Correre il doppio

Iside De Cesare: per realizzarsi in tutto, occorre impegnarsi due volte più dei colleghi maschi

03-01-2014
Iside De Cesare e Romano Gordini, moglie e marito

Iside De Cesare e Romano Gordini, moglie e marito e "colleghi" nella vita: gestiscono il ristorante di famiglia La Parolina, in frazione Trevinano ad Acquapendente (Viterbo), telefono +39.0763.717130 (foto Carbonara Club)

Donna, chef e madre. È su questo tema che sono chiamata a scrivere. Mi piace tuttavia l’idea di cambiare l’ordine dei fattori e di parlare di Iside donna, poi chef, poi moglie e poi madre. In ordine di avvenimento. Perché nasco donna e poi mi confronto con un mondo lavorativo che quando ho cominciato è prevalentemente maschile (ora qualcosa sta cambiando).

La famiglia Gordini (foto A Tavola con lo chef)

La famiglia Gordini (foto A Tavola con lo chef)

In realtà le donne nelle cucine ci sono sempre state. Però erano le cucine del ristorante di famiglia, quello dove si nasceva e si cresceva, in cui si era parte del ristorante e il ristorante era parte essenziale della vita e della storia di quella famiglia e di quella chef donna (O donna-chef ?). E intanto nelle cucine con brigate articolate, quelle a cui si aveva accesso con un colloquio lavorativo, dov’era richiesto un curriculum che mostrasse un percorso formativo, iniziavano a imporsi solo o quasi esclusivamente gli uomini.

Personalmente ho girato tanto prima di tornare proprio al concetto di ristorante di famiglia. È bellissimo perché posso stare con i miei figli senza rinunciare al lavoro. Ma è la partenza che è stata diversa, perché non sono cresciuta in cucina per caso: la mia è stata una scelta di gavetta, di studio, di lavoro, tanto lavoro e sacrifici, umiltà, tenacia, tante gioie e a volte anche momenti di sconforto. Ma mai di poco impegno.

Per mia fortuna, gli insegnamenti li ho ricevuti da grandi chef, uomini e donne, e a tutti e tutte devo moltissimo. Poi i libri, tanti libri. I corsi di aggiornamento e i viaggi. E il sodalizio con mio marito Romano, il confronto diretto con lui in cucina e la nascita dei miei bambini. Un momento importante, quel momento: se prima pensavi tanto a quello che cucinavi, dopo la maternità prendi un ingrediente in mano, lo guardi e lo valuti con attenzione, dal punto di vista nutrizionale e della trasformazione . Ed è lì che veramente è bello essere donna chef e madre.

Mi è stato chiesto spesso se esiste una differenza tra cucina femminile e maschile. Penso che il modo di cucinare sia più il risultato del nostro patrimonio culturale e professionale, più che dell’appartenenza a un sesso o a un altro. Quello che invece fa la differenza, a mio avviso, è dato dalla possibilità di esprimersi. Ovvero, per poter crescere e competere in una brigata di uomini - che hanno innegabilmente più forza fisica - si deve accelerare al massimo il processo di crescita professionale. Occorre insomma conquistarsi prima un ruolo di coordinamento, per poter realizzarsi nella vita privata e gestire quindi al meglio, senza subirli, gli orari di lavoro.

Ora la domanda è: quando essere chef-donna non sarà più considerato un fatto inusuale? Credo che la nostra generazione stia lavorando anche per le nostre figlie (e i nostri figli. Intanto continuiamo a fare con passione e perizia quello che ci piace. Cucinare con le braccia, con la mente e con il cuore.

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