Chianti Classico, grande qualità e speranza per il futuro

Seconda tappa delle Anteprime di Toscana: il traino di Gran Selezione e Unità Geografiche per affermare l'identità del territorio. E tanti ottimi assaggi

24-03-2022
a cura di Raffaele Foglia
Alla Leopolda di Firenze la Chianti Classico Colle

Alla Leopolda di Firenze la Chianti Classico Collection ha presentato 650 etichette di 180 produttori

Per capire come sia andata questa Chianti Classico Collection, che si è tenuta alla stazione Leopolda di Firenze, bastava fare un giro tra i 180 produttori presenti con un banco di assaggio e guardarli in faccia: si potevano notare tanti sorrisi.

Certo, la preoccupazione non manca, soprattutto legata all’andamento delle questioni internazionali legate al conflitto, ma per ora è la speranza che spinge i produttori a guardare al futuro. Il fatto di essere tornati in presenza è un aspetto da non sottovalutare: trovarsi faccia a faccia, confrontarsi, scambiarsi opinioni, aiuta tutti a trovare una strada ben definita.

Il Chianti Classico, inteso come Denominazione, sembra aver individuato la propria strada: una sensazione confermata anche dai numeri, che vedono un 2021 che ha visto un incremento delle vendite del 21% rispetto al 2020 e – ancor più significativo – di un +11% rispetto al 2019, prima che la pandemia sconvolgesse le vite di tutti (e non solo dei produttori di vino). Anche nel primo bimestre del 2022 si registra già un +7% rispetto all’analogo periodo dell’anno scorso.

Ma di sfide per il futuro ce ne sono tante: «Siamo molto soddisfatti dell’affermazione del Chianti Classico sui mercati internazionali – spiega Giovanni Manetti, presidente del Consorzio – e in particolare del trend positivo degli Stati Uniti e del Canada e della tenuta di tutti i mercati storici. Apprezziamo anche il risultato del mercato interno, che premia il lungo lavoro di rilancio della denominazione svolto negli anni che ha visto l’introduzione della tipologia Gran Selezione nel 2014 e ora delle 11 Uga (Unità geografiche aggiuntive) del Chianti Classico».

Sono tornati anche i produttori in presenza

Sono tornati anche i produttori in presenza

Gran Selezione prima e Uga ora sono l’espressione di una volontà comune dei produttori, che vogliono puntare su unicità e identità del Chianti Classico.

Dalle parole, ai fatti. O meglio, alle bottiglie. Perché tutto questo discorso di unicità e identità deve poi essere tradotto nel bicchiere, puntando soprattutto sul grande autoctono, il Sangiovese. Alla Chianti Classico Collection sono stati 650 i vini in degustazione, dei quali 161 Riserve e 125 Gran Selezione, segno che i produttori puntano sempre di più alla “fascia alta”.

Dal Chianti Classico, alle Riserve fino alle Gran Selezioni

Dal Chianti Classico, alle Riserve fino alle Gran Selezioni

Per il Chianti Classico l’annata presentata è stata la 2020, con 59 campioni in assaggio. Si tratta di un millesimo che già ora, ma immaginiamo ancora di più l’anno prossimo con le Gran Selezioni e le Riserve, si prospetta di grande equilibrio e profondità.

La media qualitativa è complessivamente molto alta: in sostanza, ovunque si vada a “parare”, si beve bene. C’è chi pensa che, a causa del lockdown del 2020, i produttori hanno passato molto più tempo in vigna e per questo anche il prodotto finale è di un livello superiore.

Le degustazioni professionali dei campioni presentate

Le degustazioni professionali dei campioni presentate

La natura, comunque, ha fatto il resto, regalando un’annata che concilia un’ottima beva fin da subito a una prospettiva di longevità. La nostra scelta dei migliori campioni è caduta su Sacello di Arillo in Terrabianca, Casa Emma, Castello di Monsanto, Isole e Olena, Istine, Monteraponi, Poggerino, Quercia al Poggio, Riecine e Tenuta di Campomaggio: vini che rappresentano anche le diverse zone del Chianti Classico, a dimostrazione che l’annata 2020 è stata positiva un po’ in tutta l’area di produzione della Docg.

L'ottimo servizio dell'Ais Toscana

L'ottimo servizio dell'Ais Toscana

Per quanto riguarda Gran Selezione e Riserva, il ragionamento è simile: l’annata 2019 si è rivelata particolarmente positiva sui toni della finezza e dell’eleganza, che un errato utilizzo del legni o eccessive concentrazioni avrebbero potuto minare.

La 2019, in generale, si rivela meno “omogenea”, tra picchi verso l’alto ma anche con cadute “di stile”, anche se per questo aspetto si rivelano numeri abbastanza bassi. Solo 12 le Gran Selezioni presentate (molti preferiscono aspettare almeno un anno in più), tutte piuttosto buone.

Tra queste sicuramente interessanti quelle di Castello di Fonterutoli, in particolare Vicoregio 36, poi “La Corte” di Castello di Querceto e Riecine, che ha presentato la sua prima Gran Selezione.  Abbiamo assaggiato le Gran Selezioni 2018: qui ci sono piaciute Castello La Leccia, Castello di Volpaia, “Gallule” di Gagliole, e “Castello di Brolio” di Ricasoli.

Una trentina le Riserve 2019 presentate in degustazione. Non ci ripetiamo sulla valutazione dell’annata, ma segnaliamo Castello di Albola, Castello di Monsanto, “Rancia” di Fèlsina, ancora Riecine (anche se possiamo sembrare ripetitivi) e “Il Grigio” di San Felice.