il contesto e naturalmente con la volontà e con lo spirito della ricerca e del “gioco”.

Ohm Bronner 2019 Mitterberg Igt

Ohm Bronner 2019 Mitterberg Igt

L’Ohm Bronner 2019 Mitterberg Igt è ottenuto con il vitigno Bronner, una della varietà più storiche dell’universo PIWI – acronimo di pilzwiderstandfähige, vitigni resistenti alle malattie fungine – nato in Germania nel 1975 presso l’Istituto di Ricerca di Friburgo. È un vino che porta un nome carico di significato, corredato dal simbolo che indica l'unità di misura della resistenza elettrica a livello internazionale. Si tratta della prima esperienza di Novacella con un vitigno resistente, scelto prima di tutto per il suo essere una varietà a maturazione tardiva, ideale quindi per i vigneti che si trovano nella tenuta di Maklhof ad Appiano, dove le temperature medie sono più alte e con questo vitigno è possibile ottenere un vino dal grado alcolico contenuto e al contempo dotato di un’ottima acidità.

L’Ohm Bronner 2019 Mitterberg Igt fermenta in vasche di acciaio, dove matura per circa 6 mesi prima dell’imbottigliamento; i vigneti sono giovanissimi. Si trovano a un’altitudine di circa 400 metri, in terreni ricchi di depositi morenici permeabili e su una base porfirica, aspetto che riesce a dare vita a un vino fresco con acidità spinta e intriganti note speziate e fruttate. Bronner è una varietà interessante tra quelle resistenti: ha il passo di quelle tradizionali, una tensione che ravviva l'assaggio e dà verticalità. Ricorda alcuni chardonnay più freschi o un pinot bianco di altura. Gioca su una carica aromatica che riprende le caratteristiche di vitigni simili di questa area, parliamo di fiori di campo e di agrume, con una componente verde molto rinfrescante, segnata da note di lime e cedro. Inoltre questo vino riesce a trattenere tensione e complessità anche al palato, risultando elegante e sottile, snello e scorrevole e con un bel nerbo acido.

Quota Pinot Bianco 2018 Alto Adige Doc

Quota Pinot Bianco 2018 Alto Adige Doc

Il Quota, Pinot Bianco 2018 Alto Adige Doc, esprime invece un vitigno che in Alto Adige è riuscito da sempre a trovare un terroir in grado di valorizzarlo, raggiungendo espressioni d'eccellenza. Il nome “Quota”, scelto per questa referenza, identifica la provenienza del vigneto di Pinot Bianco più a settentrione dell’Alto Adige, siamo a 650 metri sul livello del mare, una vigna ripida e formata da terrazzamenti che poggiano su suoli composti da depositi morenici permeabili.

Il primo approccio ci rimanda alla Francia, viste le note burrose e avvolgenti, cariche e complesse; olfatto e palato giocano molto su note boisè. È un vino di annata calda, la 2018, da qui l’idea di farlo fermentare in legno per dargli struttura, con la malolattica svolta che lo rende cremoso e rotondo, con un centro bocca scattante. Il legno non vuole essere protagonista, ma conferire equilibrio e robustezza; fresco, generoso, elegante, gioca di fioretto e accompagna il sorso verso un finale di buona persistenza gustativa, che con qualche anno in più troverà senza dubbio una sua piena maturità espressiva.

Hora Orange Wine 2015

Hora Orange Wine 2015

L’Hora Orange Wine vendemmia 2015 chiude il trio. Anche qui il vitigno protagonista è simbolo della Valle Isarco, il Sylvaner, ma stavolta la sfida affrontata dall’Abbazia di Novacella sta nella gestione del tempo, attraverso la realizzazione di una versione macerata. «Tempo e pazienza: sono questi i due segreti di questo nuovo vino, caratterizzato da una trama olfattiva di grande complessità e originalità» afferma Celestino Lucin, l’enologo dell'Abbazia.

Il risultato è un un Sylvaner materico, inizialmente ritroso e introverso all’olfatto ma che, con l’ossigenazione nel calice, rilascia sensazioni agrumate e citriche. Il sorso è deciso, fresco e complesso, con una chiusura che denota un’acidità sapida, espressiva della forza del vitigno.

In sintesi: sono tre espressioni enologiche molto diverse che si raccontano in modo pulito e interessante, il cui messaggio vuole essere quello di puntare ad avere vini espressivi e di carattere, che riescano a contenere il grado alcolico, senza diventare banali, mantenendo un equilibrio identitario.


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