Sessant’anni di storia familiare raccontati senza retorica. Sono quelli della famiglia Cerea, celebrata nel main stage di Identità Milano 2026 che ha accolto Chicco, il maggiore dei fratelli, oggi in cucina insieme a Bobo; Francesco, responsabile della ristorazione esterna; Rossella, per tutti Lella, impegnata nell’accoglienza e nell’area della formazione. Con loro c’è mamma Bruna che con Vittorio Cerea, scomparso nel 2005, nel 1966 aprì a Bergamo quel locale diventato oggi Da Vittorio, ristorante tristellato e primo nucleo di un’azienda enogastronomica diffusa in tutto il mondo.
Paolo Marchi, con le sue domande, fa emergere il ritratto di Vittorio e della famiglia Cerea attraverso dettagli quotidiani. «A pranzo si parlava già di cosa mangiare la sera», ricorda Bobo, facendo entrare la platea dentro una casa in cui il cibo occupava naturalmente il centro della giornata. Quando il discorso si sposta su ciò che ciascuno ha ereditato dal padre, Bobo indica «la golosità», mentre Francesco si riconosce nella capacità di relazionarsi con le persone: «Lui riusciva a stare con capi d’impresa, reali e persone comuni». Lella parla invece di «determinazione e furbizia». «La mia qualità? La pazienza di sopportare tutti», scherza Chicco.

Claudio Ceroni e mamma Bruna Cerea

Chicco Cerea accolto da Massimiliano Alajmo
Presenza costante e fondamentale accanto a quella di
Vittorio, è sempre stata quella di
Bruna che ripercorre gli inizi della loro storia: «Siamo stati due anni in famiglia, poi abbiamo trovato questo ristorantino e siamo arrivati qui».
La conversazione evita volutamente il tono celebrativo anche quando si parla di cucina. Alla domanda sul piatto preferito da preparare,
Bobo Cerea risponde: «Non c’è un piatto. Conta piuttosto la voglia di cucinare ciò che offre il mercato, seguendo materia prima e ispirazione così come facevano mamma e papà che ci hanno trasmesso la loro passione». Che, però, non riguarda soltanto la cucina. «A un certo punto ho capito che la cucina non è tutto», sottolinea
Francesco, spiegando come negli anni il lavoro sul front sia diventato importante quanto quello ai fornelli. «Il nostro è un lavoro impegnativo, ma ci ha dato tutto quello che abbiamo oggi», osserva ancora, riportando il discorso sul peso della perseveranza e sull’esempio ricevuto dai genitori. «Siamo grati a quello che ci hanno insegnato». Poi aggiunge: «Non è facile stare per anni al nostro livello», spiegando quanto sia complesso mantenere continuità e standard nel tempo.

Parla il frontman Chicco Cerea
Qual è il segreto di un successo che dura da sei decenni? «Il segreto nasce dalla fortuna di avere acquisito dalla famiglia la voglia di fare bene e l’energia di fare sempre meglio e affermarsi». Un’ambizione che «non è un fatto economico», ma coincide con «la possibilità di realizzare quello che hai in mente». E mamma
Bruna per farci crescere bene, scherza
Francesco, «ci ha usato come delle marionette».
Il tema della trasmissione del sapere torna anche nell’intervento di Lella, che un tempo preparava con mamma Bruna le torte per la pasticceria mentre oggi segue soprattutto la formazione, a partire dalla prima Academy interna dedicata ai ragazzi che lavorano con il gruppo e il successivo fino all’avvicinamento al mondo universitario e la collaborazione con l’università Iulm. «È importante far capire che mangiare bene significa salute», osserva, spiegando come il lavoro della famiglia Cerea oggi non riguardi più soltanto il ristorante, ma anche la costruzione di una maggiore consapevolezza alimentare.

I Cerea sul palco di Identità Milano 2026
I giovani cui si dedica
Lella, danno «energia in cucina» anche a
Bobo e
Chicco che guardano già alla nuova generazione dei
Cerea. Conclude
Chicco: «Dobbiamo preparare il terreno per farla crescere nel miglior modo possibile».