La famiglia, l'azienda, il mercato: il mondo Allegrini progetta il futuro

Parla Marilisa Allegrini: confido nella scienza per superare l'emergenza. Per noi due vantaggi: avere nostra manodopera qualificata e l'aver differenziato gli sbocchi commerciali

25-04-2020
Marilisa Allegrini, al centro, con le figlie Carlo

Marilisa Allegrini, al centro, con le figlie Carlotta e Caterina Mastella. Ossia sesta e settima generazione di una dinastia del vino partita dalla Valpolicella

Il quartier generale Allegrini si trova a Fumane, un piccolo comune vicino a Verona, nel cuore della Valpolicella dove si trova Villa della Torre, un palazzo fiabesco del Cinquecento circondato da vigneti. Poco distante sorge la cantina dove lavorano Marilisa Allegrini con il fratello Franco, winemaker di fama internazionale, e la nipote Silvia, figlia del fratello Walter, scomparso prematuramente nel 2003. Da qualche anno sono supportati dai millennials di casa, Caterina e Francesco, la settima generazione.

Fu Giovanni Allegrini, padre di Marilisa, Franco e Walter, a rendere protagonista nel mondo del vino un’area geografica a pochi chilometri dalla città scaligera. Con intuizioni geniali. Marilisa iniziò un percorso aziendale più vocato alla promozione e vendita dei vini, partendo dall’Italia per arrivare in tutto il mondo: una signora del vino con la valigia in mano per una vita scandita da innumerevoli viaggi.

La tenuta di Allegrini denominata San Polo, a Montalcino in Toscana

La tenuta di Allegrini denominata San Polo, a Montalcino in Toscana

Negli ultimi anni gli Allegrini hanno investito prima in Toscana, a Montalcino e a Bolgheri mentre, recentemente, hanno acquistato dei vigneti in Lugana. Dopo lo scoppio dell’emergenza Covid-19, Marilisa è rimasta nella sua casa di Verona. Come tutti si trova bloccata tra le mura domestiche intenta a programmare il presente con le nuove modalità digitali. Le abbiamo domandato dove si trovava all’inizio del lockdown italiano: «In verità all’inizio di febbraio ero in America, poi andai al Vinexpo a Parigi per poi fare un breve passaggio in Russia. Rientrai in Italia per le anteprime toscane di Benvenuto Brunello in rappresentanza della nostra azienda, San Polo, di Montalcino. Erano i giorni in cui esplodeva il caso Codogno. Ricordo perfettamente il mio arrivo per le degustazioni delle nuove annate. Dapprima tutto appariva come le solite anteprime, ma avvertivo un insolito senso di insicurezza legato agli assembramenti che sono tipici della manifestazione. Il sabato partecipai, la domenica decisi di tornare in Veneto, prima del previsto. Il giorno seguente mi recai in ufficio per sbrigare le urgenze. Portai a casa tutto quanto necessario per portare a casa dall'ufficio tutto quanto mi sarebbe potuto servire. Siamo qui dal 9 marzo, oltre un mese di fermo e una situazione lavorativa che evidenzia uno scenario davvero molto complesso».

Marilisa Allegrini

Marilisa Allegrini

Le vostre cantine di Fumane e in Toscana sono operative?
«Certo, abbiamo immediatamente pensato alla sicurezza del personale e ci siamo adeguati alle nuove normative igienico-sanitarie, oltre alle misure di distanziamento. Per fortuna gli spazi non mancano e ogni sera sanifichiamo con l’ozono. Per la campagna nulla cambia perché la natura non si fa contagiare dal virus. Nel corso degli anni abbiamo deciso di investire sulla manodopera stagionale cercando di trovare una soluzione imprenditoriale che potesse nel contempo garantire loro un'occupazione tutto l’anno e dare a noi la sicurezza di poter contare personale di campagna qualificato e fidelizzato. Abbiamo assunto molti lavoratori stranieri che ormai vivono stabilmente in Italia, perlopiù macedoni e rumeni. Formano squadre di persone con ottima manualità per la selezione dei germogli e in vendemmia. A Bolgheri, inizialmente, ci affidavamo invece al supporto delle cooperative; poi abbiamo deciso di stabilizzare un nostro gruppo di dipendenti, perché preferiamo una continuità. Oggi questa scelta del passato ci garantisce un lavoro impeccabile in campagna senza il problema che molti colleghi stanno vivendo per l’assenza di manodopera».

