Da Nord a Sud, tre vini naturali che ci hanno convinto

Friuli, Umbria, Sicilia: realtà distinte con in comune la qualità. I nostri appunti da Io Bevo Così, quinta edizione a Milano

04-02-2018

Vini naturali, vini di terra. Ma vini che raccontano anche e soprattutto l’uomo, storie di famiglie e di giovani capaci di avvicinarsi (o riavvicinarsi) al vigneto. Io bevo così – l’evento organizzato lunedì 22 gennaio da Andrea Sala e Andrea Pesce al Gallia Excelsior di Milano, giunto alla quinta edizione – ha richiamato 400 tra enoteche, distributori, esportatori da una parte, attività del settore ristorazione dall’altra.

Andrea Pesce e Andrea Sala

Andrea Pesce e Andrea Sala

Un incontro di regioni, anche di nazioni: oltre all’Italia, si sono lasciate scoprire Francia, Macedonia, Spagna, Austria e Slovacchia per oltre 600 etichette, esplorate da ristoratori e non solo. Con un anticipo gustoso, la cena di gala con gli chef resident del Gallia (il cui staff ha anche curato il servizio con la consulenza dei fratelli Cerea del Da Vittorio di Brusaporto), Vincenzo e Antonio Lebano, poi Davide Caranchini del Materia di Cernobbio, il cuoco greco Alexiou Vassili e Marco Viganò. Dessert firmato dal pasticciere Enrico Rizzi.

Vincenzo e Antonio Lebano

Vincenzo e Antonio Lebano

Davide Caranchini col suo staff del Materia

Davide Caranchini col suo staff del Materia

Durante il lunedì di degustazione, conferme e sorprese si sono lasciate esplorare ugualmente nel bicchiere, prima di tutto attraversando l’intera Penisola. Che siano regioni di frontiera, come il Friuli dove Luca Fedele riprende una vocazione familiare e torna in vigna, a Corno di Rosazzo. Tra le sue creature predilette, Clap  Blanc, uve di Malvasia istriana, riflessi dorati e personalità avvolgente: fermentazione spontanea e affinamento in cemento, che accomuna i bianchi mentre per i rossi si affianca l’acciaio. L’amore per ciò che si lavora e produce, ogni giorno, si traduce anche in una concimazione esclusivamente naturale.

Come avviene nella Casa dei Cini, a Pietrafitta, in Umbria: anche questa una storia di giovani che guardano indietro, a nonno Bonaventura negli anni Cinquanta. Clelia e Riccardo Cini, accanto ai loro vini, portano un gustoso fumetto che narra il percorso di famiglia. Passa pure da un’esclamazione della ragazza al padre mentre lo aiuta in campagna: «Babbo, però non ti aspettare che da grande faremo i contadini, eh».

Invece, ecco che i giovani riprendono l’attività e proprio sull’insegnamento del nonno: niente pesticidi, vigneti bio (la cantina è così certificata dal 2014). Tra le bottiglie, si guadagna una vetrina particolare Quattroà, che fa confluire fin nel nome quattro vitigni autoctoni: Sangiovese, Ciliegiolo Canaiolo e Aleatico. Tutto avviene in vigna: si scelgono le percentuali delle uve lì, e lì si raccolgono, lasciando poi fermentare il mosto per meno di una settimana e il vino un anno nell’acciaio.

Si scende, ancora, e a Marsala ecco la Casa Vinicola Ferracane: Fabio Ferracane, enologo, è il direttore tecnico. Qui la natura è una sirena che rispetta le promesse, visto che i vigneti si affacciano sulla riserva naturale delle Isole dello Stagnone. E la ci celebra anche facendo lo stesso con il passato contadino dell’isola, ad esempio con il Macerato, da uve Catarratto in purezza 100%. Un bianco che vive una macerazione sulle bucce per un periodo tra i 14 e i 20 giorni, e che trasmette nel profumo l’incontro di erba e mandorle.


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