Tutta la magia del single malt, in 3 distillerie

Dewar’s, Talisker e Tobermory raccontano la direzione imboccata dal whisky scozzese nell'ultimo ventennio

12-04-2020

Le distillerie scozzesi hanno attraversato nei secoli periodi di tassazioni altissime imposte dall’Inghilterra, la condizione di illegalità e clandestinità  - anche molte di quelle attualmente in funzione lo sono state - due guerre mondiali, la grande depressione e il proibizionismo, fino alla crisi degli anni ’70-’80, quando praticamente tutte chiusero i battenti, e al ritorno in auge dell’ultimo ventennio a opera di gruppi multinazionali che le hanno rilevate e rilanciate sul mercato.

Dewar’s, Talisker e Tobermory sono tre distillerie molto diverse che possono illustrare, per sommi capi, la direzione presa dal whisky scozzese che parla la lingua del single malt: la prima è un caso di successo commerciale clamoroso nella prima metà del Novecento, la seconda esemplifica l’ascesa di un marchio che si muove su prodotti di alta gamma e con una identità territoriale assai precisa; la terza è esempio di una piccola realtà di forte storicità che si appresta, dopo alterne fortune, a tornare in pista.

Dewar’s è un whisky market-oriented. Viene prodotto nella distilleria di Aberfeldy, alle porte delle Highlands, sul fiume Tay. Aperta nel 1896, deve il suo successo alla brillante coppia di fratelli Thomas - eccellente comunicatore - e Alexander Dewar, che furono fra i primi imprenditori di spirits a decidere di aumentare la quantità e la qualità del loro single malt usato non solo per produrre, ma anche per segnare con le sue specifiche note i blend aziendali che costituiscono tuttora la maggior parte della produzione. Ai blend, negli ultimi anni, si è affiancato anche un single malt che prende il nome dalla distilleria e dal villaggio di Aberfeldy, che consente di affrontare anche segmenti di mercato superiori. Dal 1998 proprietà del gruppo Bacardi, la distilleria offre ai visitatori un percorso multimediale in cui viene riassunta in 40 minuti la storia del marchio e l’evoluzione del concetto dei whisky Dewar’s, oggi selezionati dalla Master Blended Stephanie J. Macleod, una delle poche donne in Scozia a ricoprire questo ruolo.

Talisker, fondata nel 1830 e unica distilleria ancora attiva sull’Isola di Skye, ha come payoff aziendale “made by the sea”. Nessuna frase descriverebbe meglio lo stabilimento, situato nel paesino di Carbost, sul fiordo di Loch Harport, nonché i marcatori principali comuni alle etichette di Talisker che sono la salinità e lo iodio, cui si aggiunge la torba tipica degli spirits delle isole. Di proprietà di Diageo, uno dei principali player nel mondo degli alcolici, Talisker produce circa 3 milioni di litri all’anno, in cui la comune matrice marina si declina in diverse etichette, iniziando da un 10 anni tra i più affidabili nella categoria, per giungere a prodotti invecchiati (i 18 o 25 anni) di grande complessità. La distilleria è anche meta di 60mila visitatori all’anno, che non si fermano di fronte al fatto che per raggiungerla è necessario percorrere alcuni km di single-track road in cui transita un’auto per volta.

A Tobermory sull’isola di Mull, incorniciato dalla baia e da un paesino di pescatori dalle case coloratissime, si trova uno degli stabilimenti storici, uno dei più antichi ancora operativi nella produzione di single malt. La distilleria, nata alla fine del Settecento come birrificio, ha vissuto un ciclo più complesso rispetto alle altre, con la chiusura a più riprese, una volta delle quali per oltre quarant’anni, fino all’attuale proprietà di un gruppo sudafricano. Nel 2017 è iniziata una fase di restauro degli alambicchi e del visitor center che, confortata da una produzione raffinata e di alta qualità che comprende anche un Gin con botaniche locali, la renderanno nel giro di pochi anni la principale attrazione dell’isola. Da Tobermory escono due tipologie di whisky differenti, l’omonimo 12 anni - in cui prevalgono il fruttato e la speziatura - e il Ledaig delicatamente smoky&peated, invecchiato per 10, 19 o 21 anni in diversi legni, con la notevole versione del 21 affinato in barili di Porto.

Nonostante la quasi totalità del whisky scozzese sia ancora costituito da blend, il single malt sta portando alla riscoperta un valore, quello del senso del luogo, che la progressiva industrializzazione della produzione aveva quasi abbandonato. E il recupero delle caratteristiche e specificità dei diversi lembi di questa terra, ognuna dal carattere così spiccato, trasferisce questo legame identitario nei whisky per il piacere degli appassionati.


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