Una tendenza in espansione, ma da coltivare con cura e consapevolezza dei cambiamenti. Nonché dell’importanza di essere inclusivi, il che significa attirare non solo i visitatori da lontano. È il Wine tourism al centro del dibattito nello Spazio Arena del congresso di Identità Milano, in collaborazione con le riviste Food & Wine Italia e Travel + Leisure Italia: il direttore di queste ultime, Federico De Cesare Viola, evidenzia subito un dato, ovvero l’enoturismo vale oltre 3 miliardi di euro in Italia e incide per il 20% su ogni cantina.
Se n’è parlato con
Roberto Protezione, general manager di
Castelfalfi,
Roberta Ceretto, presidente e responsabile comunicazione di
Ceretto aziende vinicole,
Alessandra Boscaini, direttore commerciale
Masi Vini, e
Federica Fina, marketing and communication manager di
Cantine Fina e presidente del
Movimento Turismo del Vino Sicilia.
Partendo da
Castelfalfi, dunque dalla Toscana, è interessante vedere come si integra l’esperienza della cantina in questo ecosistema. «Per noi è fondamentale – precisa
Roberto Protezione - Per secoli siamo stati fattoria, 1.100 ettari di cui 25 di vigneti. Siamo un’azienda agricola biologica e produciamo otto etichette di vino, oltre all’olio. Ci sono oltre 2.500 wine tasting all’anno in una stagione di 8 mesi».

Alessandra Boscaini, direttore commerciale Masi Vini
Spostandosi in Piemonte, si vede la visione in anticipo sui tempi nonché la capacità di evolvere. Oggi per
Ceretto la novità è costituita da
Le Brunate. Spiega
Roberta: «Noi siamo la terza generazione, il tema dell’ospitalità è più nuovo nelle Langhe, ma noi abbiamo aperto una delle quattro cantine nel 2009. Oggi tutti si sono dati da fare per l’accoglienza… A
Le Brunate facciamo ristorazione per incentivare a ragionare sul vino». Esiste un ulteriore elemento distintivo per questa realtà, un alleato di nome arte contemporanea: si fa strada il racconto della
Cappella del Barolo e delle oltre 100mila persone che vanno a farsi una foto sulla collina.
Un viaggio nello spazio e nel tempo, quello affrontato nel corso del dibattito, approdando a
Masi, produttore leader di
Amarone, la cui storia affiora già a fine Settecento.
Alessandra Boscaini svela l’intuizione di chi è stato precursore: «Abbiamo aperto le porte delle cantine nel 1992 per la
Tenuta Alighieri, allora l’enoturismo era legato al nostro trade». Arrivano i clienti americani, ma ben presto questo trend si conferma un pilastro della crescita futura della
Masi. Con ampiezza di profili a cui ci si rivolge: «C’è spazio per chi vuole fare una degustazione canonica e chi invece la preferisce informale. Il vino è un diamante meraviglioso con tante facce e porte di accesso».

L'interessante dibattito sul futuro dell'enoturismo
Quando poi si è un’azienda a conduzione familiare, è in famiglia che si vuole far sentire il visitatore. Lo mette in luce con entusiasmo
Federica Fina: «L’accoglienza è il mio bimbo. Bisogna guardare tutti negli occhi e snellire il tono. Va bene restare tecnici, ma anche trovare un modo di porsi per rendere tutto più gioioso». Qui il ponte arriva dalla musica, con l’organizzazione di concerti: così si parla a un ampio pubblico, le famiglie e generazioni anche molto lontane.
I mantra? La qualità, la capacità di distinguersi ma non per escludere. Roberto Protezione lo rimarca: «Cerchiamo di promuovere cose non per attrarre tanta gente ma per lasciare al cliente qualcosa che lo arricchisca». Roberta Ceretto torna sul discorso dell’arte, che si rivela amica del turismo del vino: «Siamo custodi di un territorio e siamo passati dall’arte contemporanea all’architettura. È diventato un modo di raccontare i nostri luoghi meravigliosi».

Non solo stranieri: l'enoturismo deve rivolgersi anche e soprattutto ai visitatori italiani
In questo contesto si inserisce
Monteleone21, il penultimo nato nella collana della wine experience
Masi, la porta della Valpolicella e la piazza dell’
Amarone. L’azienda lo definisce così: «Sboccia dal suolo, radicato nella tradizione, ma proteso verso il futuro».
Alessandra Boscaini sottolinea come non ci si fermi mai, tuttavia è fondamentale avere il tempo di curare nel dettaglio ogni luogo.
I numeri non sono, come dicevamo, l’unico elemento, ma certo danno slancio. Per Federica Fina è una soddisfazione e un’ulteriore sferzata di energia, constatare i 10mila visitatori alle Cantine Aperte in Sicilia, ma soprattutto essere anche d’esempio per altre strutture. La strategia esige sempre più una comunicazione puntuale. E fare squadra.

I saluti conclusivi, con la consegna del riconoscimento di Identità Milano: da sinistra, Federico De Cesare Viola, Roberto Protezione, Roberta Ceretto, Alessandra Boscaini e Federica Fina
Ma quali sono allora i trend del futuro?
Roberto Protezione li mette a fuoco così: «Il lusso continua a tirare, la fascia alta. E il vino di qualità».
Roberta Ceretto identifica le esigenze dei turisti: «Sono cambiati tantissimo e vogliono essere protagonisti di un’esperienza. Poi certo la sostenibilità è un must da seguire con grande attenzione». Anche
Alessandra Boscaini individua nella sostenibilità il filone in crescita, ma pone un ulteriore stimolo di riflessione: «Dobbiamo essere attenti, mantenere la nostra autenticità e dotarci di professionalità. Sì, dobbiamo essere preparati, autentici, orgogliosi». La formazione è un tema caro a
Federica Fina, in un lavoro in cui serve tanta empatia e occorre la stessa energia nel racconto. «Tra qualche anno – confida – mi aspetto di vedere cantine piene di chi è del posto». Trasferire il valore culturale agli stessi italiani è una missione chiave del wine tourism.