Tra Penisola Sorrentina e Costiera Amalfitana la bellezza non manca. Il rischio, semmai, è pensare che basti quella. Una terrazza, il mare ai suoi piedi, due limoni in vista e il gioco è fatto. Peccato che oggi il turista arrivi con aspettative più alte, gusti più precisi e una naturale repellenza alle esperienze confezionate male.
Se n’è parlato a Identità Milano nel corso del talk moderato da Penelope Vaglini e Chiara Degl’Innocenti, founder della rivista Coqtail, con Valerio Izzo e Anna Candela di Shub, cocktail bar a Sorrento (Napoli), e Alfonso Califano, founder di Cinquanta Spirito Italiano a Pagani (Salerno).
Due progetti diversi, due coste vicine, e una domanda comune: che ruolo può avere il bar nell’ospitalità contemporanea?
Califano racconta
50 Spirito Italiano, nato a Pagani per attualizzare il bar all’italiana, tenendo insieme caffetteria e cocktail. Da due anni il progetto vive anche a Maiori con
50 con vista, pop-up su uno splendido rooftop in Costiera Amalfitana.
Shub, invece, nasce a Sorrento da un vuoto: «Un posto dove bere bene non c’era», spiega
Izzo. Da lì un locale diventato riferimento per bere, ascoltare musica e incontrarsi.
Il primo nodo è territoriale. Sorrento e Costiera Amalfitana sembrano simili viste da lontano, ma funzionano in modo diverso. Sorrento è una città, con una vita fuori dagli hotel. La Costiera, specie in alcune destinazioni, viene vissuta soprattutto all’interno delle strutture.

Valerio Izzo, del cocktail bar sorrentino, Shub
Cambia il pubblico, e cambia anche il bere. Da
Shub la drink list si aggiorna due volte l’anno, seguendo stagioni e clientela: in inverno prevale il
local, in estate pesa di più il turismo internazionale. «Lo straniero ha influenzato tanto il bere del local», ha osservato
Izzo. E infatti
tequila, Spicy Margarita e
white spirits sono ormai parte del paesaggio. Altro che solo limoncello, anche se quello resta sempre in agguato.

Il Peonia Gimlet, a base di vodka, limoncello e cordiale di frutta di stagione: un'idea di Alfonso Califano
Il bar diventa così uno strumento per tradurre il territorio.
Califano lo fa con il
Peonia Gimlet, a base di vodka, limoncello e cordiale di frutta di stagione;
Shub con un
Negroni con la Percoca, ispirato all’abitudine campana di bere vino rosso frizzante con ghiaccio e pesca.

Negroni con la percoca, un must dell'estate disponibile da Shub
In pratica, un Negroni infuso con percoche e chiuso con sciroppo di Gragnano.

Da sinistra, Alfonso Califano, Valerio Izzo e Anna Candela
Il passaggio più interessante riguarda gli hotel. Secondo
Anna Candela, il bar sta diventando uno strumento di posizionamento. Nelle strutture di costiera, spesso a conduzione familiare, il cambiamento è più lento, tra gerarchie, abitudini e passaggi decisionali. Ma qualcosa si muove. Tra tutti gli outlet di un hotel, il bar è forse quello in cui la relazione con l’ospite può diventare più forte. Al check-in tutto è rapido; al bar, invece, c’è tempo per costruire un ricordo.
Il futuro guarda a un modello già visto nella ristorazione: bar d’hotel affidati a realtà esterne capaci di portare identità e visibilità. E sebbene in queste destinazioni il panorama resti un vantaggio enorme, non può più essere una scusa: il bar, piuttosto, può chiudere il cerchio dell’esperienza.