Un giorno al Castello di Magione: affreschi, vini e tanta storia

A pochi chilometri dal Lago Trasimeno, in Umbria, il complesso fortificato risalente al XII secolo rappresenta sia un'attrazione architettonica e paesaggistica, che una fonte di interessanti degustazioni enoiche

23-08-2022
a cura di Enzo Palladini

Cavalieri di Malta: basta la parola. Eroi delle Crociate, fondatori di un ospedale a Gerusalemme allo scopo di assistere i pellegrini di qualunque religione e provenienza, rappresentano una delle associazioni di carità più antiche al mondo con quasi mille anni di vita. Ma pochi sanno che ai giorni nostri l’Ordine di Malta in Italia significa anche grandi vini. Il centro di tutto è il Castello di Magione, in Umbria, a pochissimi chilometri dal lago Trasimeno. Un gioiello architettonico e artistico, un po’ avulso dalle tradizionali rotte turistiche. Bisogna sapere che c’è, bisogna sapere che si può visitare. E una giornata tra quelle mura si trasforma in magia assoluta.

LE VIGNE

Incantati dalle spiegazioni di Fabrizio Leoni, direttore dell’azienda, la visita ai vigneti del Castello è una lezione che non si vorrebbe mai terminare. In totale sono 550 ettari, completamente espiantati e ripiantati tra il 1998 e il 1999. Il vitigno predominante è il Grechetto, in due varietà differenti, poi abbiamo Chardonnay. Sauvignon e Trebbiano. C’è un’area coltivata a Pinot Nero che lo storico vivaista Pierre-Marie Guillaume ha trasportato qui direttamente dai mitici terreni della maison Romanèe-Conti. Poi ci sono Merlot, Cabernet Sauvignon, Sangiovese e Pinot Nero. Tra i vanti dell’azienda c’è anche la produzione di un Gamay che è identico a quello del Beaujolais, differenziandosi da quello che è stato un po’ pretenziosamente denominato “Beaujolais del Trasimeno”.

L’area dei vigneti è anche un’azienda faunistico-venatoria, ricchissima di animali. Il 2000 è stato l’anno di ritorno alla vinificazione dopo un periodo di inattività. Nel 2009 è stata costruita una cantina con una capienza di 5000 ettolitri, sull’area di un vecchio essiccatoio di tabacco ormai in disuso.

A TU PER TU CON PINTURICCHIO

Dalla vigna al Castello, dalla natura all’arte. Il comando delle operazioni passa a Nadia, la moglie del direttore, che incanta il visitatore con la sua cultura classica. Il Castello venne fondato tra il 1150 e il 1170 come ospedale e a forma di L, poi venne ampliato assumendo funzioni militari e politiche. Il gioiello più prezioso è una cappella che contiene due affreschi, opera della scuola del Pinturicchio. Uno dei due, una classica Natività, brilla intorno a una Madonna con un viso meraviglioso che con ogni probabilità venne dipinto proprio dal Maestro.

Di grande valore storico e artistico anche la sala dei Gran Maestri, in pratica l’ingresso dell’appartamento riservato alla suprema autorità dell’Ordine. Alle pareti sono appesi gli scudi delle casate da cui provenivano i Gran Maestri più importanti della storia. Emozioni pure che si sovrappongono, anche quando si mette piede nell’incredibile biblioteca dove si potrebbero perdere settimane andando a curiosare tra le migliaia di tomi allineati sugli scaffali.

LA DEGUSTAZIONE

Al Castello non si può pernottare, l’unica persona abilitata a farlo è proprio il Gran Maestro. È buona abitudine informare del proprio arrivo. Se ci si capita senza preavviso, si può in ogni caso acquistare nel Wine Shop all’interno (basta solo questo per rifarsi gli occhi). Ma l’ideale è concordare una visita, che può comprendere l’interno del Castello, le vigne o entrambe le situazioni.

Per rendere davvero indimenticabile la giornata serve anche una degustazione guidata. In questo caso addirittura accompagnata da un pranzo in quattro portate preparato dalla bravissima Maria, la cuoca del Castello. Ci vuole anche qui una piccola premessa. Oltre al Castello di Magione, l’Ordine possiede altre due aziende vinicole: Villa Giustiniani e Nervesa della Battaglia, in provincia di Treviso, e Roccabernarda a Premariacco, in provincia di Udine. L’aperitivo arriva da Villa Giustiniani: Asolo Prosecco Superiore docg e Prosecco Rosè Brut.

È Fabrizio Leoni in persona a guidare le operazioni. Con un piattino di salumi locali e melone viene servito un Monterone 2020 (Grechetto in purezza). Si passa poi a un piatto di mezze maniche al ragù bianco di Chianina, una meraviglia che viene corroborata dall’Artiré (nel dialetto locale antico “tirare a sé”), il bianco più importante dell’azienda, Umbria IGT bianco elegantissimo nei profumi. Arrivano delle meravigliose fettine di sovracosce di pollo farcite che permettono di degustare qualcosa di davvero raro: il Gamay, altro prodotto di punta del Castello. Per non farsi mancare niente, passa anche un sorso di Vittoriosa 2011, pregiato Rosso dei Colli del Trasimeno, Con il delizioso gelato fatto in casa (e anche con una fettina di crostata altrettanto artigianale) non può mancare un assaggio del Picolit di primissimo livello che arriva da Roccabernarda.

GLI ALTRI VINI

Impensabile riuscire a degustare tutti i nettari del Castello. Oltre a quelli citati, a Magione si producono anche il Nero Cavalieri (Pinot Nero), il Morcinaia (Umbria IGT rosso), il Sangiovese, il Belfiore (Umbria IGT Rosé) e un delizioso Vinsanto ottenuto da Trebbiano e Grechetto. A Villa Giustiniani vengono prodotte cinque varietà di Prosecco, mentre da Roccabernarda arrivano dodici etichette differenti di bianchi e di rossi, più tre grappe di pregio. Ma il centro di questo mondo è Magione. Tutta la produzione viene convogliata qui per essere poi commercializzate e spedita in tutto il mondo. È un luogo magico, con la sua storia, la sua arte e soprattutto i suoi sapori. Bisogna sapere che c’è, poi è difficile andare via.


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