Buona Calabria: la cucina intelligente di Giuseppe Romano al Me Restaurant di Pizzo Calabro

Cresce la scena food regionale. Anche grazie a questo indirizzo storico "reinventato" dalla coppia - sul lavoro e nella vita - formata dallo chef d'origini campane e da Eleonora Marcello, figlia dei ristoratori che proprio qui raggiunsero il successo

27-11-2021
Il team del Me Restaurant di Pizzo Calabro. Da des

Il team del Me Restaurant di Pizzo Calabro. Da destra Eleonora Marcello e Giuseppe Romano, ossia la coppia (nella vita e nella professione) alla guida della struttura, poi Alfredo Massaria, Nicola Artusa, Maria Concetta Crispino

La cucina calabrese è in bella crescita, lo testimoniano di recente le stelle spuntate finalmente su due locali sui quali abbiamo scommesso raccontandovene da tempo la qualità, l’Hyle sulla Sila, leggi qui, e il Luigi Lepore a Lamezia Terme, leggi qui. Uno degli aspetti più curiosi di questa crescita è il fatto che risulti piuttosto sparpagliata sul territorio, dal Pollino all’Aspromonte, quasi che ogni località di richiamo possa fregiarsi di un proprio bel ristorante di riferimento. Se raggiungiamo uno dei tratti di costa più belli del Vibonese, nei pressi della caratteristica cittadina di Pizzo Calabro, troviamo allora il Me Restaurant, ospitato da un antico casale in pietra completamente ristrutturato. È il luogo dove potersi davvero coccolare a tavola, se si passa da quelle parti.

Lo guida una bella coppia nella professione e nella vita, quella costituita da Giuseppe Romano ed Eleonora Marcello, lui chef nonché Ambasciatore del Gusto, lei a sua volta donna di cucina, padrona di casa e ristoratrice storica di Pizzo Calabro. Suo padre Michele è stato per trent'anni e oltre un punto di riferimento in zona, col il ristorante Olimpus nella stessa sede del Me, quindi sempre a Pizzo Calabro. «Io sono entrato quindi in un’attività già ben avviata, era il 2012 – spiega Giuseppe Romano - Dare una svolta traumatica sarebbe stato sbagliato: ho cercato pertanto di apportare semmai novità e correzioni poco a poco, abituando così il cliente alla mia tipologia di cucina».

Intanto, ha ribattezzato l’Olimpus: il nome Me Restaurant non deriva da esagerato egocentrismo, è anzi un omaggio alla moglie Eleonora, “Me” sono le iniziali dei suoi cognome e nome. Poi, Romano ha innestato la propria formazione internazionale su due filoni mediterranei convergenti ma diversi, quello campano e quello calabrese. Lui, classe 1971, è infatti originario di Villaricca in Campania, e si porta questa sua provenienza nel sangue. Dopo l’alberghiero e le prime esperienze nella sua zona ha preso a girare il mondo, trasferendosi all’estero, in Germania, in California e poi in Giappone, all’Intercontinental. Al rientro in Italia, e dopo aver conosciuto la sua attuale moglie, ecco la decisione di mettere radici in Calabria, nell’indirizzo della famiglia di lei: «Mi sono innamorato di questa regione, offre eccellenze gastronomiche straordinarie. Noi basiamo la nostra porposta proprio sulla materia prima del territorio, con attenzione particolare anche ai prodotti biologici e biodinamici. Siamo sempre alla ricerca di nuovi prodotti d’eccellenza che provengano dai dintorni». Obiettivo? «Vogliamo proporre una visione diversa della cucina calabrese. Ossia: partire certamente dalla tradizione di questi luoghi, ma poi apportare piccoli o grandi cambiamenti che ci portino a essere contemporanei».

Giuseppe Romano e Eleonora Marcello

Giuseppe Romano e Eleonora Marcello

È esattamente quello che emerge dall’assaggio. I piatti sono innanzitutto buoni e inclusivi, tecnicamente ineccepibili, forti di ingredienti di altissima qualità (la cernia che abbiamo gustato: favolosa), tali insomma da attirare una clientela vasta, che va dal buongustaio puro al professionista in cerca di una cena golosa. Potremmo dire che il Me Restaurant è una versione intelligente e rinnovata del vecchio ristorante borghese: locale di famiglia, cucina che parte dal prodotto, pienezza di gusto, atmosfera piacevole di eleganza no frills. Poi c’è qualche calibrato azzardo, ci sono intuizioni brillanti. Il tutto funziona molto bene: Calamaretto, 'nduja, zucca e liquirizia; Spaghetto al nero di seppia, pomodori Pachino gialli e rossi, vongole, crema di caciocavallo fermentato; Cernia con crema di patate silane, spinacino e carote saltate con la menta...

In questo momento sono tre i menu degustazione a disposizione: uno più tradizionale, uno più innovativo e un terzo, un po’ la fusione dei primi due e «nel quale io mi riconosco molto – spiega lo chef - Sono un campano legato alle mie radici gastronomiche, poi affascinato da quelle calabresi, eppure anche attento alle evoluzioni moderne di stile con tutti gli aspetti tecnici che mi derivano dalle esperienze in giro per il mondo. Insomma: questa commistione mi appartiene davvero, la sento mia».

Romano è poi impegnato ora nel valorizzare un’eccellenza calabrese di stagione, il bergamotto, «la cui raccolta è proprio in queste settimane». Ecco allora un piatto che lo esalta, Riso di Sibari mantecato con ricotta di bufala, gambero di nassa e bergamotto, noi non lo abbiamo assaggiato ma ne abbiamo gustato una versione precedente, come potete vedere nei nostri scatti qui sotto.

Appetizer: Cetriolo seppia e menta; Sfera di parmigiana; Tartelletta di frolla alla cipolla, mousse di pecorino del Poro e caviale 

Appetizer: Cetriolo seppia e menta; Sfera di parmigiana; Tartelletta di frolla alla cipolla, mousse di pecorino del Poro e caviale 

Sfogliatina di barbabietola con ricotta del Poro e gambero rosso

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Tonno ikejime, acqua di cipolla, spuma di provola e sferificazione di wasabi

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Calamaretto, 'nduja, zucca e liquirizia: eccellenti accostamenti

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Un piatto buonissimo, molto intelligente e intrigante, Spaghetto al nero di seppia, pomodori Pachino gialli e rossi, vongole, crema di caciocavallo fermentato

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Il piatto è dedicato al mare, ma vuol anche sensibilizzare sul problema dell'inquinamento: ecco allora un velo di obulato a riprodurre la plastica che assedia le onde

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Riso di Sibari mantecato con burro acido, tartare di gamberi di nassa di Capo Vaticano, ricotta di bufala

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Cernia con crema di patate silane, spinacino e carote saltate con la menta. Un inno al prodotto e alla capacità di valorizzarlo, una delizia

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Gran finale con una Granita di mandorle perfetta

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