Rosso di Montalcino, non chiamatelo fratello minore del Brunello

Il comune più esteso del Senese ha ospitato la prima edizione di Red, un focus sul vino meno celebrato ma non per questo meno carico di significato. I protagonisti e le idee della giornata

20-06-2022
a cura di Salvatore Spatafora
Il presidente del Consorzio del Vino Brunello di M

Il presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino Fabrizio Bindocci con Lara Gilmore di Food for Soul, protagonisti della prima edizione di Red Montalcino, 11 giugno 2022

Altro che “Baby Brunello”, il Rosso di Montalcino è un vino contemporaneo, identitario e che piace tanto ai consumatori. I primi a credere nelle potenzialità di questa doc sono innanzitutto i produttori del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, promotori della prima edizione di Red. Durante la manifestazione, svoltasi lo scorso 11 giugno nell’incantevole borgo toscano, si è cercato di fare il punto della situazione sulla denominazione, a partire dal riconoscimento avvenuto nel 1983 (l’anno prossimo si festeggeranno i 40 anni), cercando soprattutto di tracciare quella che dovrà essere la strada futura da seguire per elevare la percezione del Rosso di Montalcino.

Secondo il wine blogger Francesco Saverio Russo, tra i principali protagonisti di Red 2022, occorre partire da una corretta terminologia. Basta dunque con definizioni troppo riduttive quali “vino facile, giovane e di pronta beva”. Questo tipo di comunicazione, negli anni, non ha fatto altro che relegare il Rosso di Montalcino nella serie B del vino italiano. “Il Rosso di Montalcino può fare un grande campionato – afferma Russo – che non è quello del Brunello. Se fossimo in un’altra area geografica sarebbe sicuramente considerato un grande vino. Contemporaneità e identità, sono invece queste le parole giuste da usare quando si deve descrivere il Rosso di Montalcino”.

Il messaggio che emerge al termine della tavola rotonda di RED 2022 svoltasi presso il Teatro degli Astrusi – sul palco il vicedirettore del Corriere della Sera Luciano Ferraro in veste di moderatore e poi il presidente del Consorzio Fabrizio Bindocci, il sommelier Luca Gardini, recentemente nominato Best Italy Wine Critic of the World 2022, il divulgatore enoico Francesco Saverio Russo, il presidente dell’Ais Antonello Maietta e i giovani produttori Violante Gardini Cinelli Colombini dell’azienda Casato Prime Donne e Tommaso Squarcia dalla storica azienda Castello Tricerchi – sembra essere abbastanza chiaro: il Rosso di Montalcino non deve essere più definito come il “fratello minore del Brunello”, è importante invece riconoscergli una identità ben definita per conquistare nuovi consumatori e nuovi mercati.

La fortezza di Montalcino 

La fortezza di Montalcino 

I protagonisti della tavola rotonda

I protagonisti della tavola rotonda

Differenze tra Brunello e Rosso di Montalcino
Come per il Brunello, le uve utilizzate possono essere solo quelle di Sangiovese – la varietà principe del territorio di Montalcino - ma può entrare in commercio già dal 1° settembre successivo alla vendemmia, mentre il disciplinare del Brunello richiede 5 anni di affinamento (durante questo lungo periodo, il vino deve trascorrere almeno due anni in botte di legno e almeno quattro mesi di affinamento in bottiglia). Una differenza sostanziale che spiega perché il Rosso sia stato per troppo tempo considerato un vino ottenuto da declassamento. Inoltre, in considerazione dei grandi margini di redditività registrati dal Brunello, molti produttori nell’ultimo ventennio hanno preferito abbassare la resa per ettaro di Rosso. Di contro però alcune aziende del Consorzio hanno invece riservato parte dei propri vigneti alla produzione specifica di Rosso. I dati parlano di 510 ettari contro i 2.100 del Brunello, mentre la produzione si attesta su circa 4-4,5 milioni di bottiglie all'anno contro 9-11 milioni di bottiglie di Brunello. Una situazione singolare nel panorama enologico italiano dove solitamente i vini cosiddetti “base” costituiscono le fondamenta della piramide produttiva. Per quanto riguarda invece il prezzo, il Rosso di Montalcino presenta una forbice che spazia dai 15 euro fino ai 50 euro delle “Selezioni”.

