Vita, lavoro, passione, valori

Mariella Caputo della Taverna del Capitano narra la sua storia. «Il mio segreto? La condivisione»

25-02-2016
Il racconto d'Identità Golose sulla realtà d

Il racconto d'Identità Golose sulla realtà della sala nella grande ristorazione italiana fa tappa a Marina di Nerano, un pugno di casa e una "nave" che trasuda determinazione, sacrifici, qualità, abnegazione. Per fare di una semplice taverna un punto di riferimento per l'alta cucina

A volte, pensando al passato, credo di essere nata con la divisa di servizio e un calice di vino in mano! Da sempre nel ristorante di famiglia, tra tavoli e sedie, pentole e coperchi, il miglior posto per dormire era il guèridon, dove ero cullata - come confortevole ninna nanna - dalle voci di mamma e papà alle prese con il servizio della cena. Il destino sembrava portami altrove: le mie doti artistiche e l'amore per il pianoforte… La voglia di viaggiare e conoscere mi spinsero a frequentare il Conservatorio di S.Pietro a Maiella e a iscrivermi a Economia e Commercio. Fuggivo da Nerano, piccolo borgo di provincia, realtà troppo piccola per le mie aspirazioni di adolescente.

La Taverna del Capitano

La Taverna del Capitano

Oh Capitano, oh mio capitano! - Papà Salvatore è riuscito a trasformare la mia gabbia in un grande sogno. A far diventare una taverna uno dei più importanti ristoranti del Sud Italia, in cui tutta la famiglia può esprimere il suo talento e portare un contributo nell'obiettivo comune di soddisfare i nostri clienti con qualità, passione e amore. E poi devo parlare di mamma Grazia, grande cuoca di cucina tradizionale. E di mio fratello Alfonso, giramondo di professione, alla ricerca di tecniche nuove e desideroso di imparare dai grandi maestri della cucina mondiale, come Georges Blanc, Gualtiero Marchesi, Antonio Sciullo e tanti altri. Fino a far salire a bordo del nostro sogno mio marito Claudio, travolto dalla passione della famiglia per la ristorazione e l'ospitalità. Insomma, non potevo viaggiare fisicamente: ma i clienti, la conoscenza dei prodotti e l'entusiasmo dei protagonisti erano il mio mezzo per girare il mondo.

Nasce l'attuale Taverna del Capitano - Da giovanissima ho sempre seguito la mia famiglia, soprattutto in Italia e in Francia, per conoscere vini, cibi e prodotti, incontrare aziende ma in primo luogo persone che davano vita a ciò che producevano. La curiosità per questo mondo così vasto mi ha portato a frequentare la scuola di pasticceria Etoile di Rossano Boscolo; a lavorare nelle sale dei più famosi ristoranti dell'epoca, non per semplici stage di alcune settimane ma per un duro lavoro che richiamava alla mia memoria la filosofia di mamma Grazia: «Si è dipendenti come tutti gli altri, si parte dal basso!». Ammiravo i maitre dei grandi alberghi, il loro sorriso disponibile. Per loro l'educazione, l'attenzione e il savoir faire verso i clienti erano doti naturali. Ma si vedevano anche tanto lavoro, innumerevoli lezioni imparate tra una montagna di bicchieri da lavare, posate da asciugare e pavimenti da pulire.

I frutti sono arrivati. Sono stata prima sommelier della Campania e finalista primo sommelier d'Italia nel 1994, poi componente del panel al Premio Nazionale Ercole Olivario in qualità di mastro oleario. Ho scoperto alfine che anche le donne – sì, le donne! - potevano diventare maître. Il premio Maître dell'anno per la guida dell'Espresso ha ratificato tale realtà.

Alfonso Caputo

Alfonso Caputo

E ora... - Piano piano il “Capitano” Salvatore ci ha affidato la sua nave e, insieme ad Alfonso, abbiamo incominciato a gestire la sala, la cantina e la cucina. Bastone e carota, ferreo controllo del "Capitano" ma anche stimolo a crescere e volare. Ogni giorno immagino che il nostro piccolo ristorante–albergo sul mare di Marina del Cantone sia una nave che solca le onde e, con la sua prua imponente, mantiene la rotta, affronta gli oceani e porta con sé un carico di profumi, sapori ed emozioni, ma anche di valori che solo la mia terra e il piccolo borgo di Nerano sanno esprimere.

Raccontare ogni giorno, più volte al giorno, la cucina di Alfonso, il suo lavoro, interpretare il suo pensiero attraverso i piatti è come presentare agli ospiti la nostra vita. Come mio padre mi ha insegnato, significa dare vita a ciò che si produce. Il nostro lavoro è bello perché basato sulla condivisione. Ogni giorno condivido la mia passione con collaboratori che ci seguono, sono affiatati, felici di poter lavorare insieme, stimolati a fare sempre meglio. Investono fatica e sudore per far conoscere non solo sapori ma soprattutto valori. L'esperienza dei nostri ospiti dovrà essere speciale, perché l'ospitalità siamo noi che la facciamo.

Dedico tutto me stessa alla “nave”, perché siamo la voce, il cuore e la testa dell'azienda. Condivido con collaboratori e famiglia vittorie e sconfitte, con la consapevolezza che ogni giorno facciamo quello che ci piace fare, e che abbiamo la fortuna di poterlo fare. Sapersi muovere tra i tavoli, intuire le necessità del cliente, interpretare i segnali per poter servire meglio, coccolare i commensali: sono queste le basi del nostro lavoro. Per rendere tutto ciò realtà ci vuole impegno, passione, ma anche studio e formazione affinché la nostra nave porti in tutto il mondo il suo carico di uomini e donne che hanno a cuore la propria terra.

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