Come si beve bene nell'Alt(r)o Piemonte

Cantine, etichette e protagonisti del distretto compreso tra Novara, Vercelli, Biella e Verbano Cusio Ossola. Vignaioli e vini tra storia e modernità

26-11-2022
a cura di Marilena Lualdi

«Non è affascinante?». Davide Carlone, un purista che con delicata ostinazione piazza pali di castagno, guarda una sua vite e la indica con questa devozione, come se fosse la prima volta nonostante se ne prenda cura da oltre trent’anni. L’ammirazione condivisa di Andrea Fontana, presidente del Consorzio Tutela del Nebbiolo Alto Piemonte, per la cura meticolosa della vigna e il paesaggio che scolpisce, calandola poi nel proprio vissuto, nella medesima dedizione. La freschezza di una cantina come Ioppa che festeggia 170 anni e 7 generazioni con una struttura nuova, così fedele a se stessa, e un muto testimone sullo sfondo, il Monte Rosa.

Sono momenti, pennellate di un ritratto dove lo stupore, quello che si perde così presto nella vita, qui è una materia prima al pari dell’uva e delle competenze: anche se si fa questo mestiere da sempre, c’è sempre qualcosa che riporta alla prima volta. Ci si sposta di poco e il terreno – come il panorama – cambia per destare quella sana meraviglia. Il Consorzio abbraccia anche Vercelli, Biella e Verbano Cusio Ossola, ma ci fermiamo qui, sui territori del Novarese, a frugare nella storia alla ricerca delle radici per crescere nel futuro: è questa la missione che si respira tra le vigne e nelle cantine. Da Briona e i vigneti della Doc Fara a Sizzano con la Cantina Chiovini & Randetti, da Mezzomerico fino a Villa Caccia, a Romagnano Sesia, dove 30 etichette raccontano un territorio e le sue declinazioni, arrivando poi a Boca e Ghemme, a Briona e infine nel capoluogo, dove la Cupola di San Gaudenzio chiama. Dietro “Incoming Novara”, firmato dal Consorzio assieme all’Atl, c’è un filo che avvolge natura, architettura, arte e consuetudini così ben espresse nel museo etnografico nella villa realizzata dall’architetto Alessandro Antonelli, autore anche della cupola.

Andrea Fontana e Davide Carlone

Andrea Fontana e Davide Carlone

A dare il benvenuto il presidente Fontana, appunto, e la vice presidente Lorella Zoppis. Sono le giornate in cui l’autunno è ancora incerto; Villa Caccia ospita la degustazione tra i suoi attrezzi e quelle bottiglie che svelano uno e tanti mondi. Prima ancora, i diversi suoli comunicano la ricchezza di profumi e sensazioni che questi vini racchiudono. Il “supervulcano” si pronuncia, come un giudice sui confini. L’Alto Piemonte ha una conformazione collinare da sempre legata alla viticoltura, con l’aiuto di un microclima ideale per il Nebbiolo: qui nel Novarese, il movimento tra i terreni vede rapide trasformazioni.

Oltre il fiume Sesia, nella denominazione Colline Novaresi, ci sono i porfidi del Boca, di color rosa acceso: la loro caratteristica è la friabilità estrema. Qui il viaggio avviene precipitosamente a ritroso nel tempo, pensando che già nel 1300 il cronista novarese Pietro Azario lo definì «rinomato sin dall’antichità»: si riporta anche di forniture di Boca alle armate spagnole che dal Piemonte si diressero verso la Lombardia. La Doc Boca venne riconosciuta 53 anni fa, qui si possono trovare poi Bonarda novarese e Vespolina. Boca e Boca Riserva, in effetti, vanno ottenuti dai vitigni Nebbiolo (Spanna), dal 70% al 90%; Vespolina e Uva Rara (Bonarda novarese): da sole o insieme dal 10% fino al 30%. Alla degustazione, si offre il Boca Doc 2015 dell’azienda agricola Davide Carlone, realtà che sussurra di produrre «fidandosi dell’uva». Questo vino, definito figlio del fuoco, del matrimonio tra Nebbiolo e Vespolina, che affronta poi 34 mesi di invecchiamento, oltre la metà in botti di rovere di Slavonia: in bottiglia, trascorrerà altri quattro mesi, ma i tannini svelano la sua volontà di continuare a farsi apprezzare negli anni, forte anche di aromi di frutti maturi e fiori come viola e iris.

Nella azienda agricola Davide Carlone

Nella azienda agricola Davide Carlone

Nelle Cantine Ioppa di Romagnano Sesia

Nelle Cantine Ioppa di Romagnano Sesia

Quasi due terzi delle etichette passano però dalle Colline Novaresi Doc. Anche qui la tradizione dialoga con la storia, si parla di coltivazione delle viti dall’epoca preromana. Accolgono il Bianco Colline Novaresi Doc 2021 “Il Criccone” di Rovellotti Viticoltori e La Capuccina con un Rosato Colline Novaresi doc “Rouse” sempre del 2021: il primo secco ed elegante, con carezze di fiori di campo e di fieno, il secondo – 100% Nebbiolo – con una finezza che si unisce armoniosamente alla struttura . Quindi si vira sui rossi. Per la Vespolina, interessante l’annata 2018 di Comero che peraltro su Facebook annuncia la vendemmia attuale e ciò che ne verrà come una vera bomba, dopo tanta siccità: la vivacità aromatica viene completata dal pepe nero. Per il Nebbiolo Colline Novaresi Doc citiamo l’annata 2018 della società agricola Torraccia del Piantavigna. Il “Ramale” riceve le stesse attenzioni dei grandi Cru ed è un classico dell’azienda: la frutta rossa è protagonista, giocando però con spezie e liquirizia.

Ancora in viaggio: basta muoversi verso Sud per incontrare suoli ghiaiosi, dove le infiltrazioni d’acqua piovana incidono e sono presenti ferro e magnesio. Ghemme, Fara e Sizzano hanno questo tratto comune dal punto di vista geologico. Il Ghemme Docg Santa Fè 2015 del già citato Ioppa ci offre un ragguardevole racconto con quei tannini equilibrati e un retrogusto amarognolo, racconto che trae ulteriore spunto e forza dalla visita nella nuova cantina. L’azienda, fiera del suo percorso, ha inaugurato la nuova struttura ricavando anche spazio per l’accoglienza: del resto, le storie abbondano. Si troveranno anche tasselli di quello straordinario mosaico che è la seguitissima rappresentazione della Passione a Romagnano, a cui partecipano anche padre e figlio. Andrea interpreta la figura di Gesù, papà Giorgio quella di Pietro.


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