Alla ventunesima edizione del congresso di Identità Golose il talk Non è un gioco da ragazzi. Voce agli studenti per un rapporto sostenibile tra ristorazione, scuola e famiglia ha acceso i riflettori su una delle sfide più importanti per il settore: formare nuove generazioni di professionisti capaci di affrontare il mondo della ristorazione con competenza, consapevolezza e passione. Sul palco si sono confrontati Aya Yamamoto, Fabio Compagnoni, Guido Mangiaracina, Pasquale Caliri e Abraham Nocum, in un dialogo che ha messo al centro il punto di vista degli studenti e il ruolo fondamentale della collaborazione tra scuola, imprese e famiglie.
Ad aprire l'incontro è stata la testimonianza di Abraham Nocum, studente della Scuola Immaginazione e Lavoro, che attraverso una lettera rivolta a se stesso nel futuro ha raccontato il proprio percorso di crescita. Dal primo giorno di stage, vissuto con timidezza e incertezza, alla conquista della fiducia nelle proprie capacità, il giovane ha descritto come l'esperienza pratica e il confronto con colleghi e tutor gli abbiano insegnato non solo un mestiere, ma anche a comunicare, gestire il tempo e affrontare le responsabilità.
Un racconto sincero che ha evidenziato il valore dell'apprendistato come occasione di maturazione personale: «ho imparato sbagliando e grazie ai feedback ricevuti», ha spiegato
Nocum, sottolineando come ogni conquista richieda sacrificio, a partire dal tempo sottratto agli amici e alla famiglia.
Proprio il rapporto tra formazione e crescita personale è stato al centro dell'intervento di Guido Mangiaracina, presidente della Scuola Immaginazione e Lavoro. Ogni anno l'istituto accoglie centinaia di ragazzi poco più che tredicenni, spesso disorientati ma ricchi di sogni e potenzialità. Il compito della scuola, ha spiegato, non è soltanto insegnare una professione, ma accogliere, accompagnare e valorizzare i talenti di ciascuno. Fondamentale in questo percorso è il dialogo costante con le aziende, chiamate a indicare non solo le competenze tecniche richieste dal mercato, ma anche quelle trasversali: puntualità, responsabilità, capacità di lavorare in squadra e di relazionarsi con gli altri.
Dal punto di vista delle imprese,
Fabio Compagnoni ha raccontato l'importanza di accogliere gli stagisti come persone prima ancora che come futuri lavoratori. Il primo insegnamento riguarda il rispetto: per gli orari, per i colleghi e per le materie prime. Ma altrettanto importante è offrire ai giovani un ambiente in cui possano imparare davvero, evitando che l'esperienza di stage si riduca a una presenza passiva e priva di valore formativo.
Tra i temi più delicati è emerso quello del rapporto con le famiglie, spesso combattute tra il desiderio di vedere i figli lavorare subito e la necessità di completare un percorso di studi. Le aziende e le scuole, è stato ribadito, hanno il compito di costruire un'alleanza educativa che permetta ai ragazzi di scegliere il proprio futuro in modo libero e consapevole.
Nelle riflessioni finali,
Pasquale Caliri ha richiamato l'attenzione sulle difficoltà che ancora caratterizzano il settore: turni impegnativi, carenza di personale e un profondo cambiamento generazionale che rende sempre più complesso il dialogo tra chi insegna e chi si affaccia oggi al lavoro. Una trasformazione che impone a tutti gli attori coinvolti – scuola, famiglia e impresa – di ripensare modelli e linguaggi. Il messaggio emerso dal talk è chiaro: il futuro della ristorazione non si costruisce soltanto nelle cucine o nelle aule, ma attraverso una rete di adulti capaci di accompagnare i giovani, ascoltarli e aiutarli a trasformare talento e passione in una professione.