La manifestazione
“Red Montalcino - dichiara Fabrizio Bindocci, presidente del Consorzio – vuole segnare l’inizio di un percorso di crescita e valorizzazione del Rosso di Montalcino. La volontà dei produttori è infatti quella di alzare sempre di più l’asticella e fare grandi vini rossi, siano essi Brunello che Rosso di Montalcino. Quest’ultimo, in particolare, sta riscuotendo un discreto successo anche all’estero per la sua piacevolezza e versatilità negli abbinamenti. Dobbiamo dargli lo spazio che merita”. Fondamentale il lavoro svolto dai sommelier, ed è per questo che a RED 2022 sono stati nominati 3 Ambassador del Rosso di Montalcino: Matteo Bernardi, sommelier del tristellato ristorante veneto Le Calandre, considerato l’enfant prodige della sommellerie italiana. La sua sensibilità in termini di wine pairing e la cura del servizio hanno elevato la percezione del Rosso di Montalcino all’interno della sua sala; Andrea Menichetti, sommelier di Caino, ristorante due stelle Michelin in Maremma, una vera e propria mecca per gli amanti del Sangiovese dove il Rosso di Montalcino ha sempre ricoperto un ruolo fondamentale nella carta vini e nei percorsi degustazione proposti al calice; Pascal Tinari, poliedrico sommelier di Villa Maiella, ristorante 1 stella Michelin in provincia di Chieti, capace di stupire con abbinamenti e scelte enoiche originali e al contempo di grande precisione, come quella di giocare con la temperatura di servizio del Rosso.

Lo spettacolo di Montalcino

Lo spettacolo di Montalcino

I vini selezionati da Luca Gardini per la sua masterclass

I vini selezionati da Luca Gardini per la sua masterclass

Tavola rotonda, walk around e masterclass
La tavola rotonda ha evidenziato il forte entusiasmo per questo vino, definito contemporaneo e versatile, tutte caratteristiche confermate dai partecipanti al “Walk around tasting” del pomeriggio: ben 75 aziende ilcinesi presenti con le loro postazioni nel Chiostro del Museo di Sant’Agostino per far degustare le annate in commercio (tra cui spicca la 2020). Due le masterclass tecniche organizzate dal Consorzio nella sede storica del quartiere della Ruga. Luca Gardini ha guidato una intrigante verticale (dalla vendemmia 2010 fino alla corrente 2020) per evidenziare le grandi doti di longevità del Rosso di Montalcino: 8 annate, di 8 produttori diversi, tutte accomunate da rigore, pulizia ed eleganza. La seconda masterclass, condotta da Francesco Saverio Russo, ha invece voluto dare spazio a un’altra anima del Rosso Montalcino, ovvero le “Selezioni”: anche in questo caso 8 vini in degustazione, tutti caratterizzati da una grande agilità di beva, “da non confondere con semplicità”.

Cena globale ed etica
Per la serata di chiusura della prima edizione di Red 2022, il Consorzio ha pensato a una cena globale ed etica - presso la maestosa Fortezza di Montalcino - a sostegno della mission di sostenibilità di Food for Soul, l'organizzazione no profit fondata dallo chef Massimo Bottura e Lara Gilmore per favorire la riduzione degli sprechi alimentari e sostenere l'inclusione sociale. Attraverso l'educazione e lo sviluppo di progetti Refettorio, Food for Soul mira a promuovere la cultura come strumento di resilienza costruendo le basi per la trasformazione, promuovendo opportunità di mobilità sociale che consentano un sistema alimentare sano ed equo. Le mense dell'organizzazione, cucine sociali di comunità presenti in tutto il mondo, fungono anche da laboratori in cui viene promossa una formazione professionale finalizzata all'inserimento lavorativo dove cuochi, artisti, educatori e volontari lavorano insieme per recuperare le eccedenze alimentari con cura e creatività, assistendo le persone più vulnerabili.

Il menu della serata alla Fortezza è stato ispirato ai princìpi di questo nobile progetto culturale: nella preparazione dei piatti sono stati infatti utilizzati elementi di scarto come il pane raffermo e le bucce delle verdure, in un’ottica zero-waste. Le eccedenze sono invece state donate ad associazioni ecclesiastiche e di carità. “Insieme possiamo costruire un futuro in cui il cibo non viene sprecato - ha dichiarato Lara Gilmore - un futuro che renda accessibile a tutti la condivisione di un pasto sano e nutriente e che, allo stesso tempo, rafforzi le nostre comunità”.


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