04-07-2026

La vista è importante, bere bene di più: i casi Shub e Cinquanta Spirito Italiano

Non basta un panorama mozzafiato: che sia a Sorrento o in Costiera Amalfitana, la clientela cerca un'esperienza curata nel dettaglio, come ci spiegano Valerio Izzo e Anna Candela del cocktail bar Shub e Alfonso Califano di Cinquanta Spirito Italiano

Da sinistra Chiara Degl'Innocenti, fondatrice

Da sinistra Chiara Degl'Innocenti, fondatrice di Coqtail assieme a Penelope Vaglini (in seconda posizione da destra), Valerio Izzo e Anna Candela di Shub, cocktail bar a Sorrento (Napoli) e, infine, Alfonso Califano di Cinquanta Spirito Italiano, a Pagani e 50 in vista, a Maiori. Sono loro i protagonisti di una delle masterclass della Bar Experience a Identità Milano 2026. Foto di Brambilla/Serrani

Tra Penisola Sorrentina e Costiera Amalfitana la bellezza non manca. Il rischio, semmai, è pensare che basti quella. Una terrazza, il mare ai suoi piedi, due limoni in vista e il gioco è fatto. Peccato che oggi il turista arrivi con aspettative più alte, gusti più precisi e una naturale repellenza alle esperienze confezionate male.

Se n’è parlato a Identità Milano nel corso del talk moderato da Penelope Vaglini e Chiara Degl’Innocenti, founder della rivista Coqtail, con Valerio Izzo e Anna Candela di Shub, cocktail bar a Sorrento (Napoli), e Alfonso Califano, founder di Cinquanta Spirito Italiano a Pagani (Salerno).

Due progetti diversi, due coste vicine, e una domanda comune: che ruolo può avere il bar nell’ospitalità contemporanea?

Alfonso Califano, founder di Cinquanta Spirito italiano a Pagani (Salerno)

Alfonso Califano, founder di Cinquanta Spirito italiano a Pagani (Salerno)

Califano racconta 50 Spirito Italiano, nato a Pagani per attualizzare il bar all’italiana, tenendo insieme caffetteria e cocktail. Da due anni il progetto vive anche a Maiori con 50 con vista, pop-up su uno splendido rooftop in Costiera Amalfitana. Shub, invece, nasce a Sorrento da un vuoto: «Un posto dove bere bene non c’era», spiega Izzo. Da lì un locale diventato riferimento per bere, ascoltare musica e incontrarsi.

Il primo nodo è territoriale. Sorrento e Costiera Amalfitana sembrano simili viste da lontano, ma funzionano in modo diverso. Sorrento è una città, con una vita fuori dagli hotel. La Costiera, specie in alcune destinazioni, viene vissuta soprattutto all’interno delle strutture.

Valerio Izzo, del cocktail bar sorrentino, Shub

Valerio Izzo, del cocktail bar sorrentino, Shub

Cambia il pubblico, e cambia anche il bere. Da Shub la drink list si aggiorna due volte l’anno, seguendo stagioni e clientela: in inverno prevale il local, in estate pesa di più il turismo internazionale. «Lo straniero ha influenzato tanto il bere del local», ha osservato Izzo. E infatti tequila, Spicy Margarita e white spirits sono ormai parte del paesaggio. Altro che solo limoncello, anche se quello resta sempre in agguato.

Il Peonia Gimlet, a base di vodka, limoncello e cordiale di frutta di stagione: un'idea di Alfonso Califano

Il Peonia Gimlet, a base di vodka, limoncello e cordiale di frutta di stagione: un'idea di Alfonso Califano

Il bar diventa così uno strumento per tradurre il territorio. Califano lo fa con il Peonia Gimlet, a base di vodka, limoncello e cordiale di frutta di stagione; Shub con un Negroni con la Percoca, ispirato all’abitudine campana di bere vino rosso frizzante con ghiaccio e pesca.
Negroni con la percoca, un must dell'estate disponibile da Shub

Negroni con la percoca, un must dell'estate disponibile da Shub

In pratica, un Negroni infuso con percoche e chiuso con sciroppo di Gragnano.

Da sinistra, Alfonso Califano, Valerio Izzo e Anna Candela

Da sinistra, Alfonso Califano, Valerio Izzo e Anna Candela

Il passaggio più interessante riguarda gli hotel. Secondo Anna Candela, il bar sta diventando uno strumento di posizionamento. Nelle strutture di costiera, spesso a conduzione familiare, il cambiamento è più lento, tra gerarchie, abitudini e passaggi decisionali. Ma qualcosa si muove. Tra tutti gli outlet di un hotel, il bar è forse quello in cui la relazione con l’ospite può diventare più forte. Al check-in tutto è rapido; al bar, invece, c’è tempo per costruire un ricordo.

Il futuro guarda a un modello già visto nella ristorazione: bar d’hotel affidati a realtà esterne capaci di portare identità e visibilità. E sebbene in queste destinazioni il panorama resti un vantaggio enorme, non può più essere una scusa: il bar, piuttosto, può chiudere il cerchio dell’esperienza.


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Stefano Montibeller

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Stefano Montibeller

classe ’91, metà trentino e metà comasco, con base a Milano. Laureato in Scienze e Tecnologie Alimentari, degustatore certificato Wset con un master in critica enogastronomica. Ex buyer alimentare, ora prova a raccontare il cibo e il vino, la sua vera passione. Preferisce gli artigiani del gusto alle mode gourmet. Anche se, diciamolo, cibo e vino devono anche divertire... Cinico? Sì. Cattivo? No

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