Come è cambiata la situazione commerciale del vino e cosa pensa delle vendite online?
«È molto difficile fare delle previsioni mentre la ristorazione è completamente in ginocchio. Dal punto di vista commerciale siamo fermi, oggi va molto forte l’online e la vendita in enoteca al dettaglio. C’è stato un recupero delle consegne a domicilio e questo può cambiare le prospettive. È difficile quantificare i danni patiti dal settore Horeca; ci auguriamo una rapida ripresa. Speriamo che la natura ci aiuti e ci permetta di fare una buona vendemmia».

Come stanno lavorando i vostri collaboratori?
«In cantina si è stilato un piano di lavoro per portare avanti le operazioni abituali; negli uffici abbiamo adottato, come molti altri, lo smart working. Ogni sera è prevista una sanificazione di tutta l’azienda, uffici compresi, perché chi segue l’amministrazione viene a Fumane per assolvere le scadenze fiscali che, ahimè, il Covid-19 non ha bloccato. Villa della Torre è invece il nostro luogo dell'ospitalità: qui tutti gli eventi a calendario sono stati annullati e chissà quando potremo riprendere con le attività. Ai nostri dipendenti abbiamo chiesto se volevano andare in cassa integrazione o lavorare in campagna: ognuno ha fatto la propria scelta. Sono parte delle nostra famiglia e li supportiamo, sempre. Siamo convinti che lavorare nei campi nobiliti, sia un’ottima formazione per tutti coloro che operano nel mondo del vino».

Villa della Torre

Villa della Torre

Come ha reagito il mercato estero? 
«Ci sono mercati che in verità non hanno mai subito alcun arresto, come i monopoli scandinavi dove il 90% dei vini si vende nelle botteghe e in enoteca. Noi abbiamo un mercato bilanciato, per fortuna, non tutto è spostato sul canale Horeca. Questo ci permette di mantenere un certo equilibrio. Inoltre, la scelta di avviare una partnership con il colosso americano Gallo - che ci cura l’importazione per tutti gli Stati Uniti d’America - è una garanzia fondamentale. Forse più che mai oggi le scelte del passato ci fanno capire il vantaggio del presente. Questo non elimina la mia preoccupazione per ciò che stiamo vivendo. Confido molto nella scienza che farà il suo lavoro. Lo farà bene, anche se le incognite restano tante».

Come prevede che cambierà il mondo del vino dopo questa emergenza sanitaria?
«Il lavoro della nostra azienda sul mercato è sempre stato di cercare legami stabili, forte affidabilità dei clienti e sinergie multiple. Cambierà tutto il nostro approccio ai viaggi. Di certo non prenderò 150 aerei l’anno, non credo di poterlo fare. Cercherò di selezionare le cose più importanti perché temo il costo elevato degli spostamenti aerei. Da veronese, mi auguro un Vinitaly 2021 straordinario, un’edizione che rimarrà storica. In effetti sarebbe un grande segnale di ritorno a quella convivialità che comincia a mancarci».

Come vive la sua quarantena con le sue figlie Caterina e Carlotta lontano da lei?
«Caterina è rimasta a Villa della Torre, si è isolata in una parte del palazzo. Come nelle fiabe, si muove di sera quando la villa è vuota, passeggia nei vigneti e riassapora il clima che la natura le regala. Carlotta, il medico di casa, è in una delle nostre tenuta in Toscana, a Montalcino. All’inizio del lockdown si trovava con il suo fidanzato in California ma ha deciso, in fretta e furia, di rientrare a San Polo in totale sicurezza. Ci videochiamiamo... Ma non vedo l’ora di poterle riabbracciare».


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