Al servizio dell'ambasciatore

Intervista con Danilo Cortellini, italiano a Londra: gestisce la cucina dell'ambasciata tricolore

05-04-2016
Abruzzese, poco più che trentenne, Danilo Cortell

Abruzzese, poco più che trentenne, Danilo Cortellini si è conquistato un palcoscenico prestigioso per la sua cucina: dal 2012 guida la ristorazione della nostra ambasciata a Londra

Lo abbiamo visto combattere a colpi di coltello e risotto nel programma MasterChef The Professionals; lo stiamo finalmente anche vedendo cucinare i suoi bei piatti in eventi pop up riservati a piccoli gruppi di estimatori (nei giorni scorsi per esempio a quattro mani con Massimiliano Mascia del San Domenico di Imola). Ma è soprattutto il suo lavoro di chef dell’ambasciatore italiano a Londra Pasquale Terracciano a incuriosirci, perché è il lato meno ‘visibile’ al grande pubblico ma che forse più ha formato Danilo Cortellini negli ultimi anni.

Alla guida delle cucine del nostro ambasciatore a Londra dal 2012, Danilo ha anche una sua società di catering con la quale impiega l’affiatata brigata che lavora con lui anche in ambasciata. In che consiste un lavoro del genere? Quali sono le differenze rispetto a lavorare in un ristorante, o come “normale” personal chef? Per saperne di più, prendiamo un caffè con Danilo durante una pausa lavorativa.

«Siamo 4 in tutto, in cucina. I ragazzi del team sono miei impiegati, mentre io sono dipendente diretto dell’ambasciatore». In pratica, quando l’ambasciatore lascerà Londra, Danilo potrebbe tecnicamente rimanere senza il posto fisso. Del resto un lavoro così lo trovò quasi per caso, perché il precedente chef uscente doveva trovare un sostituto e, tra gli altri, propose lui, suo amico da tempo.

Al lavoro durante la cena a quattro mani con Massimiliano Mascia del San Domenico di Imola

Al lavoro durante la cena a quattro mani con Massimiliano Mascia del San Domenico di Imola

Dopo una selezione non proprio facile, Danilo ottenne il posto: merito di una cucina davvero interessante, fatta essenzialmente di piatti classici italiani (e abruzzesi in particolare, sua regione d'origine) messi assieme con tecniche moderne e capacità creativa. Oltre a cucinare per la famiglia dell’ambasciatore, Danilo organizza il menu per gli eventi che l’ambasciata ospita: dal pranzo di lavoro per pochi ospiti al cocktail da 500 invitati – come in occasione della Festa della Repubblica – ma pure veri e propri banchetti per 140 persone per beneficenza, tutti allestiti nelle bellissime sale del palazzo che si affaccia su Grosvenor Square.

Le sale sono disponibili anche per eventi esterni, basta che abbiano sempre carattere istituzionale. Un evento in Ambasciata ci pare un’esperienza fantastica: gli arredi, le sale, i quadri e i pezzi d’antiquariato rendono l’ambiente davvero speciale. Cucinare per ospiti famosi o politici (Mattarella, Napolitano, Blair) lo mette in agitazione?

«No, sono ospiti come altri. I problemi arrivano solo se qualcuno magari decide di fare un discorso improvvisato. Lì, se stai già impiattando un risotto o un gelato, è davvero un problema!». I menu per le cene ufficiali li decide Danilo, con l’approvazione dell’ambasciatore, ma ormai il rapporto è talmente affiatato che c'è fiducia totale. Per i pasti privati, lo chef conosce ormai anche i gusti della famiglia, e sa già cosa cucinare giorno dopo giorno.

Gli ingredienti arrivano spesso dall’Italia, soprattutto se si tratta di prodotti particolari (come formaggi e salumi); per quanto riguarda i prodotti freschi, invece, il Regno Unito offre tanto, basta che si segua la stagionalità. E se qualche ospite ha particolari necessità in fatto di cibo, che succede? «Senza nessun problema, si prepara un menu o un piatto a parte per la persona ma con riserbo e senza dare troppo nell’occhio, per non mettere a disagio insomma”.

Di persone famose ce ne sono state tante, anche parecchi ospiti “regolari” (Colin Firth per esempio), ma chef italiani? Non ancora, ma Danilo spera di poter cucinare presto per colleghi, stellati magari.


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