Con Chianti Lovers e Rosso Morellino al via a Firenze le Anteprime Toscane del Vino

Alla Fortezza da Basso inaugurata la rassegna che presenta le nuove annate del variegato panorama enologico toscano, tra incertezze per lo scenario internazionale e sorprese positive

21-03-2022
a cura di Raffaele Foglia

Chianti Lovers e Rosso Morellino hanno inaugurato la settimana della Anteprime Toscane del Vino alla Fortezza da Basso, a Firenze. Con una consapevolezza, quella che le varie sfaccettature di quel diamante vitivinicolo che è la Toscana possono essere valorizzate solo se, nell’unione, si mantiene la propria identità.

Quelle che dovevano essere la Anteprime del rilancio, purtroppo, si sono trasformate in quelle dell’ennesima incertezza, legata alla guerra in Ucraina. Si era vista la luce in fondo al tunnel del Covid, ma ora il conflitto ha provocato una frenata dei consumi, da una parte, e dall’altra un incremento delle spese vive, a partire dalle materie prime, per le aziende.

La ricerca di Ismea, peraltro, aveva delineato proprio i segnali di una crescita del “sistema Toscana”. La produzione, in realtà, è calata a 2,04 milioni di ettolitri di vino, il 7% in meno rispetto all’anno: colpa delle gelate primaverili della vendemmia 2021 e della successiva stagione estiva caratterizzata da poche piogge. Circa un terzo dell’intera superficie a vigneto regionale è coltivato secondo il metodo dell’agricoltura biologica.

I dati positivi arrivano dall’estero: in volume, infatti, sono stati superati gli 800mila ettolitri (+7,4%), mentre la crescita per valore è addirittura del 15%, con 625 milioni di euro (di cui 604 dei rossi). Il 2021 ha segnato anche una ripresa delle quotazioni: con un +3%. A far registrare la miglior performance in termini di prezzi, tra le principali denominazioni, il Chianti.

Appunto il Chianti che, insieme al Morellino di Scansano, ha fatto da apripista in queste Anteprime. E qui arrivano le prime sorprese positive: nonostante quella del Chianti sia la denominazione che ha la maggiore variabilità per quanto riguarda i vitigni utilizzabili (il disciplinare prevede un minimo del 70% di Sangiovese, con un massimo del 10% per i vitigni a bacca bianca e del 15% per i Cabernet), la linea comune intrapresa sembra quella dell’immediatezza: non “vinoni” troppo importanti, e soprattutto per una volta pochi tentativi di imitazione dei cugini del Chianti Classico (anche perché esiste già abbastanza confusione per via del nome).

I Chianti Docg 2021 assaggiati, quasi tutti campioni da botte o da vasca, hanno trovato la strada della piacevolissima freschezza, della semplificazione (che non significa banalizzazione, meglio ricordarlo), che porta questi vini a essere facilmente approcciabili e abbastanza duttili per quanto riguarda l’abbinamento con il cibo, con prezzi piuttosto contenuti. I nostri migliori assaggi sono stati Buccia Nera “Guarniente”, Castello di Poppiano “Le terre” (proprietà di Guicciardini), Cesani (azienda forse più nota per la Vernaccia di San Gimignano), Fattoria La Leccia, Podere dell’Anselmo “Terre di Bracciatica”, Tenuta Sette Ponti “Vigna di Pallino” e Tenute San Fabiano “Putto San Fabiano”. Qualche dubbio in più, invece, sulle Riserve: la linea di semplicità in questo caso viene lasciata alle spalle, per fare vini più strutturati, dove in talune occasioni si va a perdere l’eleganza e la riconoscibilità territoriale.

Rosso Morellino, invece, è la sezione dedicata al Morellino di Scansano. Una denominazione in ascesa che – e lo diciamo fin da subito, a scanso di equivoci – ha riscontrato un aumento medio della qualità di tutti i produttori presenti. È una denominazione che è molto ricercata, tanto che la domanda è arrivata a superare l’offerta.

Tutto bene, quindi? Qualche critica non fine a se stessa ma – speriamo – costruttiva la vorrei fare. Assaggiando la trentina di campioni in degustazione all’anteprima (annata 2021, anche qui quasi tutti campioni da botte o comunque non in commercio), è sembrato mancare un filo conduttore, un percorso uniforme, da parte di tutti i produttori.

Seppure molto giovani, alcuni vini sono sembrati un po’ puntati sulle morbidezze, con alcolicità abbastanza sostenute, altri invece hanno viaggiato su una strada differente, fatta di freschezze e facilità di beva. Qualcuno – pochi – ha dato un tocco di affumicato, di tostatura, con ogni probabilità data dal legno. Quindi, qual è il vero Morellino? Stando ai campioni assaggiati, comunque, una discreta parte era sulla linea della facilità di beva, dei toni fruttati e anche un po’ erbacei e da sottobosco, intriganti senza essere troppo complessi oppure troppo invasivi. Sicuramente ci sarà modo di discuterne: il Morellino di Scansano è comunque un vino in ascesa e noi non possiamo fare altro che augurare a questa denominazione tutto il successo che merita, così come la Toscana in genere, per promuovere il made in Italy in tutto il mondo.

Per quanto riguarda gli assaggi, sono piaciuti particolarmente “Marteto” di Bruni, Fattoria Le Pupille, “Santa Maria” di Frescobaldi, I Cavallini, Massi di Mandorlaia, “Petramora” di Tenuta Pietramora, Val delle Rose e I vignaioli del Morellino, che hanno presentato tre campioni di buon livello, tra i quali spunta il “Vigna Benefizio”.

Sulle Riserve 2019, invece, il “fil rouge” è stato centrato (anche se erano solo 10 i campioni presenti): la finezza. Tutti i vini erano piuttosto buoni, ma sul podio mettiamo in ordine sparso Alberto Motta, “Bronzone” di Belguardo (Mazzei) e “Laire” di Bruni.