Milan Urban Food Policy Pact

Cento sindaci hanno risposto all'appello di Pisapia per generare un sistema agroalimentare più giusto

20-10-2015
La foto di gruppo scattata mercoledì 14 ottobre s

La foto di gruppo scattata mercoledì 14 ottobre scorso fuori da Palazzo Reale a Milano, dopo la firma del Milan Urban Food Policy Pact, documento con cui più di 100 sindaci di città del mondo si sono impegnati ad assicurare un sistema agroalimentare giusto, sostenibile e accessibile a tutti

Settimana scorsa, un plotone di sindaci ha invaso palazzo Reale a Milano per firmare il Milan Urban Food Policy Pact. Più di 100 città hanno risposto all’appello di Giuliano Pisapia e siglato l’impegno di fare quanto in loro potere per assicurare un sistema agroalimentare giusto, sostenibile e accessibile a tutti con azioni molte concrete. La cerimonia ufficiale si è svolta nella cornice della sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano, un bel momento di confronto tra esperti del settore, accademici e rappresentanti di realtà molto diverse, dalla piccola Grenoble alla megalopoli Shanghai che conta 23 milioni di abitanti (più di un terzo di tutta l’Italia).

Cos’è il MUFPP? Senza entrare nei dettagli delle 7 pagine di documento, i sindaci in questione riconoscono che la sostenibilità agroalimentare è anche affar loro perché più del 50% della popolazione mondiale vive in aree urbane e bisogna garantire a tutti l’accesso al cibo e promuovere il coordinamento campagna-città. In questo senso i primi cittadini e le rispettive giunte diventano anche il giunto di collegamento tra locale e nazionale e tra i diversi protagonisti del sistema alimentare. Le città del patto si scambieranno il proprio know how e gli interventi che hanno funzionato per favorire la collaborazione e le politiche di inclusione, promuovere una sana alimentazione, garantire una giustizia sociale ed economica, rendere le produzioni alimentari più sostenibili e ridurre lo spreco. 

Tra i firmatari, i sindaci di Grenoble (Francia), Shanghai (Cina), Barcellona (Spagna), Dakar (Senegal), Dubai (Emirati Arabi), Colonia (Germania), Tegucigalpa (Honduras), Tel Aviv (Israele), Hebron (Palestina)...

Tra i firmatari, i sindaci di Grenoble (Francia), Shanghai (Cina), Barcellona (Spagna), Dakar (Senegal), Dubai (Emirati Arabi), Colonia (Germania), Tegucigalpa (Honduras), Tel Aviv (Israele), Hebron (Palestina)...

Di esempi concreti sul tavolo ne sono stati apparecchiati molti: il sindaco di Barcellona ha parlato della valorizzazione dei mercati rionali come luoghi di coesione territoriale, la città di Dakar (Senegal) ha sviluppato una rete di microgiardini di cui beneficiano oltre 2mila persone. Dubai (Emirati Arabi) e il suo sindaco Hussain Lootafh puntano sulla tecnologia per coltivare in “un mare di sabbia” mentre Jürgen Roters, il primo cittadino di Colonia in Germania, e Naisiry Asfura Zablah di Tegucigalpa, capitale dell'Honduras, concentrano gli sforzi sull’educazione nelle scuole. Mahareta Baruch della giunta comunale di Tel Aviv (Israele) ha parlato del ruolo della religione e della dieta kosher in un regime alimentare sano e Njadi Abusnaina della giunta di Hebron in Palestina ha ricordato come senza la pace non può esserci sostenibilità.

Sono 8 su 8.047 le città firmatarie in Italia, solo un millesimo, ma la sfida ad agire nel concreto è stata lanciata a tutti, grandi e piccoli comuni e ci si augura che venga raccolta da un numero sempre crescente di primi cittadini. «Il patto è l’inizio non la fine, lo dobbiamo alle generazioni future», ha concluso non senza ottimismo Pisapia, cui ha fatto eco Tima Lang, professore di politiche agricole all’Università di Londra, «questo patto ridà speranza e il mondo ne ha bisogno, la scienza ha fatto la sua parte, e ora all we need is hope». Sperare è un obbligo.


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